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11 Settembre 2026
11:00

L’AI può essere usata a scuola? Cosa dicono le linee guida del Ministero su utilizzo e rischi

Dai divieti sulla privacy ai vantaggi per la didattica per studenti e docenti: ecco come il Ministero dell’Istruzione regolamenta l’uso dell’intelligenza artificiale in classe e quali sono i limiti fissati dalle nuove linee guida.

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L’AI può essere usata a scuola? Cosa dicono le linee guida del Ministero su utilizzo e rischi
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Spesso quando si parla di usare l’intelligenza artificiale a scuola le persone storcono il naso: molti genitori, infatti, temono che l'IA sia solo l'ennesima scorciatoia per copiare o per evitare di pensare, e preferirebbero che si evitasse di utilizzarla. Un po’ come quando anni fa si vietava di usare la calcolatrice in classe perché "tanto non l'avrete mai sempre in tasca" (sappiamo tutti com'è finita). Vista la delicatezza del tema, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha deciso di non farsi cogliere impreparato di fronte a eventuali critiche, pubblicando le linee guida ufficiali per regolamentare l'uso dell’IA tra i banchi e trasformarla da temuto strumento “salta-compiti” a risorsa didattica guidata.

Il principio cardine: l'IA aiuta, ma non sostituisce l’insegnante e nemmeno gli studenti

Per capire come verrà usata l’intelligenza artificiale in classe, bisogna partire da un concetto fondamentale ripreso dalle linee guida ministeriali, che è quello dell'approccio antropocentrico. Visto così, sembra un concetto pesante e astruso, ma in realtà significa semplicemente che l'essere umano rimane sempre al centro di tutto.

Applicato all’uso dell’IA – in coerenza con il Regolamento Europeo sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) e con le norme sulla privacy del GDPR – ciò che si stabilisce è che l'algoritmo deve essere uno strumento di supporto e mai un sostituto della persona.

In ambito educativo, questo approccio si traduce in una regola fondamentale nota nel mondo tech come "Human-in-the-loop" (ossia "l'essere umano nel circuito"). In pratica ciò significa che nessun software potrà mai prendere decisioni autonome sugli studenti. La valutazione formativa, l'empatia, l'ascolto e la guida pedagogica restano un compito esclusivamente umano e affidato ai docenti. Anzi, il documento ministeriale specifica chiaramente che utilizzare l'IA per valutare i risultati di apprendimento degli studenti o per determinarne i percorsi scolastici fa rientrare il software tra i sistemi "ad alto rischio". L'ultima parola, quindi, spetta sempre a chi insegna.

Ma non ci sono solo limiti su ciò che l'IA non deve fare: ci sono anche veri e propri divieti per tutelare i ragazzi: ad esempio, è vietato utilizzare l'IA per il riconoscimento delle emozioni degli studenti o per la profilazione e la categorizzazione biometrica (come la deduzione di opinioni personali e religiose). La privacy e la dignità dei minori, quindi, vengono prima di tutto.

Come cambia la didattica con l’intelligenza artificiale in classe

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Se da un lato le linee guida disegnano dei confini precisi, dall'altro mostrano come l'intelligenza artificiale possa diventare un alleato pratico per la quotidianità scolastica, trasformando il modo di studiare, insegnare e gestire la didattica.

Per gli studenti, l'IA funziona un po’ come un tutor su misura. Ad esempio, può modulare la difficoltà di un esercizio in base al ritmo di chi studia o creare schede semplificate e mappe concettuali per ragazzi con DSA o Bisogni Educativi Speciali (BES).

Ma soprattutto, abitua gli studenti allo sviluppo del pensiero critico: imparare a usare questi strumenti significa anche analizzare i testi restituiti dalle macchine per scovare le cosiddette "allucinazioni", cioè quelle risposte errate o del tutto inventate che gli algoritmi generano con apparente sicurezza.

