0 risultati

Pizzaiuolo, espresso, soprano: le 10 parole italiane più famose all’estero nel 2026 per Treccani

10 parole invetate da scrittori italiani
Da caffè a stucco, da tramezzino a soprano, la top ten delle parole più celebri all’estero accoglie espressioni di tutti i tipi e le racconta il progetto della Fondazione Treccani Cultura e della Farnesina, Onde – Parole italiane in viaggio, per la Settimana della Lingua italiana nel mondo 2026.

Le parole italiane più diffuse e che il mondo conosce meglio sono diverse da quelle che crediamo. Sono vocaboli, o meglio italianismi, migrati in altre lingue, capaci col tempo di consolidarsi e guadagnarsi un posto fisso nelle espressioni, nelle consuetudini e nella vita quotidiana di altre società. Questo perché la lingua è una materia organica, flessibile, viaggia, non sta mai ferma, oltrepassa le frontiere, si contamina e si reinventa a ogni tappa.

Da caffè a stucco, da tramezzino a soprano, la top ten delle parole più celebri all’estero accoglie espressioni di tutti i tipi, e da un primo sguardo alla classifica si può evincere che sono parole molto legate ad ambiti musicali, gastronomici e artistici, raccontante dal progetto della Fondazione Treccani Cultura, Onde – Parole italiane in viaggio, realizzato in accordo con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo 2026. “Gli italianismi”, spiega il comunicato, “sono stati selezionati per la loro capacità di raccontare il momento in cui un’invenzione, una trasformazione tecnologica o artistica ha imposto il proprio nome al resto del mondo”.

La classifica delle 10 parole italiane più famose all’estero nel 2026

  1. A guadagnare il primo posto è la parola pizzaiuolo, termine che identifica “l'artigiano che prepara la pizza napoletana secondo gesti codificati e tramandati”. A dare risonanza internazionale alla voce, nel suo calco napoletano originario, ha contribuito anche l’UNESCO che nel 2017 ha inserito The art of Neapolitan Pizzaiuolo nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
  2. Sul secondo e sul terzo gradino del podio salgono le parole relative al caffè. Espresso, termine attestato a Napoli già nel 1912, rappresenta, secondo la definizione ufficiale, il "caffè preparato al momento, facendo passare acqua calda sotto pressione attraverso la polvere macinata".
  3. Mentre moka, brevettata nel 1933 da Alfonso Bialetti, è un nome che rimanda a Mokha, il porto dello Yemen da cui un tempo salpavano i carichi di caffè, ed è la "caffettiera a pressione dalla caratteristica forma ottagonale”.
  4. Al quarto posto si piazza tramezzino, la cui storia comincia nel 1925 al Caffè Mulassano di Torino. Angela Demichelis ripensò il sandwich anglosassone con ingredienti italiani. Infatti, la parola che la tradizione fa risalire a Gabriele d’Annunzio discende da tramezzo, "ciò che sta in mezzo”, ed è come conosciuto oggi come il “panino triangolare di pane morbido senza crosta, con farcitura”.
  5. Chiude la cinquina la parola jeans, un termine che in pochi riconducono all'Italia e che invece nasce da Gênes, il nome francese di Genova. Dal porto ligure partiva un resistente tessuto di cotone, lo stesso con cui nel 1860 furono confezionati i pantaloni indossati da Garibaldi e dai Mille, oggi custoditi al Museo Centrale del Risorgimento. Dalla locuzione bleu de Gênes sarebbero derivati i blue jeans.

Le altre parole diffuse nel mondo secondo Treccani

Nella seconda metà della classifica si susseguono carpaccio, italic, stucco, soprano e falsetto. All'inizio degli anni ’70 alla contessa Amalia Nani Mocenigo venne proibito dai dottori di mangiare qualsiasi carne cotta, e Giuseppe Cipriani, fondatore dell'Harry's Bar di Venezia, rispose con un piatto pensato all’occorrenza, ovvero "carne servita cruda e tagliata in fette sottilissime". Per battezzarlo scelse il nome di Vittore Carpaccio, il pittore i cui rossi accesi ricordavano quelli della carne.

Il settimo gradino appartiene all’inglese italic, che nel mondo anglosassone designa il “carattere tipografico corsivo”. La sua culla è ancora Venezia, attorno al 1501, quando l’editore Aldo Manuzio voleva libri tascabili e per fare ciò commissionò all’incisore Francesco Griffo un carattere più compatto e inclinato. All’ottavo posto c’è stucco, una parola che ha radici germaniche e che poi sarebbe entrata nel nostro vocabolario, diffondendosi nel Nord Europa, indicando “l’impasto di gesso e polvere di marmo con cui si rivestono pareti e si modellano cornici e figure”.

Le ultime due posizioni sono occupate da soprano e falsetto. Soprano discende dal latino superanus e significa la “voce più acuta e, per estensione, il registro acuto di alcuni strumenti”, mentre falsetto è il “registro vocale acuto con cui la voce maschile supera la propria estensione naturale”, pratica che affonda le radici nelle chiese del ‘500, dove il canto era precluso alle donne e toccava agli uomini arrampicarsi fino alle note più alte.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views