
L'Europa è diventata il primo importatore di armi al mondo, con una quota pari al 33% delle importazioni globali totali: è ciò che emerge dal nuovo report SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) che ha confrontato i flussi globali di armi nel periodo 2021-2025 con i cinque anni precedenti (2016-2020). Complice la guerra tra Russia e Ucraina, a livello europeo le importazioni belliche sono quasi triplicate, passando dal 12% al 33%: valori così alti non si vedevano dagli anni '60, in piena Guerra Fredda.
Le crescenti tensioni in Asia e Medio Oriente hanno poi causato un aumento del volume globale di armi, cresciuto di ben il 9,2% tra il 2016-2020 e il 2021-2025: in questo contesto, gli Stati Uniti confermano la loro posizione di dominio come maggior esportatore bellico, mentre l'Europa – ora primo mercato di riferimento per le armi USA – ha superato il Medio Oriente per la prima volta dopo 20 anni.
L'Italia, invece, si posiziona come il sesto esportatore di armi al mondo, con una crescita di ben il 157% rispetto al 2016-2020.
L'Europa primo importatore di armi con una quota del 33%
Il quinquennio 2021-2025 è stato caratterizzato da una rimonta europea nelle importazioni di armamenti: nel corso degli ultimi 5 anni, infatti, l'Europa è stata la regione con la quota maggiore di importazioni totali di armi, pari al 33%. Al secondo posto, invece, Asia e Oceania (31%) e terzo scalino per il Medio Oriente (26%).

Tra l'altro, per la prima volta in circa 20 anni, l'Europa è tornata a essere il primo mercato di riferimento per le armi statunitensi – con la domanda europea di dotazioni belliche americane schizzata del 217% – superando così il Medio Oriente.
Tra il 2021 e il 2025 il Vecchio Continente ha acquistato il 38% di tutti gli armamenti esportati dagli USA, contro il 33% mediorientale: di queste armi, circa 1/4 è stato destinato agli aiuti militari all'Ucraina.
Dopo Kiev, Polonia e Regno Unito sono stati i maggiori importatori europei di dotazioni belliche: quasi la metà di queste armi trasferite (il 48%) proveniva dagli Stati Uniti, seguiti da Germania (7,1%) e Francia (6,2%).
C'è da dire, comunque, che questa impennata di acquisti bellici non dipende solo dagli aiuti militari destinati a Kiev, ma anche dalla nuova percezione della Russia come minaccia per la sicurezza europea, unitamente al graduale disimpegno degli Stati Uniti e del loro “ombrello militare” a protezione dell'Europa: non è un caso, infatti, che le importazioni di armi dei 29 Stati europei parte della NATO siano cresciute del 143% tra il 2016-20 e il 2021-25.
L'Italia è il sesto esportatore mondiale di armi
All'interno di questo contesto di importatori europei c'è però l'Italia, che si posiziona come sesto esportatore globale di armi (eravamo al 10° posto nel periodo 2016-2020) e terzo tra i soli Paesi europei, preceduta da Francia e Germania.
Più nello specifico, negli ultimi 5 anni le esportazioni di armi italiane sono aumentate del 157%, arrivando a coprire una quota del 5,1% delle esportazioni globali di armamenti. Più della metà di queste esportazioni è stata destinata al Medio Oriente (59%), mentre il 16% è andato all'Asia e all'Oceania e solo il 13% agli altri Paesi europei. Il Qatar è stato il nostro primo mercato di riferimento (26% delle esportazioni di armi), seguito dal Kuwait (17%) e dall'Indonesia (12%).

Il traffico globale di armi e il dominio degli Stati Uniti
Visti i dati, non stupisce quindi che nel periodo 2021-2025 il traffico globale di armi sia cresciuto di ben il 9,2% se confrontato con i cinque anni precedenti (2016-2020): si tratta dell'aumento più consistente dal 2011, dovuto in larga parte alla guerra in Ucraina, che come Paese ha ricevuto il 9,7% dei trasferimenti mondiali di armi avvenuti in questi 5 anni.

Gli Stati Uniti, comunque, si confermano il maggiore fornitore mondiale di armi: di tutte le armi esportate nel mondo tra il 2021 e il 2025, il 42% erano americane (+27% rispetto al 2016-2020), una quota cospicua se si considera che il secondo esportatore globale, ossia la Francia, ha raggiunto appena il 9,8%. Seguono la Russia (6,8%), la Germania (5,7%), la Cina (5,6%) e l'Italia (5,1%).

Escludendo Europa e Americhe, le importazioni di armi sono diminuite in tutti gli altri continenti: nel caso degli Stati africani sono scese del 41%, mentre Asia e Oceania hanno registrato un –20%, soprattutto a causa della Cina, con importazioni belliche crollate del 72%.
Nel periodo 2021-2025 anche il Medio Oriente ha registrato un calo, segnando un –13% di importazioni di armi, un dato che però potrebbe cambiare considerando l'attuale guerra in Medio Oriente.