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21 Marzo 2026
9:41

È stata scoperta una domus imperiale romana nel Parco Archeologico di Sepino, in Molise

Nel Parco Archeologico di Sepino è stata portata alle luce una domus di eccezionale rilievo, che aggiunge un nuovo tassello alla storia della città restituendocene un’immagine più complessa e sfaccettata.

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È stata scoperta una domus imperiale romana nel Parco Archeologico di Sepino, in Molise
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La domus del Parco Archeologico di Sepino. Foto Ministero della Cultura.

Nel Parco Archeologico di Sepino, costruito attorno ai resti dell’antica città romana di Saepinum in provincia di Campobasso, è stata portata alle luce una domus imperiale di eccezionale rilievo, che aggiunge un nuovo tassello alla storia della città restituendocene un’immagine più complessa e sfaccettata.

Il parco archeologico di Sepino e le nuove scoperte

Il parco archeologico di Sepino ha una storia molto interessante, qui convivono i resti di un primo insediamento sannita, risalenti al IV secolo a.C.; un bellissimo teatro romano e le strutture di un centro abitato medievale. Il patrimonio del parco è valorizzato anche grazie agli spazi espositivi novecenteschi, pensati appositamente per conservare e rendere accessibili i reperti archeologici.

Le nuove indagini, condotte tra il 2023 e il 2025 e sostenute dai fondi di Sviluppo e Coesione e dai finanziamenti della Direzione generale Musei, hanno portato alla luce una serie di nuovi elementi fondamentali per ricostruire la storia e l’evoluzione della città nel corso dei secoli e aprire nuove prospettive di ricerca su uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia centro-meridionale.

Concentrandosi soprattutto nel settore urbano di Porta Bojano, una delle quattro porte di accesso alla città, le ricerche hanno permesso di riportare alla luce una domus di eccezionale rilievo con un ingresso monumentale affacciato sul decumano (cioè una delle principali strade della città romana, orientata in direzione est-ovest), che nel corso dei secoli ha visto numerose trasformazioni, testimoniando anche l'evoluzione della città: la villa – i cui confini vanno oltre l'attuale area di scavo e saranno oggetto di nuovi studi – è esistita dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C. Le sue dimensioni testimoniano uno stile di vita elevato, simile a quello delle più importanti città romane dell’Italia centrale.

Capire la storia di Sepino attraverso la domus

Ma come è stata ricostruita l'evoluzione nel tempo della domus? Le fasi più antiche del complesso sono documentate sia da elementi strutturali come le antefisse (cioè parti della copertura dei tetti) sia da elementi di arredo come ceramiche di età augustea e tiberiana, che consentono la datazione al I secolo d.C. Sono state quindi trovate ceramiche comuni e sigillate africane d’importazione della piena età imperiale (fino al III secolo d.C.), confermando che Saepinum fosse ben inserita nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Nella tarda antichità, tra IV e VI secolo d.C., sono sempre i materiali ritrovati a segnalare ai ricercatori un nuovo uso degli ambienti a scopo produttivo e di stoccaggio.

Altri elementi ritrovati al suo interno hanno permesso sia di conoscere meglio la vita quotidiana del tempo – come monete, lucerne e un raro bruciaprofumi in terracotta, piccoli contenitori ceramici e oggetti personali in bronzo (anelli e una chiave di scrigno) – sia di studiare da vicino le tecnologie del tempo. È stato infatti recuperato un grande contenitore in piombo di forma cilindrica (decorato in rilievo con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone) appartenente a un sofisticato sistema domestico per il riscaldamento dell’acqua.

Le altre scoperte nei nuovi scavi

Con il recupero di frammenti architettonici in marmo e di un’importante iscrizione onoraria del 139 d.C., risalente al regno dell’imperatore Antonino Pio, è stato poi testimoniato un intervento della casa imperiale in città, confermando il legame privilegiato tra Saepinum e l’amministrazione centrale dell’Impero. La conoscenza del periodo imperiale è stata approfondita anche con la ripresa, dopo oltre 20 anni, degli scavi nel foro nell’area antecedentre al cosiddetto Arco dei Nerazi e dei numerosi elementi architettonici presenti nell’area (circa 400 blocchi lapidei).

Le ricerche stanno facendo luce sul passaggio dall’insediamento sannitico di età ellenistica (II-I secolo a.C.) alla progressiva formazione della città romana: accanto alle canalizzazioni della rete fognaria sono emersi ambienti e vasche riconducibili a un edificio di età tardo-repubblicana, probabilmente destinato alla lavorazione della lana.

Infine, con il ripristino dell’accessibilità del cardo massimo (cioè la principale strada della città romana, orientata in direzione nord-sud) presso Porta Terravecchia, le ricerche hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica della strada, documentandone l’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età antica. È stato persino trovato un tesoretto di monete databile al V secolo d.C., posto nel livello riconducibile alla fase di occupazione bizantina.

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