Per gli insegnanti, invece, l'IA è un assistente che fa risparmiare ore di lavoro preparatorio. Un docente può usarla per progettare simulazioni interattive, creare quiz ed esercizi differenziati per vari livelli di apprendimento o preparare rubriche di valutazione su misura per un progetto di classe.

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Ma anche la segreteria e i dirigenti (personale DSGA/ATA) possono beneficiare dell'integrazione dell'IA, che aiuta a snellire la burocrazia. Questo tipo di tecnologia, infatti, può essere usata per incastrare gli orari delle lezioni e per la distribuzione delle aule, ma anche per automatizzare le notifiche di circolari periodiche o alimentare chatbot sui siti delle scuole per rispondere in tempo reale alle domande più frequenti di genitori e studenti su iscrizioni, certificati e orari di ricevimento.

Privacy e Sicurezza per usare l’IA in classe

Trattare con i dati dei minorenni è una cosa seria, e il Ministero lo mette subito in chiaro: l'entusiasmo per le nuove tecnologie non deve mai andare a discapito della privacy degli studenti. Per evitare che l'uso dell'IA trasformi le aule in un Far West digitale, le linee guida fissano tre regole d'oro da seguire alla lettera.

Prima di tutto, è severamente vietato inserire dati personali nei prompt: nomi, cognomi, date di nascita o valutazioni degli alunni non devono mai finire in pasto alle chat generiche di IA. In secondo luogo, per le famiglie esiste il diritto di opt-out: genitori e studenti devono poter scegliere in modo trasparente se far usare o meno i propri dati per l'addestramento dei modelli, senza che chi dice "no" venga escluso dalle attività in classe o penalizzato.

Infine, serve massima cautela sugli strumenti: le scuole non possono affidarsi al primo sito che capita sul web, ma devono usare piattaforme e ambienti protetti e controllati. In questo senso, i dirigenti hanno il compito di verificare che i software scelti disattivino funzioni rischiose (come il tracciamento degli utenti o il salvataggio delle cronologie per fini commerciali).

L’importanza della formazione per i docenti e per gli studenti

Avere regole chiare e risorse economiche è un ottimo punto di partenza, ma c'è un punto fondamentale: chi insegna ai docenti, al personale scolastico e agli studenti come usare l'intelligenza artificiale in modo sicuro ed efficace? Proprio su questo punto si è adoperato il Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha messo in campo 100 milioni di euro del PNRR con il DM 219/2025, finanziando 2.100 scuole italiane per creare snodi formativi territoriali sull'uso dell'IA nella didattica e nell'organizzazione.

Tra i principali protagonisti di questa transizione sul campo c'è ScuolaTech, società milanese interamente dedicata alla formazione sull'IA per docenti e studenti. Con una rete di oltre 200 formatori certificati AIFIA diffusa in tutta Italia, ScuolaTech affianca gli istituti con percorsi pratici che vanno dalla formazione dei docenti e del personale ATA fino ai laboratori in presenza direttamente in classe con gli studenti. Ad oggi ha formato oltre 10.000 persone in più di 450 scuole, in tutte le regioni italiane.

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Le 2.100 scuole che hanno ottenuto i fondi del bando hanno ancora poche settimane per definire i progetti e scegliere il partner formativo (la scadenza delle attività è fissata al 31 dicembre 2026). Per sapere di più sull'offerta formativa e richiedere un affiancamento gratuito per il proprio istituto, è possibile consultare direttamente il sito di ScuolaTech.

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Veronica Miglio
Storyteller
Innamorata delle parole sin da bambina, ho scelto il corso di lingue straniere per poter parlare quante più lingue possibili, e ho dato sfogo alla mia vena loquace grazie alla radio universitaria. Amo raccontare curiosità randomiche, la storia, l’entomologia e la musica, soprattutto grunge e anni ‘60. Vivo di corsa ma trovo sempre il tempo per scattare una fotografia!
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