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26 Febbraio 2026
7:00

Perché l’Accademia della Crusca si chiama così: cos’è e dove si trova

L'Accademia della Crusca è uno dei più prestigiosi enti di cultura in materia di lingua italiana: fa ricerca e divulgazione, risolvendo i dubbi linguistici. Deve il suo nome a una metafora alimentare legata alla separazione della farina raffinata (ovvero il “buono“ della lingua italiana) dalla crusca.

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Perché l’Accademia della Crusca si chiama così: cos’è e dove si trova
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L’Accademia della Crusca è considerata il massimo organismo di riferimento per la lingua italiana. Il suo nobile intento è quello di togliere tutti i dubbi su morfologia, sintassi, ortografia, neologismi, lessico e molti altri aspetti della nostra favella. Tra i molti dubbi da togliere ai lettori esiste anche quello collegato all'origine del suo nome: perché proprio “crusca”?

Si tratta di una metafora alimentare nata durante il Rinascimento italiano, e più precisamente nella cultura gastronomica fiorentina del XVI secolo. L’Accademia fu fondata nel 1583 a Firenze – dove ha ancora la sua sede, nella Villa Medicea di Castello –  da un gruppo di letterati e intellettuali del tempo, che condividevano l’obiettivo di purificazione e difesa della lingua italiana.

Come in ogni gruppo che si rispetti, con il tempo si chiesero come avrebbero dovuto identificarsi e così scelsero un simbolo che rappresentasse metaforicamente il loro progetto. Il loro intento era quello di setacciare, eliminare il superfluo, trattenendo solo il “buono” della lingua italiana, esattamente come un mugnaio separava la farina raffinata dalla crusca, la parte più grezza del frumento che viene separata durante la macinazione. Questo residuo esterno è la scorza non raffinata della materia prima che nella produzione del pane veniva scartata, perché non adatta all’uso diretto nella panificazione, in quanto piena di impurità rispetto alla farina fine e ben setacciata.

Esattamente da questa immagine nasce la metafora linguistica che dà il nome all’Accademia. Il nome “crusca” non ha nulla di dispregiativo di per sé, ma funge da richiamo alla selezione di parole e usi linguistici più adatti per costruire e difendere un italiano valido e coerente. La metafora non si limita solamente alla denominazione del gruppo, bensì si applica anche alle cariche attribuite ai fondatori dell'Accademia.

Tradizionalmente, essi sono:

  • Giovan Battista Deti, detto il Sollo: termine per indicare qualcosa di soffice, molle;
  • Anton Francesco Grazzini, il Lasca: un pesce d’acqua dolce, riferimento al carattere rilassato del fondatore;
  • Bernardo Canigiani, il Gramolato: il grano o il pane appena lavorato, che si trova in fase di lavorazione;
  • Bernardo Zanchini, il Macerato: processo di ammollo o lavorazione della farina;
  • Bastiano de’ Rossi, l’Inferigno: un tipo di pane rustico, scuro, fatto con farina poco setacciata, quindi cruscosa;
  • Lionardo Salviati, l’Infarinato: forse il più evidente richiamo. Fu Lionardo a dare la spinta più decisiva per la trasformazione dell’Accademia.

Il parallelismo gastronomico si estende persino allo stemma, raffigurante un setaccio con dei granelli che cadono.

Immagine
Immagine tratta dal "Vocabolario" dell’Accadeima della Crusca del 1633. Credit: Biblioteque National de France via Wikipeda Commons.

La scelta simbolica rifletteva un’epoca in cui la lingua scritta e parlata stava subendo rapide trasformazioni, con sempre più neologismi dovuti alla crescente diffusione della stampa e delle lingue locali d'Italia in testi letterari e ufficiali. Il gruppo di studiosi voleva così salvaguardare l’italiano colto e letterario da contaminazioni e derive considerate troppo provinciali o volgari, intese “del popolino”, nonché creare un punto di riferimento unico della lingua italiana. Oggi sappiamo che il concetto di lingua è molto complesso ed è legato a fattori linguistici, sociolinguistici e storici; ma al tempo era sentito come necessario il trovare uno standard al quale riferirsi, specie in un contesto multiculturale quale era l'Italia Rinascimentale.

Il nome rimane simbolico anche oggi; la Crusca non è, infatti, un’entità che impone regole dall’alto, bensì un’istituzione che osserva, raccoglie e analizza gli usi reali della lingua italiana per setacciarli, studiarli e proporre soluzioni a dubbi linguistici che tormentano i parlanti italiani e scatenano dibattiti accesi. L'intervento dell'Accademia – oggi guidata dal Presidente Paolo D'Achille, eletto eletto il 28 aprile 2023 – è talvolta essenziale quando ci si chiede quale sia l'uso di corretto di espressioni come "piuttosto che", la validità di soluzioni linguistiche introdotte dalle necessità moderne, oppure ancora, sapere se usare il plurale per parlare di più donne in gravidanza.

In questo senso, l’Accademia oggi non scarta gli usi delle varietà linguistiche dell'italiano, ma aiuta a distinguere tra uso consolidato e uso emergente dei termini, sottolineando che il significato storico tradizionale e l’innovazione espressiva dell’epoca moderna sono spesso due facce della stessa medaglia. La Crusca è in grado di dare valore al linguaggio come nutrimento culturale ricordando che la lingua rimane comunque un organismo vivo da osservare.

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