
A molti di noi è capitato: facciamo un ordine su Amazon e ci arriva il pacco in consegna nel giro di poche ore o pochi giorni. Dietro queste tempistiche c'è una logistica che combina il lavoro di centinaia di persone con un alto livello di tecnologie proprietarie e magazzini ottimizzati. Infatti, dimenticate l'idea tradizionale di magazzino, con corridoi di scaffali fissi e operatori che li percorrono a piedi. Nei centri di distribuzione Amazon cosiddetti “robotici” il principio è ribaltato: sono gli oggetti a muoversi, non le persone. Una scelta resa possibile da una rete di ricerca e sviluppo interna, con tre grandi centri che, in collaborazione con Università e Politecnici, progettano nuove tecnologie, software e macchinari dedicati alla logistica.
Ma ora, scopriamo cosa succede subito dopo un nostro ordine su Amazon!
Cosa succede subito dopo il click
Quando un cliente conferma un ordine, il sistema individua automaticamente il magazzino più vicino che ha il prodotto disponibile. La struttura logistica di Amazon ha una configurazione che si potrebbe definire piramidale: in cima ci sono i centri di approvvigionamento, che fungono da “magazzino dei magazzini”. Da lì la merce raggiunge uno dei 9 centri di distribuzione presenti in Italia per poi passare a centri più piccoli, i centri di smistamento, e infine raggiunge i depositi di smistamento che completano la distribuzione capillare dell’ultimo miglio fino al cliente finale.
Le postazioni di pick: tecnologia assistiva, luci e logica randomica
Appena arriva l'ordine, il prelievo dei prodotti avviene in postazioni dedicate, dove non è l'operatore ad andare verso lo scaffale, ma il contrario: è lo scaffale a raggiungere la persona, trasportato da piccole unità robotiche mobili. Una luce segnala automaticamente in quale cella si trova il prodotto richiesto, eliminando tempi morti nella ricerca. Questo sistema è stato progettato anche per garantire maggiore sicurezza ed ergonomia: l'operatore lavora in una postazione fissa, senza doversi spostare lungo corridoi o sollevare carichi in posizioni scomode. Un dettaglio che potrebbe sorprendere: in ogni cella convivono prodotti completamente diversi tra loro, senza alcun criterio merceologico apparente. Questa disposizione randomica risponde a due esigenze precise. La prima è ridurre il rischio di errore: se in una stessa cella ci fossero due varianti simili dello stesso prodotto, la possibilità di confusione salirebbe; mescolando oggetti eterogenei, il rischio si azzera. La seconda ragione riguarda l'efficienza complessiva del sistema: distribuendo uniformemente i prodotti in tutto il magazzino, gli scaffali percorrono statisticamente tragitti più brevi, invece di concentrare il traffico verso poche zone. Per motivi di sicurezza, l'area degli scaffali mobili è recintata e accessibile solo al personale autorizzato, che indossa pettorine dotate di sensori: comunicano con il sistema centrale e fanno rallentare o fermare gli scaffali nelle vicinanze. Ogni operatore, prima di entrare, registra sul tablet il percorso che seguirà, in modo che il sistema tenga gli scaffali lontani da quella traiettoria.
Come arriva la merce: un sistema predittivo
Prima di finire sugli scaffali, ogni prodotto passa da un'area di ricevimento, dove bracci meccanici dotati di ventose e nastri trasportatori assistono gli operatori nello scarico degli scatoloni. Un aspetto poco intuitivo riguarda la natura di questa merce: non si tratta di prodotti già ordinati dai clienti, ma di articoli che i sistemi informatici di Amazon prevedono verranno acquistati. È un approccio predittivo che consente di avere gran parte del catalogo già disponibile e stoccato fisicamente in magazzino, pronto a essere spedito non appena arriva l'ordine. Ogni oggetto viene scansionato e inserito in contenitori standardizzati chiamati TOTE, unità attorno a cui è progettata l'intera infrastruttura del magazzino: sono questi contenitori, e non i singoli prodotti, a viaggiare lungo i circa 20 chilometri di nastri trasportatori. Le dimensioni massime gestibili corrispondono all'incirca a quelle di una macchina da caffè a cialde; per articoli più ingombranti o per gli elettrodomestici, in Italia esistono magazzini dedicati e specializzati.
Impacchettamento, smistamento e spedizione: dove torna centrale il fattore umano
Nell'area di packing, vengono creati i pacchetti che l’utente finale riceverà. Qui gli ordini vengono gestiti su due linee separate, a seconda che contengano un solo articolo o più prodotti insieme. Anche qui la tecnologia guida il processo: il sistema suggerisce automaticamente la dimensione di scatola più adatta a ogni ordine. Nonostante il livello di automazione, il contributo umano resta determinante anche in questa fase: l'operatore effettua un controllo qualità che nessun sistema automatico è in grado di replicare, intervenendo in caso di danni o anomalie ai prodotti prima della spedizione. Una volta confezionato, il pacco riceve l'etichetta con le informazioni di spedizione tramite un sistema ad aria pensato per non danneggiare il contenuto e tutelare la privacy dei clienti, per poi essere smistato automaticamente verso la destinazione finale attraverso l'intricata rete di nastri trasportatori del magazzino.
Da qui, il percorso all'interno del centro si conclude e inizia quello verso la consegna al cliente.