
L'altezza media degli italiani è aumentata significativamente nel corso del Novecento, per stabilizzarsi negli ultimi anni. Secondo i dati dell'Istat, agli inizi del Novecento i ragazzi alti 1 metro e 80 erano un’eccezione rarissima, appena l’1,3%, e la loro altezza media era di soli 165 cm. Oggi, invece, l’altezza media è di 177,8 centimetri per gli uomini e di 164,5 centimetri per le donne.
Vediamo tramite i dati Istat com'è cambiata l'altezza degli italiani negli anni e da cosa dipendono questi cambiamenti.
Quanto sono diventati alti gli italiani negli anni
Le serie storiche dell’Istat ci permettono di ricostruire i cambiamenti nell’altezza degli italiani per più di un secolo e mezzo grazie ai registri degli iscritti di leva. La statura media maschile dei nati nel 1854 era di 162 cm e quello che più colpisce è la percentuale, fra questi, dei ragazzi alti almeno 180 centimetri: soltanto lo 0,6%. Più di un terzo (33,5%) era infatti alto al massimo 1 metro e sessanta, mentre la maggioranza (52%) aveva un’altezza compresa tra i 160 ed i 170 cm, e solo il 14% superava i 170 cm.
Cinquant’anni dopo, nel 1904, la media sale a 165 cm, e i ragazzi che superano il metro e ottanta raddoppiano (1,3%), mentre la quota di quelli più alti di 1 metro e settanta raggiunge il 16%. Siamo ancora su numeri bassi, ma che avanzano di anno in anno.
I nati nel 1951 sono stati i primi per cui sia l’altezza media che mediana ha superato la soglia dei 170 centimetri. Nel 1960 si arriva in media a 172,7 centimetri mentre nel 1980 a 174, 6 cm e i ragazzi molto alti (più di 1,80cm) superano il 20%. Da allora, la crescita rallenta fino a stabilizzarsi.
Ma quanto sono alti in media oggi gli italiani? Secondo le statistiche degli Ncd Risk Factor Collaboration (una rete internazionale di 800 ricercatori che collabora con l’Organizzazione mondiale della sanità) l’altezza media italiana di un uomo nel 2016 era di 177,8 centimetri, mentre quella delle donne di 164,6 cm.
Non tutti crescono però allo stesso modo. I più alti d’Italia vivono in Friuli-Venezia Giulia: media maschile oltre i 178 cm, e più di un terzo dei giovani supera il metro e ottanta. La Sardegna, invece, è in fondo alla classifica: solo l’8,4% oltre 180 cm. A precederla Calabria e Sicilia, dove circa il 12% supera il metro e ottanta. Curiosamente, il Lazio è invece l’unica regione dove l’altezza delle ultime generazioni invece di aumentare è addirittura leggermente diminuita.
A livello globale, i dati collocano l‘Italia al ventinovesimo posto (su 179 Paesi) per l’altezza dell’uomo e al trentaduesimo posto per quella della donna. Siamo quindi nella top 30, ma lontani dai primissimi posti. Sul podio dei più alti al mondo troviamo infatti gli olandesi i loro 182,5 cm medi, seguiti da Belgio (181,7 cm) e Estonia (181,6 cm). Tra le donne prime invece le lettoni (169,7 cm).seguite da olandesi (168,7 cm) ed estoni (168,6 cm).
Gli uomini più bassi del mondo sono invece quelli di Timor Est, che non arrivano a 160 cm di altezza media (159,8 cm), seguiti da Yemen e Laos. Le donne più basse, invece, vengono dal Guatemala (qui la media è 149,4 cm), Filippine e Bangladesh.
Da cosa dipende l’altezza?
Quando nasciamo siamo lunghi in media circa 50 centimetri, ma questa misura è destinata a più che triplicarsi nel corso di due decenni. L’altezza, infatti, non è definitiva fino a dopo lo sviluppo, quando si sono saldate le cartilagini di accrescimento (mediamente tra i 16 ai 20 anni).
Ma perché cresce la statura media? Secondo i ricercatori dipende da una combinazione di genetica e ambiente. Ad esempio, in Friuli-Venezia Giulia, probabilmente è stata la combinazione di geni di origine slava e germanica più condizioni favorevoli ha creato la popolazione più alta d’Italia.
Mentre il fermarsi della crescita media negli ultimi anni è dovuto probabilmente sia al raggiungimento di un limite genetico che ad aspetti geografici e culturali: l’altezza media dipende infatti anche dalla popolazione, e rispetto al passato adesso in Italia adesso abbiamo un’influenza maggiore di tante altre etnie. Inoltre, se i geni ci danno il potenziale, ma il contesto nei primi anni di vita è sfavorevole (povertà, malnutrizione, stress, problemi di salute) quel potenziale non si realizzerà mai.
E se vivere in città in passato rappresentava un vantaggio per la presenza di più servizi, più cibo e più salute, negli ultimi anni questo divario è sparito fino a diventare uno svantaggio. Una recente ricerca pubblicata su Nature ci dice infatti che vivere in città più leggermente ridurre la crescita: stress, il rumore, inquinamento e cibo spazzatura possono infatti accelerare la pubertà e chiudere prima le cartilagini di crescita.