
La nuova Guida suprema dell'Iran è Mojtaba Khamenei, secondogenito di Ali Khamenei, l'Ayatollah che ha guidato per 37 anni l'Iran ucciso negli scorsi giorni dai bombardamenti di Stati Uniti e Israele su Teheran. La nomina sarebbe stata effettuata dall'Assemblea degli Esperti, a seguito di una forte pressione da parte dei Pasdaran.
Mojitaba, religioso sciita di 56 anni, da anni è considerato dall'élite israeliana come il figlio prediletto e più influente del defunto Ayatollah, e nella cerchia più ristretta dei Guardiani della Rivoluzione c'era chi si aspettava che prendesse il suo posto.
Ma nella sostanza, chi è e che cosa ha fatto Mojitaba finora?
Nato a Mashhad nel 1969, il secondogenito dell'Ayatollah Ali Khamenei ha costruito il suo potere lontano dai riflettori. Dopo gli studi teologici a Qom, Mojitaba ha servito nel Battaglione Habib durante la sanguinosa guerra Iran-Iraq (1980-1988), ed è proprio durante questa esperienza che è riuscito a stringere dei legami indissolubili con i vertici dei Pasdaran.
A differenza del padre, Mojtaba non ha mai ricoperto cariche elettive né ruoli istituzionali pubblici, preferendo operare dall’interno dell’Ufficio della Guida Suprema. In questo quartier generale del potere assoluto, ha lavorato per decenni per influenzare le nomine strategiche nei settori della sicurezza e dell'economia.
In molti sostengono che Mojitaba sia il supervisore delle milizie Basij, la forza paramilitare che negli ultimi due mesi ha ucciso più di 40 mila iraniani durante le proteste. Questa gestione spietata del dissenso, unita al controllo di vasti asset economici del Paese, lo ha reso l'uomo più temuto e potente di Teheran, preparando il terreno per quella successione dinastica che, fino a pochi anni fa, sembrava incompatibile con i principi stessi della Repubblica Islamica.
La sua strategia ha puntato all'eliminazione sistematica dei rivali interni. Sanzionato dagli Stati Uniti già nel 2019, ha trasformato l'isolamento internazionale in un'opportunità per blindare l'apparato di sicurezza, rendendo la sua ascesa attuale l'esito di una spietata pianificazione decennale.
La sua nomina ad Ayatollah, avvenuta nelle ultime ore, non è stata esente da critiche, soprattutto nei confronti del clero tradizionale: questo perché già dal 2022 i media ufficiali legati ai seminari di Qom avevano iniziato a riferirsi a lui con il titolo di "Ayatollah", sebbene all'epoca non lo fosse, di fatto. Qom è la città santa dell'Iran per eccellenza, ed è considerata il "Vaticano degli Sciiti": senza il sostegno dei suoi sommi dotti, è impossibile governare l'Iran come Guida Suprema.
Ad ogni modo, fonti autorevoli come l'Enciclopedia Britannica e altri analisti geopolitici sottolineano come questo sia stato un passaggio "politico" più che accademico: Mojtaba infatti già da tempo teneva corsi di giurisprudenza avanzata a Qom. Questa "promozione" d'ufficio non è piaciuta nemmeno all'estero: non sono mancate infatti le accuse di corruzione, legate alla gestione opaca delle risorse finanziarie della famiglia.
Per i critici, la sua ascesa rappresenta il tradimento finale degli ideali repubblicani del 1979 in favore di una monarchia teocratica ereditaria. Ma nonostante le ombre finanziarie e il deficit di carisma religioso, il suo controllo ferreo sulle istituzioni ha messo a tacere ogni dissenso interno, consegnandogli proprio il ruolo a cui ambiva.