
La guerra in Medio Oriente ha causato la più grande interruzione della storia di forniture globali di petrolio a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, dove prima del conflitto transitava il 20% del petrolio globale e una quota massiccia di GNL (gas naturale liquefatto) proveniente principalmente dal Qatar.
Tra l'altro, la chiusura dello Stretto non sta mettendo in crisi solo i mercati globali di petrolio e gas, ma rischia di creare danni anche al settore dell'agricoltura – con un impatto sul prezzo dei fertilizzanti – e alla produzione di semiconduttori e chip, a causa del blocco agli scambi di elio.
Ecco perché l'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha autorizzato il più grande rilascio di riserve petrolifere della storia, per poi pubblicare un nuovo rapporto in cui consiglia ad aziende e cittadini una serie di misure immediate per ridurre la domanda energetica, già suggerite ai Paesi Europei durante la crisi energetica del 2022.
Si tratta di semplici raccomandazioni – non obbligatorie né tantomeno complesse da attuare – già implementate da alcuni Paesi asiatici come Pakistan o Filippine e che includono, ad esempio, lo smart working per i dipendenti, un maggiore utilizzo di mezzi pubblici o l'incremento del car sharing.
Le misure dell'Agenzia Internazionale dell'Energia per ridurre i consumi
Per far fronte alla crisi energetica globale, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha quindi stilato una lista di 10 misure consigliate a famiglie, imprese e governi per proteggersi dall'attuale shock petrolifero. Come evidenziato nel report, circa il 45% della domanda globale di petrolio deriva dai trasporti su strada: ecco perché gran parte delle azioni raccomandate si concentra su questo settore. Più nello specifico, le misure includono:
- Incentivare, quando possibile, il lavoro da casa (smart working): l'obiettivo, in questo caso, è ridurre il consumo di petrolio derivante dagli spostamenti casa-lavoro. Secondo le stime dell'IEA, con tre giorni lavorativi da remoto si ridurrebbe la domanda interna di petrolio e derivati (come la benzina) di circa il 2-6%, con una potenziale riduzione media di circa il 20% per i singoli automobilisti.
- Ridurre i limiti di velocità sulle autostrade di almeno 10 km/h: l'IEA ha calcolato che ridurre la velocità in autostrada può ridurre il consumo di carburante per singolo automobilista dal 5% al 10%. Nel caso dei veicoli per il trasporto di merci pesanti, il risparmio è di circa il 5% in caso di velocità inferiori.
- Incentivare il trasporto pubblico: incentivare gli spostamenti con i mezzi pubblici, come autobus e treni, può ridurre il consumo nazionale di petrolio dall'1% al 3%.
- Incrementare il car pooling: anche in questo caso, la condivisione dell'auto tra persone che percorrono lo stesso tragitto (come i colleghi di lavoro) permette di ridurre la domanda di benzina per le auto private, riducendo anche la congestione stradale.
- Alternare l'accesso delle auto private nelle grandi città: tra le misure consigliate dall'IEA c'è anche quella di limitare l'accesso delle auto alle grandi città, alternando i giorni specifici in base alla targa. Questo potrebbe ridurre la congestione del traffico, il tempo di inattività del motore e la guida “a singhiozzo” che consuma molto carburante, con un risparmio dall'1% al 5% del consumo nazionale di petrolio.
- Utilizzare modalità di guida efficiente: in questo caso, l'Agenzia stima che il consumo di carburante dei veicoli possa ridursi del 3-5%. Più nello specifico questa raccomandazione include l'utilizzo di modalità di guida ecologica, ma anche il controllo regolare della pressione degli pneumatici, la diminuzione di frenate e accelerazioni e l'ottimizzazione dei carichi dei veicoli.
- Evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative: per l'IEA una riduzione di circa il 40% dei voli per motivi di lavoro è una misura facilmente attuabile a breve termine, che potrebbe ridurre la domanda di cherosene per aerei tra il 7% e il 15%.
- Ove possibile, passare ad altre soluzioni di cottura moderne: dato che il blocco dello stretto di Hormuz implica anche una crescente scarsità di gas, tra le misure consigliate l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha inserito anche una maggiore adozione di soluzioni di cottura elettriche. Nella pratica, significa utilizzare maggiormente i fornelli elettrici rispetto a quelli a gas.
A cosa servono le misure consigliate dall'IEA e quali Paesi le hanno già adottate
Chiaramente, i consigli pubblicati dall'Agenzia Internazionale dell'Energia riguardano piccoli comportamenti quotidiani che, tuttavia, possono influire sulla domanda globale di petrolio e gas: più nello specifico, l'obiettivo principale di queste raccomandazioni è quello di rendere più efficienti gli spostamenti dei cittadini (o in alcuni casi di limitarli), così da ridurre la domanda interna di petrolio e derivati (tra cui la benzina destinata alle auto private).
Misure di questo tipo erano già state incentivate dall'Agenzia durante la crisi energetica scoppiata con la guerra Russia-Ucraina. In quell'occasione, l'intento principale delle aziende era quello di ridurre i costi delle bollette; oggi, invece, l'obiettivo è ridurre la domanda di petrolio e gas e, di conseguenza, ridimensionare il fabbisogno energetico nazionale. Giusto per avere un'idea, ancora oggi il 35% dell'elettricità nazionale dell'Italia viene prodotta bruciando gas naturale.
In risposta alla crisi energetica in Medio Oriente, alcuni Paesi asiatici hanno già adottato le raccomandazioni dell'IEA: le Filippine e il Pakistan hanno ridotto la settimana lavorativa a 4 giorni per i dipendenti pubblici, mentre lo Sri Lanka ha stabilito la chiusura degli uffici pubblici il mercoledì. Nel frattempo, Laos, Thailandia e Vietnam stanno incentivando il lavoro da remoto per le aziende che possono implementarlo.