
"Hackeare" la propria mente attraverso il corpo è una delle promesse più affascinanti, e dibattute, della psicologia moderna. Dalla celebre teoria delle "power pose" (posture di potere) fino alle evidenze cliniche sulle asana, le posizioni dello yoga, la scienza si interroga da tempo su un quesito fondamentale: assumere una determinata postura fisica può davvero alterare in modo tangibile la nostra autostima? Se da un lato i clamorosi effetti fisiologici inizialmente attribuiti alle power pose (come l'alterazione di testosterone e cortisolo) sono stati ampiamente smentiti a causa di una crisi di replicabilità, dall'altro gli studi confermano una profonda realtà psicologica: il modo in cui abitiamo lo spazio influenza in modo misurabile il nostro senso soggettivo di potere e la nostra autovalutazione.
Cosa significa “power pose” e l’influenza della postura di potere
L'idea che la postura influenzi la mente ogni tanto sembra tornare ad essere un'idea convincente, perché facile da mettere in pratica e, apparentemente, dai benefici immediati. Il concetto si basa su una distinzione semplice: le posture ad alto potere sono quelle "espansive", quelle che occupano molto spazio e si elevano in altezza (schiena dritta, mento alto) e in larghezza (braccia larghe con le mani sui fianchi), mentre quelle a basso potere sono quelle "contratte", caratterizzate da chiusura, spalle curve in avanti, sguardo basso. Alcuni studi dei primi anni 2010 suggerivano che le posture espansive potessero addirittura modificare gli ormoni, regolando testosterone e cortisolo.
Ricerche successive, come una review del 2020 pubblicata sulla rivista Social and Personality Psychology Compass o lo studio della dott.ssa Sarah Nielsen, hanno ridimensionato molto queste affermazioni, facendo venir fuori che le power pose non alterano la nostra biologia in modo significativo. Eppure, gli scienziati hanno notato un dettaglio non trascurabile sulla nostra psiche: la power pose cambia, con effetti variabili ma presenti, il modo in cui noi ci percepiamo. Diversi esperimenti confermano infatti che queste posture aumentano temporaneamente i sentimenti soggettivi di controllo e autostima.
Le pose corrette possono fortificare l’autostima
Com'è possibile che una posizione del corpo alteri il nostro valore percepito? Il ricercatore tedesco Robert Körner, nel suo articolo del 2019, parla di teoria dell'autopercezione. Noi esseri umani spesso deduciamo le nostre emozioni osservando il nostro stesso comportamento. Se ci mettiamo fisicamente in una posizione che la mente associa alla forza, il cervello deduce che ci siano buoni motivi per essere sicuri di noi. Alcuni esperimenti citati da Körner hanno dimostrato che assumere posture espansive per soli due minuti aumenta l'autostima del momento, specialmente quella legata all'aspetto fisico e alle relazioni sociali.

Tuttavia, l'effetto non è infallibile e alcune ricerche non hanno riscontrato alcun aumento dell'autostima. Il motivo di questa variabilità è legata ai contesti e alle attitudini personali: la dominanza, in alcuni contesti sociali, può fare sentire a disagio noi e gli altri (la posa con i piedi sulla scrivania, pur trasmettendo sicurezza, viene vissuta come intimidatoria o arrogante), e le persone meno avvezze alla leadership potrebbero aumentare la propria percezione di disagio quando assumono una posizione che non adottano mai.
L'alternativa: energia, respirazione e prestigio
Se l'aggressività delle pose dominanti non fa per noi, la scienza offre un'alternativa valida. Gli studiosi distinguono tra le pose di "dominanza" (che occupano molto spazio) e le posture di "prestigio", come lo stare in piedi mantenendo solamente la schiena dritta. Queste ultime non servono a intimidire gli altri, ma a trasmettere un senso di competenza, aumentando la fiducia in sé stessi senza sfociare nell'arroganza.

Un esempio illuminante arriva dallo yoga, come riportato in un recente articolo. Le posizioni che prevedono l'apertura del petto e l'allungamento della colonna sono incredibilmente efficaci per l'autostima. Il loro segreto è fisiologico: sollevare il petto favorisce una respirazione profonda che stimola il nervo vago. Questa reazione biologica aumenta le risorse energetiche corporee, facendoci sentire più vitali. In questo caso, sta proprio nella fisiologia il segreto che porta a un tangibile aumento dell'autostima.