
Nel quadro di una possibile escalation in Medio Oriente, in particolare nel Golfo Persico, l’attenzione internazionale è rivolta verso petrolio, gas e rifornimenti energetici. Tuttavia, in una delle regioni più aride del pianeta, un’altra risorsa vitale è l’acqua potabile, prodotta in gran parte grazie agli impianti di desalinizzazione. L’Iran accusa gli Stati Uniti di aver danneggiato l’impianto di desalinizzazione di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, riducendo l’approvvigionamento idrico di 30 villaggi, mentre domenica scorsa l’Iran è stato accusato a sua volta di aver danneggiato un impianto di desalinizzazione in Bahrein. Queste infrastrutture, che consentono la trasformazione dell'acqua di mare in acqua potabile, rappresentano un elemento strategico sia per la stabilità interna degli Stati del Golfo sia per gli equilibri geopolitici regionali. Per molti Paesi della Penisola arabica, infatti, questi impianti sono infrastrutture vitali: nel caso in cui il conflitto si allargasse ulteriormente e questi impianti venissero parzialmente o totalmente distrutti, questo potrebbe provocare una crisi non solo geopolitica ma anche umanitaria su larga scala.
Perchè gli impianti di desalinizzazione sono vitali
Il Medio Oriente è una delle aree più vulnerabili dal punto di vista idrico. Secondo la Banca Mondiale, la regione del Medio Oriente e Nord Africa dispone di meno del 2% delle risorse idriche rinnovabili a livello globale pur ospitando circa il 6% della popolazione mondiale. Per questo, a partire dagli anni Settanta, i Paesi del Golfo hanno investito in infrastrutture per la desalinizzazione dell’acqua marina. Oggi il Medio Oriente produce la maggior parte dell’acqua desalinizzata del pianeta: sempre secondo la Banca Mondiale la regione concentra oltre il 75% della capacità globale di desalinizzazione. Secondo analisi riportate da Al Jazeera, oltre 400 impianti sono concentrati in quest’area, rendendo queste infrastrutture essenziali per la sopravvivenza delle principali città della regione.

Dove si trovano i principali impianti
La maggior parte degli impianti di desalinizzazione si trova lungo le coste del Golfo Persico e del Mar Rosso, per la necessità degli impianti di attingere dall’acqua marina e dunque di essere collocati logisticamente lungo la costa. Questo elemento, tuttavia, aumenta la vulnerabilità di queste infrastrutture in caso di conflitto. Tra i complessi più grandi ed importanti dal punto di vista strategico ci sono diversi impianti in Arabia Saudita, come l’impianto di Jubail, sulla costa orientale. Questo è uno dei più grandi impianti di desalinizzazione al mondo e produce circa 1,6 milioni di metri cubi di acqua al giorno, che viene trasportata tramite una fitta rete di condotte fino alla capitale Riyadh. Un altro grande impianto saudita è quello di Ras Al-Khair, con una capacità di circa un milione di metri cubi al giorno. Negli Emirati Arabi Uniti, invece, incontriamo il complesso di Jebel Ali, a Dubai. Anche questo rappresenta uno dei sistemi di desalinizzazione più grandi al mondo. Spesso queste infrastrutture sono direttamente integrate con centrali elettriche, dando vita ad un sistema di cogenerazione, che produce allo stesso tempo energia e acqua potabile. Di conseguenza, eventuali attacchi a questi impianti potrebbero contemporaneamente interrompere due servizi essenziali.
I Paesi più dipendenti dalla desalinizzazione
La dipendenza dalla desalinizzazione varia tra i diversi Stati della regione, ma in molti Paesi del Golfo rappresenta la principale fonte di acqua potabile. Secondo Al Jazeera e l’Institut français des relations internationales (IFri), alcuni Stati dipendono quasi totalmente da questa tecnologia. Il Kuwait, ad esempio, ottiene circa il 90% della propria acqua potabile dalla desalinizzazione, con una delle percentuali più alte al mondo. Anche l’Oman dipende da questa tecnologia per circa l’86% del proprio fabbisogno idrico, mentre in Arabia Saudita la quota si aggira intorno al 70%. La dipendenza è significativa anche negli Emirati Arabi Uniti, dove circa il 40-45% dell’acqua potabile proviene da impianti di desalinizzazione, con percentuali molto più alte nelle città costiere come Dubai e Abu Dhabi. Paesi più piccoli come Qatar e Bahrein, poi, dipendono quasi completamente da questa tecnologia per l’approvvigionamento idrico. Questa dipendenza è anche il risultato del rapido sviluppo urbano ed economico della regione: metropoli come Dubai, Doha e Riyadh negli ultimi anni hanno registrato una crescita demografica e infrastrutturale straordinaria, con consumi idrici molto elevati in contesti naturali estremamente aridi.

L’acqua come nuova risorsa geopolitica
Data la loro importanza vitale, gli impianti di desalinizzazione rappresentano anche uno dei punti più vulnerabili delle infrastrutture strategiche della regione, provocando rapidamente una grave crisi idrica. A differenza di altre infrastrutture, infatti, gli impianti di desalinizzazione richiedono tecnologie complesse e tempi molto lunghi per essere riparati o sostituiti. Per questo motivo, nel contesto di una possibile escalation militare tra Iran e monarchie del Golfo, queste strutture vengono considerate asset strategici tanto quanto lo sono i porti petroliferi, raffinerie o oleodotti. In questo contesto la sicurezza ambientale e quella idrica diventano strettamente connesse. Un ulteriore rischio riguarda possibili attacchi a infrastrutture nucleari, come il reattore di Bushehr, in Iran. L’eventuale fuoriuscita di materiale radioattivo, oltre a contaminare l’area, avrebbe un impatto devastante anche sull’acqua, utilizzata sia in ambito domestico che agricolo ed industriale, proprio grazie agli impianti di desalinizzazione, generando gravi conseguenze anche sul settore della pesca. Se il petrolio ha definito la geopolitica del Golfo durante tutto l’arco del secolo scorso, adesso dunque è l’acqua a poter diventare una risorsa altrettanto cruciale. La crescente scarsità idrica, aggravata dal cambiamento climatico e dall’aumento della popolazione, rende la desalinizzazione una tecnologia indispensabile per la sopravvivenza economica e urbana della regione. In questo contesto, gli impianti di desalinizzazione sono veri e propri nodi strategici e la loro vulnerabilità rappresenta uno dei fattori più importanti per influenzare l’evoluzione di un eventuale conflitto regionale o globale. Il trasporto marittimo, aereo e digitale del Golfo potrebbe subire gravi interruzioni, così come la sicurezza economica ed umanitaria in Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Oman.