
Sciare lungo una pista innevata a oltre 100 km/h senza vedere – o vedendo pochissimo – sembra impossibile. Eppure, nello sci alpino paralimpico, è la normalità. Come fanno questi atleti a orientarsi? Chi decide quando curvare, frenare o “lasciare andare” gli sci? E soprattutto: quanto conta la fiducia nella persona che li precede? Alle Paralimpiadi di Milano-Cortina in scena questa settimana, l'Italia conta già 4 medaglie in questa disciplina. Chiara Mazzel con la guida Nicola Cotti Cottini ha vinto un oro nel Super G e un argento nella discesa mentre Giacomo Bertagnolli ha portato a casa un argento nel Super G e un bronzo nella discesa guidato da Andrea Ravelli.
In questo articolo vedremo come funziona lo sci per atleti ipovedenti, dal ruolo cruciale della guida ai sistemi di comunicazione in gara, fino alle categorie di disabilità visiva e ad alcune curiosità che raccontano quanto questo sport sia tecnico.
Come vengono classificati gli sciatori ipovedenti?
Nel mondo paralimpico non tutti gli atleti ipovedenti vedono allo stesso modo. Per questo esiste una classificazione ufficiale, usata nelle competizioni internazionali di sci alpino organizzate dal Comitato Paralimpico Internazionale.
Gli atleti ipovedenti rientrano in tre categorie principali:
- B1: cecità totale o percezione minima della luce, senza capacità di riconoscere forme.
- B2: residuo visivo molto limitato, con campo visivo ristretto (< di 5°).
- B3: ipovisione più lieve, ma comunque insufficiente per sciare in sicurezza senza aiuto.
Tutti questi atleti gareggiano insieme, ma con un sistema di coefficienti che rende i risultati comparabili. In pratica, il tempo finale viene aggiustato in base alla categoria visiva, così da compensare il diverso grado di disabilità.
La guida: gli occhi dell’atleta
Un elemento obbligatorio per tutte le categorie è l’utilizzo di una guida. La guida è uno sciatore esperto che precede l’atleta ipovedente lungo la pista, tracciando la linea ideale e raccontando la pista in tempo reale. Il rapporto tra atleta e guida è estremamente tecnico e costruito in anni di allenamento. Non basta essere un buon sciatore: la guida deve avere tempi di reazione perfetti e una capacità comunicativa impeccabile.
Durante la discesa, la guida comunica attraverso brevi comandi vocali, trasmessi tramite un sistema interfono nel casco. Le indicazioni non sono frasi complete, ma parole chiave personali che l’atleta impara a interpretare in modo automatico.
Esempi tipici sono:
- “Sinistra” / “Destra”: annunciano la direzione della prossima curva, permettendo all’atleta di preparare l’assetto.
- “Hop”: segnala un cambio rapido di direzione tra una curva e l’altra, usato soprattutto nei tratti più ripidi o tecnici.
- “Più forte”: serve a richiedere una curva più marcata, aumentando l’angolo degli sci sul terreno.
- “Sinistra facile” / “Destra facile”: segnalano curve dolci, con raggio ampio.
- “Tieni”: significa mantenere la traiettoria attuale, senza cambiare direzione.
- “Stop”: comando per una fermata controllata, dato con anticipo.
Queste indicazioni non servono solo a dire dove andare, ma anche come impostare la sciata. Per un atleta non vedente, infatti, tenere gli sci “piatti” è un problema: uno sci che scorre dritto verso la massima pendenza fornisce pochissime informazioni al corpo.
Quando invece lo sci è messo di spigolo e disegna una curva, l’atleta riceve segnali chiari attraverso le gambe e il busto: pressione, vibrazioni, accelerazione. È un feedback fondamentale per capire velocità e assetto. Per questo, nello sci per non vedenti, si preferiscono spesso traiettorie più arrotondate e continue, che aiutano a mantenere il controllo e a “sentire” la pista anche senza vederla.
Tutto avviene in frazioni di secondo. La guida parla in anticipo, l’atleta reagisce con un leggero ritardo fisiologico, e il tempismo deve essere perfetto. Un comando dato mezzo secondo troppo tardi può significare saltare una porta o cadere.
Fiducia e condivisione
Uno degli aspetti più impressionanti dello sci per ipovedenti è la velocità. Nelle discipline veloci come la discesa libera, gli atleti possono superare i 100 km/h. Questo rende ancora più evidente un punto chiave per l’atleta: la fiducia totale nella guida.
Anche la distanza è critica: troppo vicini e si rischia la collisione, troppo lontani e la guida non riesce più a fornire indicazioni utili all’atleta. In genere si mantiene uno spazio inferiore alle due porte, che varia in base alla disciplina. Per rendere la coppia facilmente identificabile in pista, la guida indossa sempre un gilet ad alta visibilità, un aiuto fondamentale per gli atleti che conservano un minimo residuo visivo (B2 e B3).
Infine, un fatto poco noto è che se la guida cade o salta una porta, l’atleta è automaticamente squalificato, anche se ha fatto tutto correttamente. Questo rafforza l’idea che la gara sia una vera prova di coppia, dove l’errore di uno ricade su entrambi. Allo stesso modo, anche il successo è pienamente condiviso: in caso di vittoria, sia l'atleta che la guida salgono sul podio e ricevono entrambi la medaglia.