
In occasione dell’uscita al cinema del film Antartica – Quasi una fiaba, che narra le vicende di un gruppo di scienziati in una remota base antartica, ci siamo chiesti: ma com’è fatto il Polo sud e che cosa studiano i ricercatori in Antartide? L’Antartide è il continente più remoto del pianeta, l’ultimo a essere stato esplorato dall’uomo e il più estremo a causa delle sue condizioni climatiche. È anche il più misterioso per via della spessa calotta di ghiaccio che nasconde paesaggi antichissimi, costituiti da alte catene montuose, vulcani, pianure e valli lunghe centinaia di kilometri. Grazie alla sua posizione geografica e al suo isolamento, costituisce un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, dove i ricercatori studiano le dinamiche dell’intero pianeta.
Com’è fatto il paesaggio dell’Antartide, sopra e sotto i ghiacci
L’Antartide ha una superficie di circa 14 milioni di km2, circa 45 volte quella dell’Italia, di cui ben il 98% è ricoperto dai ghiacci. Il continente è attraversato dalla catena dei Monti Transantartici, che con i suoi 3500 km è la quinta più lunga del pianeta e che lo divide in due regioni principali: l’Antartide orientale, più estesa, e quella occidentale, che comprende la Penisola Antartica.

I Monti Transantartici raggiungono altitudini di oltre 4500 m s.l.m., ma solo le loro cime emergono dalla spessa calotta di ghiaccio e risultano quindi visibili ai nostri occhi. Nei Monti Transantartici si trova il luogo più estremo e inospitale di tutto il continente: sono le Valli Secche di Mc Murdo, l’unica area dell’Antartide libera dai ghiacci e l’ambiente più arido della Terra, simile a quello di Marte. L’Antartide, anche se appare come un continente ghiacciato, è anche una “terra di fuoco”, con almeno un centinaio di vulcani concentrati nella sua parte occidentale. Molti sono completamente nascosti sotto i ghiacci mentre altri (come il Monte Erebus, famoso per emettere particelle di oro) affiorano in superficie.

Il ghiaccio della calotta scivola lentamente verso il mare, dove forma enormi piattaforme di ghiaccio, tra cui la Piattaforma di Ross e quella di Weddell, lungo le coste dell’Antartide occidentale. A est dei Monti Transantartici, in Antartide orientale, si estende l’Altopiano antartico, a una quota media di circa 3000 m s.l.m. L’altopiano è completamente ghiacciato ed è considerato l’area più fredda del pianeta. Il paesaggio del continente antartico, in realtà, è molto più complesso, nascosto sotto la calotta. Le campagne di rilevamento e le immagini satellitari hanno consentito di realizzare una mappa ad altissima risoluzione di questo territorio sepolto, rivelando molti rilievi, pianure e valli lunghe centinaia di kilometri. È così che l’Antartide appariva 34 milioni di anni fa, quando il clima era temperato e il continente libero dai ghiacci.

La presenza umana in Antartide
Dal 1959, quando il Trattato Antartico ha reso l’Antartide priva di sovranità nazionale, una trentina di Paesi ha costruito circa 80 basi scientifiche. Alcune sono permanenti, utilizzate durante tutto l’anno, mentre altre solo durante la stagione estiva. La presenza umana in Antartide è limitata a scienziati, tecnici e militari, a cui si aggiungono migliaia di turisti ogni anno. Tra le stazioni di ricerca, due sono italiane e ospitano i ricercatori delle spedizioni scientifiche del PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide). La stazione Mario Zucchelli, affacciata sul Mare di Ross in Antartide occidentale, è una base estiva e può ospitare oltre un centinaio di persone. Comprende alloggi e laboratori e dispone di piste di atterraggio per velivoli, che insieme ai mezzi terrestri e marini sono indispensabili per la ricerca scientifica.

L’altra stazione, italo-francese, è la Concordia ed è permanente. Situata all’interno del continente a circa 3200 m di altitudine, ospita osservatori meteo-climatici, astronomici e geofisici. Qui gli scienziati trascorrono mesi in completo isolamento, con risorse limitate e temperature che in inverno scendono a -80 °C rendendo l’ambiente ancora più ostile. Queste condizioni l’hanno resa il luogo ideale per ospitare l’Ice Memory Sanctuary, una cavità scavata nel ghiaccio sotto la stazione. Qui saranno conservate le carote prelevate dai ghiacciai di tutto il mondo per preservarle, insieme alle informazioni che contengono, dalla fusione dovuta al riscaldamento globale in atto.

Che cosa studiano i ricercatori in Antartide
Il film Antartica – Quasi una fiaba, diretto da Lucia Calamaro, evidenzia il ruolo fondamentale della ricerca scientifica in questo continente, che grazie alla posizione geografica, alle caratteristiche fisiche e al relativo isolamento da interferenze antropiche rappresenta un laboratorio ideale e un osservatorio privilegiato di fenomeni che coinvolgono l’intero pianeta. Nel gruppo di scienziati che nel film si dedicano allo studio dei ghiacci e dell’atmosfera c’è la glaciologa e criogenetista Maria (Barbara Ronchi). Le sue ricerche portano al ritrovamento in una carota di ghiaccio di un microrganismo ibernato da migliaia di anni, in grado di sopravvivere a temperature estreme grazie a una speciale membrana: una scoperta che potrebbe rappresentare il primo passo verso l’ibernazione umana. Intanto, il capomissione Fulvio (Silvio Orlando) coltiva il suo progetto di una “Città del ghiaccio” costruita sotto la calotta, con ambienti vivibili per i ricercatori della base, ma deve fare i conti con la scarsità di finanziamenti necessari per realizzarlo. I ghiacci della calotta antartica, su cui si concentrano le ricerche del film, costituiscono un importantissimo archivio climatico: custodiscono informazioni sul clima di milioni di anni fa e sulle sue variazioni, che possono aiutarci a comprendere meglio l’attuale cambiamento climatico.

In Antartide i ricercatori studiano anche come la calotta e la sua fusione influenzino la circolazione atmosferica e quella delle correnti oceaniche, con conseguenze per il clima terrestre. Anche le rocce affioranti e quelle sepolte dai ghiacci sono oggetto di studio, perché la geologia del continente influenza il ritmo di con cui il ghiaccio scivola in mare. Al Polo sud le condizioni climatiche favoriscono poi le osservazioni astronomiche e gli studi sull’origine dell’Universo. Qui gli scienziati conducono anche ricerche sulla sua biodiversità e sull’evoluzione e l’adattamento degli organismi a condizioni estreme, compreso l’uomo. Le bassissime temperature, la carenza di ossigeno alle alte quote, l’assenza di luce solare per quattro mesi all’anno e l’isolamento sono fattori che rendono questo ambiente simile a una futura base lunare o marziana.

È proprio questo isolamento che nel film Antartica – Quasi una fiaba fa emergere l’indole dei personaggi, rivelandone i conflitti interiori, e rende particolarmente intensi i rapporti umani che si instaurano tra loro.
Il film è una produzione Wildside, società del gruppo Fremantle, Indigo Film e Vision Distribution, in collaborazione con Sky Italia.