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11 Marzo 2026
18:30

Factored time alle Paralimpiadi: il meccanismo che permette gare tra atleti con disabilità diverse

Alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 può capitare che vinca la medaglia d'oro un atleta con un tempo peggiore di altri. Succede per via del factored time, un sistema che applica dei coefficienti al tempo reale per compensare le differenze di disabilità tra atleti, cercando di rendere la competizione il più equa possibile.

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Factored time alle Paralimpiadi: il meccanismo che permette gare tra atleti con disabilità diverse
paralimpiadi factored time
Generata con AI

Guardando alcune delle gare delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 potremmo imbatterci su quello che sembra un errore cronometrico: in alcune gare, infatti, il tempo scorre più lentamente per alcuni degli atleti in gara. Non è un trucco per provare a mettersi al collo una delle 79 medaglie d’oro in palio in questa edizione dei Giochi, e non è nemmeno un errore: è l’effetto del factored time, un sistema matematico usato in diversi sport paralimpici per rendere le gare più equilibrate tra atleti con disabilità diverse. Per capire perché esiste e come funziona, bisogna analizzare uno dei principi fondamentali dello sport paralimpico: la classificazione funzionale.

Come funzionano le categorie alle Paralimpiadi

Nella maggior parte delle discipline paralimpiche gli atleti vengono suddivisi in diverse categorie in base al proprio livello di funzionalità residua, cioè in base a quanto la disabilità influisce sulla prestazione sportiva. Questo processo punta a far gareggiare tra loro atleti con capacità funzionali il più possibile simili, a prescindere dal tipo di disabilità di ogni singolo atleta.

Per esempio nel nuoto paralimpico gli atleti con disabilità fisiche sono divisi in dieci classi, dalla S1 alla S10, dove S1 include gli atleti con limitazioni motorie più importanti e S10 quelli con limitazioni minori. All’interno di una stessa classe possono trovarsi atleti con disabilità diverse, per esempio un amputato di braccio e un amputato di gamba, se il loro livello di funzionalità complessiva è considerato comparabile. In una gara di nuoto questo meccanismo funziona bene, perché gli atleti gareggiano uno contro l’altro, e il tempo impiegato per completare gara diventa solo un riferimento da cui non dipendono le medaglie.

Ma negli sport in cui si gareggia contro il tempo, come nello sci alpino, sci di fondo o biathlon, la situazione diventa molto più complicata e viene gestita diversamente. Se si creassero tante categorie quanti sono i livelli di disabilità, si rischierebbe di avere moltissime gare con pochissimi partecipanti per classe. Per questo motivo gli atleti vengono raggruppati in macro-categorie, più ampie.

Nell’esempio delle 3 discipline paralimpiche che prevedono l’utilizzo di sci, le macro-categorie sono tre: standing, per chi scia in piedi, sitting, per chi scia seduto, visually impaired per gli atleti con disabilità visiva. All’interno di queste macro-categorie, però, esistono comunque diversi livelli di funzionalità residua. Due sciatori che gareggiano entrambi “in piedi” possono avere disabilità molto diverse tra loro, che incidono in modo differente sulla performance. È proprio per compensare queste differenze che viene utilizzato il factored time.

Cos’è il factored time e come si calcola

Il factored time è un sistema che modifica il tempo reale di gara applicando un coefficiente legato alla classe di appartenenza dell’atleta.

La formula è molto semplice: tempo reale × coefficiente della classe = tempo finale.

Nella pratica, questo significa che gli atleti con disabilità meno impattanti ed alta funzionalità residua avranno un coefficiente molto vicino a 1, mentre gli atleti con meno funzionalità residua avranno un coefficiente più basso. In pratica è come se, per alcuni atleti, il tempo scorresse più lentamente.

Un esempio pratico dalle Paralimpiadi Invernali

Immaginiamo una gara di sci paralimpico con due atleti appartenenti a classi diverse, in cui per quella specifica disciplina viene assegnato un coefficiente di 0,95 all’atleta A e di 0,80 all’atleta B. Supponiamo quindi che l’atleta A abbia una funzionalità residua più alta rispetto all’atleta B.

L’atleta A completa la gara in 60 secondi, l’atleta B in 70 secondi. Applicando il factored time otteniamo:

  • Atleta A: 60 secondi x 0,95 = 57 secondi
  • Atleta B: 70 secondi x 0,80 = 56 secondi

Quindi il vincitore in questo caso è l’atleta B, pur avendo impiegato ben 10 secondi in più dell’atleta A a completare la gara.

Come vengono stabiliti i coefficienti

I coefficienti non sono scelti arbitrariamente, ma vengono stabiliti dalle federazioni di ogni disciplina analizzando le prestazioni degli atleti nelle competizioni internazionali. I risultati di molte gare vengono confrontati per capire quanto, in media, una certa disabilità influenzi la prestazione. Sulla base di questi dati vengono calcolati i coefficienti per ogni classe, disciplina e specialità. Per esempio nello sci alpino abbiamo coefficienti diversi per slalom, gigante, super-G e discesa. Questi valori vengono poi aggiornati periodicamente per riflettere l’evoluzione dello sport e delle prestazioni.

Il factored time tuttavia non è un sistema perfetto, perché stabilire un coefficiente capace di mettere davvero alla pari atleti con disabilità molto diverse tra loro è estremamente complesso. Per questo la classificazione e l’assegnazione dei coefficienti è uno degli aspetti più discussi e continuamente rivisti nello sport paralimpico. Nonostante i suoi limiti, però, questo sistema permette di far gareggiare insieme più atleti, evitando competizioni con pochi partecipanti e mantenendo le gare spettacolari e competitive.

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