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Come vivono gli animali nei parchi zoologici: habitat ricreati come in natura, ecco cosa c’è dietro

Siamo stati al Bioparco Zoom di Torino per vedere come vengono progettati e costruiti gli habitat per gli animali. Non tutti sanno che i parchi moderni seguono le regolamentazioni dell’EAZA e richiedono un tipo di manutenzione molto particolare.

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16 Febbraio 2026
18:30
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Come vivono gli animali nei parchi zoologici: habitat ricreati come in natura, ecco cosa c’è dietro
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I parchi moderni sono molto diversi dagli zoo di una volta: non ci sono più gabbie con sbarre di metallo, ma degli spazi pensati appositamente per gli animali, con delle barriere naturali che mantengono la distanza di sicurezza tra loro e i visitatori. Ma come vengono progettati e costruiti questi habitat?

Come viene costruito l’habitat del leone

Cominciamo dall’habitat del leone, il re della savana. Vi siete mai chiesti perché all’interno del suo habitat si usa costruire una rupe molto alta? Beh perché il leone, per sua natura, è un animale che predilige le posizioni sopraelevate: costruire una rupe non ha quindi un semplice scopo scenografico, ma ha una funzione fondamentale per le abitudini dell’animale.

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Le dimensioni dell’habitat poi non sono scelte dal parco in modo arbitrario, ma devono sempre rispettare le normative previste dall’EAZA, cioè l’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari. Al suo interno ci devono essere aree di ombra, utili soprattutto in estate, e aree più soleggiate per gli animali abituati a stendersi al sole. Ci devono essere aree di vegetazione più fitta in cui gli animali possono nascondersi e pozze d’acqua in cui possono nuotare e rinfrescarsi. Questo perché l’aspetto fondamentale è la diversificazione: un habitat non deve essere semplicemente grande a sufficienza, ma deve anche contenere delle aree diverse al suo interno, ciascuna con una funzione specifica.

Una domanda che potrebbe sorgere è: ma gli alberi, le rocce, le piante, sono quelle che gli animali troverebbero nel loro ambiente naturale? La risposta è no: non sempre questo è possibile a livello di sostenibilità e contesto ambientale e climatico. Molti elementi naturali, quindi, vengono da ambienti più vicini, ma svolgono la stessa identica funzione che avrebbero quelli presenti nell’habitat naturale, ovvero garantire il benessere e le esigenze specifiche degli animali.

Cosa sono le holding e a che servono gli arricchimenti

Altrettanto importante è lo spazio interno di un habitat, ovvero dove gli animali trovano riparo di notte o in qualsiasi altra situazione di necessità. Questi spazi interni si chiamano “holding” e sono soggetti anche loro alle regolamentazioni dell’EAZA. Al loro interno ci sono sistemi di riscaldamento e di raffreddamento che assicurano che la temperatura si mantenga sempre all’interno di un certo range. Qui dentro gli animali trovano acqua, cibo e altri oggetti dallo scopo molto particolare. Infatti, per avere un habitat funzionale al 100% non basta costruire tutto come si deve. C’è anche un lavoro, che i biologi del parco fanno tutti i giorni, per aggiungere degli elementi sempre diversi. Si chiamano arricchimenti e servono a stimolare i comportamenti naturali di ogni specie animale.

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Esistono arricchimenti per mangiare, giocare, grattarsi, nuotare o stimolare l’istinto predatorio. Il cibo, ad esempio, non viene mai tutto in una volta, ma lo si distribuisce durante la giornata rispettando i ritmi biologici dell’animale. E viene anche nascosto, così l’animale deve adoperarsi per ricercarlo. Questi arricchimenti fanno solitamente parte di un programma che viene aggiornato periodicamente. Ad esempio ci può essere un arricchimento in cui viene stimolato il tatto, poi uno in cui ci si concentra sull’olfatto e così via.

La manutenzione degli habitat di un parco zoologico

Costruire e poi mantenere in funzione ambienti così particolari è sicuramente una delle sfide più grandi all’interno di un parco zoologico. Basta pensare ai continui interventi di idraulica, falegnameria o giardinaggio che vengono richiesti. Uno dei lavori più complessi al Bioparco Zoom di Torino è senza dubbio tenere pulita la vasca dell’ippopotamo.

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Se pulire la parte emersa è un lavoro faticoso, ma tutto sommato facile, per la parte sommersa il discorso si fa molto più complicato. Al di sotto dell’habitat c’è infatti un gigantesco sistema di filtraggio e depurazione dell’acqua che pompa 130 mila litri ogni ora. Uno sgrigliatore ferma la parte solida da quella liquida, che poi passa attraverso dei filtri biologici, dei filtri a carbone e dei filtri a raggi UV. Un 30/40% di quest’acqua viene anche trattata con l’ozono, un trattamento molto più complesso rispetto al classico cloro delle nostre piscine. Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge il lavoro manuale degli addetti del parco, che ogni mattina si immergono con delle pompe aspiranti per pulire ogni angolo di questo particolarissimo habitat.

L’importanza di un bioparco per la conservazione delle specie animali

Il motivo principale dell’esistenza dei parchi zoologici è legato alla conservazione delle specie: molti parchi zoologici europei fanno parte di un’unica rete, l’EAZA appunto, e ogni specie ha un proprio coordinatore che si occupa del censimento degli individui e della loro riproduzione, facendo convergere nella stessa struttura gli individui con potenzialità di accoppiamento al fine di tutelare le specie a rischio di estinzione. Una cosa importante da specificare è che gli animali ospitati in questi parchi non sono presi dalla natura, ma sono nati all’interno delle strutture zoologiche da più generazioni. Molti di questi animali sono in via di estinzione, in quanto i loro habitat sono minacciati dal bracconaggio, dalle guerre o dalla crisi climatica, e fanno quindi parte di un programma di conservazione.

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Ma oltre a questo, prenderci cura di queste specie ci dà anche l’importante opportunità di studiarle, così da poter elaborare dei programmi di conservazione da applicare poi in natura, proprio come succede a Torino grazie alla ricerca della Fondazione Zoom. Avere dei visitatori, infine, non è solo un modo per finanziare questa ricerca. È anche un modo per trasmettere alle persone, soprattutto le nuove generazioni, la conoscenza e il rispetto verso la biodiversità.

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