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12 Marzo 2026
15:30

L’illusione ottica della foto è dovuta all’effetto Thatcher: come il cervello percepisce i volti

Si tratta di un'illusione ottica che nasconde le grottesche deformazioni di un viso se guardato capovolto. Il fenomeno dimostra che il nostro cervello elabora i volti in modo olistico - come un tutt'uno - solo quando sono dritti.

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L’illusione ottica della foto è dovuta all’effetto Thatcher: come il cervello percepisce i volti
dena effetto tatcher bianco e nero

Le due foto in copertina, a prima vista, sono identiche? Sembrerebbe di sì, ma la realtà è un'altra. Se capovolgiamo le immagini vediamo chiaramente che i volti non sono uguali e che uno dei due presenta delle modifiche: gli occhi e la bocca sono ribaltati. Il fenomeno che mette in crisi il nostro cervello è noto come effetto Thatcher o Thatcher Illusion. È stato mostrato per la prima volta nel 1980 dal professore dell'Università di York e psicologo Peter Thompson, che aveva preso come "cavia" l'allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher. L'esperimento con le immagini Thatcherizzate serve a comprendere come il nostro cervello elabora i volti e le espressioni attivando specifiche aree di competenza.

Come funziona l’effetto Tatcher e perché succede

Ecco come funziona l'illusione ottica. Vengono mostrate due foto di un viso a testa in giù. Entrambe al primo sguardo sembrano normali. Tuttavia, in una delle due foto gli occhi e la bocca sono ruotati di 180° rispetto al resto del viso. Finché l'immagine è capovolta, il cervello non nota quasi nulla di strano – tranne qualche piccola differenza. Ma se si ruota la foto e la si guarda dritta, il viso "thatcherizzato" appare grottesco e deformato.

illusione thatcher dena
L’effetto Thatcher. 

L'effetto Thatcher dimostra come il cervello si è evoluto per elaborare i volti umani. Normalmente, il cervello non guarda un volto analizzando naso, bocca e occhi separatamente ma elabora il viso nel suo insieme con un approccio "olistico", come un tutt'uno – non riducibile alla somma delle sue parti.  Quando un volto viene capovolto, però, questo sistema di riconoscimento d'insieme smette di funzionare. Il cervello inizia a elaborare "per dettagli" analizzando i singoli pezzi isolatamente. In questo processo si limita a "controllare" gli occhi, la bocca e il naso ci siano non a come siano orientati o disposti.

effetto thatcher
Il primo esempio di effetto Thatcher con il Primo Ministro britannico.

Le aree del cervello coinvolte: lo studio

Uno studio che ha coinvolto il professor Thompson pubblicato su Psychological Science ha indagato tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) cosa succede a livello neurologico quando si visualizzano queste immagini. I partecipanti, sottoposti sia a test comportamentali che a tecniche di imaging, riuscivano facilmente a distinguere un volto normale da uno "thatcherizzato" quando le immagini erano dritte, ma questa capacità diminuiva quando le immagini venivano presentate capovolte. Nel test sono state utilizzate le immagini di volti noti dello spettacolo come Britney Spears, Natalie Portman, Angelina Jolie, Claudia Schiffer, Jessica Simpson e Cheryl Cole.

effetto thatcher studio
Immagini utilizzate per studiare l’effetto Thatcher nello studio su Psychological Science. Credit: Psaltaet.al (2014). The Thatcher Illusion Reveals Orientation Dependence in Brain Regions Involved in Processing Facial Expressions. Psychological Science, 25(1)

I risultati hanno mostrato differenti attivazioni di specifiche aree del cervello a seconda dell'immagine visualizzata dal tester. In particolare, hanno registrato un'attività aumentata quando veniva mostrato il passaggio da un volto normale a uno thatcherizzato del solco temporale superiore (STS) – un'area del cervello nota per elaborare le espressioni facciali e le dinamiche sociali.

I volti dritti vengono elaborati dall'area fusiforme facciale (FFA), un'area specializzata per il riconoscimento delle facce e dei dettagli. Tuttavia, quando un viso è capovolto, la FFA non si attiva e passa il riconoscimento ad altre aree cerebrali abili al riconoscimento generico degli oggetti. Non essendo specializzate nell'identificazione dei volti, non riescono a percepire che gli occhi e la bocca sono capovolti.

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Matteo Galbiati
Junior Content Editor
Sono diventato Content Editor di Geopop dopo una laurea in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e un'esperienza da ricercatore tra biomateriali e colture cellulari, ho infatti lasciato il laboratorio per la mia passione: la divulgazione scientifica. Quello che era nato come un gioco sui social per raccontare le biotecnologie si è trasformato in una professione, consolidata da un Master in Comunicazione Scientifica. Sono anche un instancabile sportivo, con una passione che spazia dal calcio al basket, passando per la corsa, il tennis e il football americano.
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