
È ufficiale: il referendum confermativo sulla riforma della giustizia si terrà il 22 e 23 marzo 2026. Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato la data ufficiale della consultazione popolare, durante la quale gli italiani saranno chiamati a esprimersi a favore o contro l'introduzione della separazione delle carriere tra magistrati e pm.
In ogni caso, questo tipo di referendum, regolato all'articolo 138 della Costituzione, non prevede il quorum: di conseguenza, non servirà che il 50%+1 degli aventi diritto di voto si rechi alle urne, ma il risultato del referendum sarà valido a prescindere da quanti italiani voteranno.
I cittadini potranno quindi scegliere se approvare (votando SÌ) o bocciare (votando NO) la riforma costituzionale sulla giustizia: cercando di sintetizzare, le modifiche riguardano principalmente l'istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri), l'estrazione a sorte dei loro componenti e la creazione di un'Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari.
Perché il referendum confermativo non ha il quorum
L'elemento più importante da tenere in considerazione è che, trattandosi di un referendum confermativo, non ci sarà il quorum, ovvero una quota minima di votanti (50%+1) per far sì che il risultato del referendum sia effettivo. Questo significa che, se solo il 20% degli aventi diritto di voto dovesse recarsi alle urne, quel 20% deciderà per tutto il Paese. Ecco perché sarà importante andare a votare, a prescindere dalla scelta che ogni cittadino deciderà di esprimere.
Ma perché succede?
Semplificando, in Italia possiamo distinguere principalmente tra 3 tipologie di referendum: consultivo, abrogativo e confermativo. Quello consultivo, come spiega la parola stessa, serve semplicemente a consultare la popolazione in merito a una determinata questione ed è stato utilizzato a livello nazionale solo nel 1989, riguardo il rafforzamento delle istituzioni europee. Quello abrogativo, come quello del giugno 2025, permette invece di eliminare direttamente una legge e può essere indetto anche su iniziativa popolare dopo la raccolta di 500.000 firme. Proprio per questo motivo, è necessario il quorum, ossia che il 50%+1 dei votanti si esprima a favore o contro l'abrogazione della norma.
Il referendum confermativo, che si terrà il 22 e 23 marzo, è invece un tipo di consultazione popolare regolata dall'articolo 138 della Costituzione, secondo il quale le riforme della Costituzione, qualora non siano approvate da entrambe le Camere (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica) con una maggioranza dei due terzi, debbano essere sottoposte all'approvazione popolare.
Insomma, questo tipo di referendum serve a “confermare” una decisione già presa dal Parlamento – che però non ha raggiunto la maggioranza necessaria per poter modificare la Costituzione: essendo il Parlamento già l'espressione della volontà popolare, questa consultazione popolare non necessita del quorum.
Cosa prevede e quale sarà il quesito del referendum del 22 e 23 marzo
Come riportato dal Ministero della Giustizia, il quesito del referendum confermativo sarà il seguente:
Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?
Gli elettori, quindi, dovranno apporre una X sulla casella del SÌ se sono favorevoli alla separazione delle carriere tra magistrati e pm, e quindi intendono approvare la riforma costituzionale, oppure NO se sono contrari alla separazione delle carriere tra magistrati e pm, e quindi intendono bocciare la riforma costituzionale.
I precedenti referendum confermativi
Nella storia della Repubblica Italiana esistono solo 4 precedenti, tutti piuttosto recenti: il primo risale al 7 ottobre 2001, quando gli italiani votarono a favore della riforma del Titolo V della Costituzione, che regola la suddivisione delle competenze legislative tra Stato, Regioni ed enti locali (Comuni e Province).
Il secondo referendum confermativo si tenne il 25-26 giugno 2006: in quell'occasione, gli elettori bocciarono la riforma costituzionale che prevedeva, tra le altre cose, la riduzione dei Senatori a 232 e dei deputati a 518 e la fine del “bicameralismo perfetto”.
Il 4 dicembre 2016 fu invece organizzata la terza consultazione popolare di questo tipo: anche in questo caso, la riforma – proposta dall'allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi – prevedeva la fine del bicameralismo perfetto e la riduzione dei membri del Senato a 95. Il 59% dei votanti scelse il “No”.
A chiudere il più recente, che risale al 20 settembre 2020: dopo diversi tentativi, gli italiani votarono a favore del taglio dei Parlamentari – una riforma voluta dal Movimento 5 Stelle –, con il numero dei Deputati passato ufficialmente da 630 a 400 e quello dei Senatori da 315 a 200.