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11 Gennaio 2026
11:00

Chi ha inventato i cartellini giallo e rosso nel calcio: la soluzione necessaria ai malintesi in campo

Durante i Mondiali del 1966, il capitano argentino Rattín restò in campo per 11 minuti dopo l'espulsione, incapace di comprendere gli ordini dell'arbitro tedesco. Per superare queste barriere linguistiche, la FIFA adottò la simbologia universale ispirata ai colori del semaforo, inaugurando a Messico '70 un nuovo codice visivo.

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Chi ha inventato i cartellini giallo e rosso nel calcio: la soluzione necessaria ai malintesi in campo
storia cartellini

Oggi ci sembra normale: l’arbitro mette la mano nel taschino, solleva un cartellino colorato e tutto lo stadio capisce istantaneamente cosa sta succedendo. Ma fino a cinquant’anni fa, il calcio era un caos di malintesi linguistici. I cartellini gialli e rossi non sono nati da una decisione a tavolino della FIFA, ma da un fraintendimento comunicativo durante i Mondiali del 1966 tra l'arbitro tedesco Rudolf Kreitlein e un calciatore argentino e da un'illuminazione del capo della commissione arbitri  Ken Aston avuta in mezzo al traffico di Londra. Questa innovazione ha trasformato un gioco fatto di parole incomprensibili in un linguaggio visivo universale, prendendo in prestito la logica dai semafori stradali.

L’espulsione che rivoluzionò il calcio

Tutto ebbe inizio il 23 luglio 1966, durante un quarto di finale dei Mondiali che definire "teso" sarebbe un eufemismo: Inghilterra contro Argentina. In campo c’era un’elettricità pazzesca. L’arbitro dell’incontro era il tedesco Rudolf Kreitlein, che tuttavia non parlava né inglese né spagnolo. Al minuto 35 accadde l’imprevisto: Kreitlein decise di espellere il capitano argentino, Antonio Rattín, per proteste. Pur non comprendendo lo spagnolo, l’arbitro interpretò l’atteggiamento e le espressioni facciali di Rattín come offensivi, ritenendoli veri e propri insulti alla sua autorità.

Il problema? Rattín non capiva il tedesco e l'arbitro non riusciva a spiegarsi. Il capitano argentino si rifiutò di uscire per ben undici minuti, chiedendo a gran voce un interprete. In un gesto di sfida che passò alla storia, prima di andarsene arrivò a sedersi sul tappeto rosso riservato alla Regina Elisabetta II e a stropicciare una bandierina inglese.

espulsione
L’arbitro espelle Rattin in Inghilterra–Argentina dei Mondiali 1966; Credit: Ricardo Alfieri, Public domain, via Wikimedia Commons

Ma la confusione non finì lì. In quella stessa partita, i fratelli inglesi Bobby e Jack Charlton vennero ammoniti, ma lo scoprirono solo il giorno dopo leggendo i giornali, perché sul momento non avevano capito i gesti dell'arbitro. Era evidente che il sistema verbale era fallito.

In tribuna, a osservare quel disastro comunicativo, c’era l’inglese Ken Aston, allora capo della commissione arbitri della FIFA. Aston sapeva bene cosa significasse la tensione in campo: era stato lui l'arbitro della tristemente nota "Battaglia di Santiago" del 1962 tra Cile e Italia, una partita così violenta da richiedere l’intervento della polizia. Quella sera di luglio a Wembley, Aston capì che serviva qualcosa di nuovo: un segnale che non avesse bisogno di traduzioni.

L’intuizione al semaforo di Kensington High Street

La soluzione non arrivò durante una riunione ufficiale, ma mentre Aston guidava la sua auto verso casa. Fermo a un incrocio su Kensington High Street, a Londra, osservò il semaforo passare dal verde al giallo e infine al rosso. Ebbe l’intuizione decisiva: se miliardi di persone nel mondo associavano il giallo alla prudenza e il rosso allo stop, perché non portare quel codice sul campo da calcio? Il giallo sarebbe stato l'avviso ("fai attenzione"), il rosso lo stop definitivo ("sei fuori").

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Ken Aston, l’inventore dei cartellini gialli e rossi; Credit: Aysolaw5, CC BY–SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by–sa/3.0>, via Wikimedia Commons

Tornato a casa, espose l'idea alla moglie Hilde, che con grande senso pratico andò in un’altra stanza e tornò con due piccoli cartoncini colorati ritagliati per l'occasione, delle dimensioni giuste per stare nel taschino di una divisa. L'idea era geniale nella sua semplicità: il colore eliminava la barriera linguistica. Un giocatore russo, un arbitro brasiliano e un tifoso giapponese avrebbero capito la sanzione nello stesso identico momento. Nonostante l'intuizione fosse del 1966, la FIFA attese il 1970 per testare il sistema.

31 maggio 1970, il giorno del debutto dei cartellini nel mondo del calcio

Il debutto ufficiale avvenne ai Mondiali di Messico 1970, scelti non a caso perché furono i primi ad essere trasmessi integralmente a colori in televisione. Il primo cartellino giallo della storia fu estratto il 31 maggio 1970 dall’arbitro tedesco Kurt Tschenscher durante il match inaugurale Messico-URSS: a riceverlo fu il sovietico Kakhi Asatiani. Una curiosità? In tutto il Mondiale del '70 non venne estratto nemmeno un cartellino rosso. Per vedere la prima espulsione "cromatica" si dovette aspettare Germania 1974, quando il cileno Carlos Caszely entrò negli annali per il motivo sbagliato.

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Kakhi Asatiani è stato il primo calciatore della storia a ricevere un cartellino giallo; Credit: Panini, Public domain, via Wikimedia Commons

Da quel momento fino ad oggi, i numeri sulle espulsioni e ammonizioni hanno raggiunto cifre sorprendenti. Il record mondiale per il maggior numero di rossi in una sola partita appartiene a un match della quinta divisione argentina del 2011: l'arbitro Damian Rubino, dopo una rissa colossale, espulse ben 36 persone tra giocatori, riserve e staff tecnici. Un altro caso incredibile fu quello di Croazia-Australia di Josip Šimunić ai Mondiali del 2006, che ricevette tre cartellini gialli nella stessa partita prima di essere finalmente espulso: un errore arbitrale rimasto nella storia del calcio.

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