0 risultati
video suggerito
video suggerito
7 Marzo 2026
18:00

In Tanzania ci fu una “guerra” tra scimpanzé durata 4 anni: il lato oscuro scoperto da Jane Goodall

Nota anche come "guerra degli scimpanzé del Gombe", fu un conflitto spietato tra due fazioni di primati durata 4 anni con agguati, omicidi e strategie militari. Questa vicenda ha acceso una domanda ancora senza risposta: la guerra umana è un'eredità biologica o un prodotto culturale?

Ti piace questo contenuto?
In Tanzania ci fu una “guerra” tra scimpanzé durata 4 anni: il lato oscuro scoperto da Jane Goodall
scimpanzè gombe

Potrebbe suonarvi strano, ma gli esseri umani non sono gli unici primati a fare "guerre". È stata documentata dalla primatologa Jane Goodall, recentemente scomparsa, una guerra civile di 4 anni tra scimpanzé (Pan troglodytes) nel Parco Nazionale del Gombe, in Tanzania, durata dal 1974 al 1978. Questo conflitto, noto come Guerra degli scimpanzé di Gombe o Guerra dei Quattro Anni, vide affrontarsi due fazioni di scimpanzé a suon di vere e proprie lotte, competizione per le risorse e violenza inaudita che ricordano molto le guerre a cui siamo abituati ad assistere noi umani.

È bene sottolineare che l'utilizzo del termine "guerra" per descrivere questi eventi rimane ancora oggi un tema dibattuto e non universalmente accettato all'interno della comunità scientifica, ma i comportamenti osservati da Goodall – pianificazione degli attacchi, aggressioni premeditate, atti di cannibalismo – furono una scoperta sorprendente per l'epoca che, insieme all"uso e la fabbricazione di utensili e ai sentimenti di emozioni complesse, avvicinarono notevolmente la figura gli scimpanzé all'Homo sapiens.

La Guerra degli Scimpanzé del Gombe: origini e conflitti

Prima del 1971, la comunità di scimpanzé del Parco Nazionale del Gombe – vicino al Lago Tanganica in Tanzania – viveva in pace sotto la guida del maschio alfa Leakey. Alla sua morte, prese il potere Humphrey, un leader molto più aggressivo. Quest'ultimo dovette affrontare un'agguerrita opposizione che, alimentata dai comportamenti ribelli dei fratelli Charlie e Hugh, portò la comunità a dividersi in due fazioni distinte.

I Kasakela o Kasekela, il gruppo originale rimasto a nord, guidato dal nuovo alfa e di cui facevano parte otto maschi adulti (tra cui Mike, Satan, Sherry, Everett, Rudolph, Jomeo e Figan), dodici femmine adulte e i loro piccoli. I Kahama, il gruppo "separatista" fondato dai fratelli Charlie e Hugh, si stabilì a sud. Comprendeva sei maschi adulti (Godey, Dee, Goliath, Sniff e Willie Wally), tre femmine adulte e i loro piccoli.

Mappa parco del gombe
Localizzazione dei due gruppi di scimpanzé nel 1974 nel Parco del Gombe in Tanzania.

Il conflitto iniziò il 7 gennaio 1974 con il primo spargimento di sangue. Il primo attacco fu sferrato dai Kasakela. Un gruppo formato da Humphrey e altri cinque maschi tese un'imboscata a Godey, membro della fazione Kahama, mentre mangiava da solo su un albero. Godey fu trascinato a terra, picchiato con violenza e non fu mai più visto. I Kasekela non si limitarono al massacro ma festeggiarono rumorosamente l'uccisione con urla e ululati.

Per quattro anni, i Kasakela adottarono una vera e propria strategia quasi militare, attaccando i maschi Kahama nei momenti di massima vulnerabilità, ovvero quando si isolavano per mangiare, come successo col primo attacco.

