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12 Aprile 2026
16:30

In parapendio si può volare anche per 600 km senza motore: la fisica delle termiche dietro i voli da record

Non chiamatelo paracadute: il segreto del volo libero risiede nelle termiche, veri e propri “ascensori” d’aria calda. Dietro imprese estreme come il decollo dalla cima dell’Everest c’è un’attrezzatura in continua evoluzione, fatta di cordini capaci di reggere ciascuno 200 kg e di sellette carenate sempre più aerodinamiche.

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In parapendio si può volare anche per 600 km senza motore: la fisica delle termiche dietro i voli da record
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Generata con AI

Avete mai guardato un uccello in volo e provato un pizzico di invidia? Il parapendio è probabilmente il modo più vicino che abbiamo per imitare quella libertà: niente motori, niente cabine chiuse, solo un'ala di tessuto e uno zaino sulle spalle. Ma come fa un "pezzo di stoffa" a sostenerci in quota senza cadere come un sasso? In questo articolo scopriremo il segreto fisico della portanza, la tecnologia che si nasconde tra le fibre delle vele moderne e i record incredibili di chi ha sfidato l'atmosfera. Dai voli di oltre 600 km alla maratona dei cieli della Red Bull X-Alps.

Il segreto del parapendio: l'aerodinamica di un'ala di stoffa

Per capire come voli un parapendio, dobbiamo toglierci dalla testa l'idea del paracadute. Se il paracadute serve a frenare una caduta, il parapendio è progettato per planare, esattamente come un aliante o l'ala di un aereo. Il trucco sta nel profilo alare: l'ala è formata da due strati di tessuto (estradosso sopra e intradosso sotto) che creano delle celle chiamate cassoni. Quando il pilota corre in decollo, l'aria entra nelle bocche anteriori e gonfia l'ala, trasformandola in un solido aerodinamico semi-rigido.

A questo punto entra in gioco la fisica, in particolare il principio di Bernoulli. La forma curva della parte superiore costringe l'aria a viaggiare più velocemente rispetto alla parte inferiore. Per le leggi della fluidodinamica, un fluido più veloce esercita meno pressione: si crea così una differenza di pressione che genera una forza verso l'alto chiamata portanza, che "risucchia" letteralmente l'ala verso il cielo contrastando la forza di gravità. Ma senza motore, come fa a guadagnare quota? Il sistema scivola costantemente in avanti nell'aria; se però incontra una “termica” — una colonna di aria calda che sale grazie all’energia del Sole — il parapendio sale insieme ad essa come se fosse in un ascensore invisibile.

L’equipaggiamento in uno zaino

Un parapendio moderno deve trovare un equilibrio delicato: essere abbastanza leggero da poter essere portato in spalla, ma anche sufficientemente robusto da resistere alle sollecitazioni del volo. Il tessuto principale della vela è quasi sempre il nylon ripstop: pesa appena 30 grammi per metro quadrato, meno della metà di un comune foglio di carta, eppure offre una resistenza sorprendente.

Un ruolo fondamentale lo giocano anche i cordini. Hanno un diametro che va da 0,5 mm a poco più di 2 mm, e sono realizzati con fibre ad alte prestazioni come Dyneema o Kevlar, in grado di sopportare carichi dell’ordine dei 150–200 kg ciascuno. Nel bordo d’attacco dell’ala sono inoltre inserite stecche semirigide, che aiutano a mantenere il profilo corretto in volo, limitano le deformazioni e contribuiscono a migliorare l’efficienza aerodinamica.

Sul fronte delle prestazioni, una moderna ala da competizione può raggiungere velocità intorno ai 70 km/h e un’efficienza aerodinamica superiore a 11. In pratica, significa poter percorrere 11 km in aria calma partendo da 1000 metri di dislivello. Numeri che fino a pochi anni fa sembravano fuori portata.

Anche la selletta è molto più di un semplice sedile. Si tratta di una vera struttura aerodinamica, che integra protezioni per la colonna vertebrale e ospita il paracadute d’emergenza. Nei modelli da competizione, chiamati cocoon, le gambe del pilota vengono completamente carenate per ridurre la resistenza dell’aria e migliorare l’efficienza complessiva del sistema. Nelle configurazioni più leggere, pensate per l’Hike & Fly – disciplina del parapendio in cui il pilota cammina o scala la montagna portando l’equipaggiamento sulle spalle e poi decolla in volo – tutto l’equipaggiamento può scendere sotto i 5-8 kg: una frazione dei 20 kg necessari appena vent’anni fa.

Record e gare: la maratona dei cieli e i limiti dell'uomo

Il mondo del volo libero è teatro di imprese che sembrano impossibili. La competizione più celebre è la Red Bull X-Alps, una gara di circa 1200 km attraverso le Alpi da percorrere solo a piedi o in volo: dopo un dominio svizzero durato 16 anni, l'edizione 2025 è stata vinta per la prima volta dall'italiano Aaron Durogati grazie a una mossa tattica geniale sui monti del Karwendel.

Il parapendio è il modo più semplice di volare, posso attraversare le Alpi con le mie forze e quando si sa usare bene, ti dà tantissima libertà e pochissime limitazioni. Dall’alto vedi tutto da un’altra prospettiva.
Aaron Durogati-vincitore X Alps 2025

Accanto alle competizioni storiche stanno però nascendo nuovi format di gara – come il LIT Paragliding RS BRANDS 03 IT – pensati per rendere il parapendio appetibile anche per il grande pubblico. Le gare si svolgono in un’unica area compatta, che permette di avere i piloti sempre visibili durante tutta la competizione: grazie al tracciamento in tempo reale e alla lettura continua dei dati di volo, lo spettatore può seguire l’evoluzione della gara in ogni istante, comprendendo le scelte tattiche e il loro impatto sull’esito finale. Il video qui sotto mostra questa tecnologia in tempo reale:

Ma oltre alle gare ci sono i record. Il primato mondiale di distanza appartiene allo statunitense Sébastien Kayrouz, che nel 2021 ha volato per ben 610 km in Texas, restando in aria per 11 ore consecutive ad una velocità media superiore a 60 km/h.

Per quanto riguarda l'altitudine, il record volontario è detenuto da Babu Sunuwar e Lakpa Sherpa, che nel 2011 sono decollati dalla cima dell'Everest raggiungendo gli 8865 metri. Esistono però anche record involontari e spaventosi: nel 2007, Ewa Wisnierska fu risucchiata da un cumulonembo— una nube temporalesca con correnti ascensionali violentissime — fino a 9946 metri di quota, sopravvivendo miracolosamente a temperature di –50°C e alla mancanza di ossigeno.

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