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La frana di Niscemi prosegue, nuovi cedimenti nella zona rossa: il video del prima e dopo

A Niscemi la frana non si ferma, con la zona rossa che potrebbe essere estesa oltre i 150 metri attuali. Il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha paragonato la frana al disastro del Vajont del 1963, pur trattandosi di due eventi diversi: nel nisseno il movimento franoso è stato di circa 350 milioni di metri cubi, contro i 263 milioni del Vajont.

30 Gennaio 2026
11:01
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La frana di Niscemi prosegue, nuovi cedimenti nella zona rossa: il video del prima e dopo
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Il confronto di Niscemi prima della frana (a sinistra) e dopo la frana (a destra). Credit: Vigili del Fuoco

La frana di Niscemi continua ad avanzare: la cittadina in provincia di Caltanissetta, in Sicilia, è ancora nel pieno dell'emergenza dopo l'evento franoso iniziato lo scorso 25 gennaio, che ha portato a oltre 1.500 sfollati. Nel corso delle ultime ore, infatti, sono stati registrati dei nuovi cedimenti preceduti da boati, con il taglio verticale che è arrivato fino a 55 metri.

Al momento, la zona rossa si estende fino a 150 metri dal fronte franoso, ma il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha la fascia di sicurezza arretrerà ancora di più verso il centro cittadino, essendo la frana ancora attiva. L'area di rischio, invece, è stata estesa di circa 25 km2, sui quali sarà imposto il divieto di edificare.

Nel frattempo, i Vigili del Fuoco hanno rilasciato un video, visibile più sopra, che mostra il territorio di Niscemi prima e dopo la frana, realizzato dagli esperti in topografia del Corpo nazionale grazie all'utilizzo di immagini satellitari. Il confronto è impressionante, con le immagini della frana di oltre 4 km di estensione ben visibili anche dallo spazio.

Per dare un'idea, Ciciliano ha paragonato l'emergenza nel nisseno al disastro del Vajont del 1963, quando una frana del monte Toc finì nella diga della valle friulana innescando un'inondazione che travolse diversi paesi sottostanti e provocò 1.917 morti e danni per 900 miliardi di lire. «In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso che è circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni», ha spiegato il capo della Protezione Civile. Va comunque ricordato che i due disastri sono avvenuti in situazioni e per cause differenti: a Niscemi, tra l'altro, il disastro fortunatamente non ha causato morti.

Il motivo geologico per cui la frana non si ferma si spiega guardando alla stratigrafia della zona. Una relazione geologica presentata alla Regione Sicilia nel 2019 conferma che sotto il suolo si trova infatti un primo strato di depositi alluvionali dovuti ai corsi d'acqua lì presenti, fatti di ciottoli immersi in una matrice scarsamente cementata. Al di sotto, troviamo uno strato di sabbie e uno di limi prima di arrivare a un substrato di argille marnose. Gli stati superiori sono porosi, mentre le argille sono molto meno permeabili.

Ma cosa succederà ora? La Protezione Civile ha confermato che i cittadini fuori dalla zona rossa non dovranno lasciare le proprie abitazioni ed è stata aperta un‘indagine per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Nel mentre, l'Abi ha sospeso i mutui delle abitazioni coinvolte; dal governo, invece, è arrivato il no all'utilizzo dei fondi per la costruzione del Ponte sullo Stretto per fronteggiare i danni a Niscemi e quelli causati dal maltempo in Sicilia e Calabria.

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