Dopo Godey, i Kasakela uccisero in sequenza Dee, Hugh, l'anziano e pacifico Goliath e infine Charlie. Willie Wally scomparve, mentre il giovane Sniff resistette per oltre un anno prima di essere ucciso a sua volta dai Kasakela. Sterminati tutti i maschi, i Kasekila presero di mira le femmine Kahama: una fu uccisa, due scomparvero e tre furono picchiate e rapite. In questo modo, i Kasakela presero il controllo totale dell'ex territorio Kahama.

Tuttavia, la vittoria durò poco. Alla fine del 1978, una terza e molto più numerosa comunità di scimpanzé, i Kalande, invase l'area. Non potendo competere con loro, i Kasekila furono costretti a ritirarsi e a cedere ai Kalande il territorio appena conquistato con il sangue.

Le scoperte sul comportamento aggressivo degli scimpanzé

Dal primo momento fu chiaro che la rivalità fu caratterizzata da una violenza calcolata e spietata, che rimosse la credenza che gli scimpanzé fossero animali pacifici e gentili. Nel mondo animale siamo soliti leggere o vedere nei documentari lotte tra maschi per il potere con comportamenti intimidatori e raramente portano alla morte. Non è il caso degli scimpanzé che hanno dimostrato la capacità di utilizzare "strategie di guerra" che sembravano esclusive dell'intelletto umano come pattugliamento sistematico o spionaggio e agguati mirati.

«Per diversi anni ho lottato per accettare questa nuova conoscenza. Spesso, quando mi svegliavo di notte, immagini orribili mi balenavano in mente senza che me le chiedessi». Come dimostrano queste parole, Jane Goodall fu profondamente scossa da questi avvenimenti. Nel suo libro Through a Win­dow: My Thirty Years with the Chimpanzees of Gombe racconta alcune macabre scene:

Satan [una delle scimmie] metteva la mano a coppa sotto il mento di Sniff per bere il sangue che sgorgava da una grande ferita sul suo viso; il vecchio Rudolph, di solito così tranquillo, che si alzava in piedi per scagliare una pietra contro il corpo di Godey; Jomeo che strappava una striscia di pelle dalla coscia di Dée; Figan che caricava e colpiva, ripetutamente, il corpo ferito e tremante di Goliath, uno dei suoi eroi d'infanzia.

Tutte queste osservazioni contribuirono a comprendere molto di più la società complessa degli scimpanzé. Strutture sociali elaborate, legami familiari, lotte tra maschi per il potere facevano parte della vita di questi primati. Nelle strutture gerarchiche si svolgevano comportamenti aggressivi e violenti premeditati tra diversi gruppi, l'uccisione di piccoli e anche atti di cannibalismo. Oltre a queste osservazioni, negli anni, si scoprì che gli scimpanzé sono in grado di risolvere problemi ragionando, di provare emozioni simili alle nostre come gioia, stupore, dolore, crudeltà e altruismo e che sono in grado di utilizzare utensili per procurarsi il cibo.

È corretto parlare di “guerra”?

Molti scienziati ed esperti primatologi invitano alla prudenza per quanto riguarda l'utilizzo del termine "guerra". Questa parola rischia di proiettare sugli animali i costrutti mentali tipici dell'essere umano. Gli scimpanzé non combattono per ideologia, religione, orgoglio o odio politico. Le loro azioni, per quanto brutali e violente, sono dettate da istinti evolutivi con l'obiettivo estendere il loro territorio, ottenere più risorse (cibo) o il successo riproduttivo.

Episodi simili a quelli del Gombe sono stati registrati anche altrove. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, per esempio, ha documentato il comportamento della comunità di scimpanzé di Ngogo, nel Parco Nazionale di Kibale in Uganda: tra il 1998 e il 2008, questo gruppo ha ucciso ben 21 individui appartenenti a fazioni confinanti. Una vicenda tanto cruenta quanto affascinante, raccontata e resa celebre anche dalla docuserie Chimp Empire.

Queste osservazioni sul comportamento dei primati hanno acceso il dibattito e le domande sull'origine stessa della guerra. Si tratta di un'eredità biologica nella nostra storia evolutiva o è piuttosto un prodotto culturale nato con lo sviluppo delle società complesse? Al momento, la scienza non ha ancora una risposta definitiva.

Avatar utente
Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano.
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views