
Con l'inizio della primavera e il progressivo aumento delle temperature, i termosifoni si spegneranno gradualmente in tutta Italia. Ma quali sono le buone pratiche da eseguire una volta che gli impianti di riscaldamento saranno fermi? A spiegarlo sono le linee guida realizzate da diversi enti come l'ENEA (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), che ha realizzato un vademecum nell'ambito del Programma Nazionale di Informazione e Formazione sull'Efficienza Energetica.
Al termine della stagione fredda, infatti, ci sono diverse attività che è consigliabile svolgere per preservare l'efficienza energetica del sistema di riscaldamento e soprattutto non compromettere il suo funzionamento in futuro, dalla pulizia esterna dei caloriferi fino al posizionamento corretto delle valvole termostatiche.
Quando si spengono i riscaldamenti: il calendario delle zone climatiche
La data in cui gli impianti di riscaldamento centralizzato smettono di essere attivi in Italia dipende dalla zona climatica in cui ci si trova: si va dalla zona A (più calda, in cui i riscaldamenti si spengono prima) alla zona F (più fredda, in cui non c'è una data limite). Ecco una mappa approssimativa delle zone climatiche in Italia (in arancione la zona A, in blu la zona F):

Qui di seguito riportiamo il calendario della data di spegnimento (e riaccensione) dei riscaldamenti in funzione della zona climatica.
| Zona climatica | Periodo di spegnimento |
|---|---|
| A | 15 marzo – 1° dicembre |
| B | 31 marzo – 1° dicembre |
| C | 31 marzo – 15 novembre |
| D | 15 aprile – 1° novembre |
| E | 15 aprile – 15 ottobre |
| F | Nessun limite per lo spegnimento |
Le buone pratiche da effettuare dopo lo spegnimento dei riscaldamenti
Come riportato nel vademecum elaborato dall'ENEA, una volta che scatta la data di spegnimento dei riscaldamenti (che, come abbiamo spiegato in questo articolo, dipende dalle zone climatiche), la prima cosa da fare è ovviamente quella di spegnere fisicamente l'impianto. Questo avviene in maniera diversa a seconda che si tratti di un impianto centralizzato o autonomo: nel primo caso, infatti, è il responsabile dell'edificio l'incaricato di programmare l'accensione e lo spegnimento automatico dei riscaldamenti; nel secondo caso, invece, la procedura può essere gestita manualmente dai proprietari o dagli inquilini. Più nello specifico:
- Se la caldaia funziona solo per il riscaldamento, dovrà essere spenta o messa in OFF.
- Se invece la caldaia funziona sia per il riscaldamento che per la produzione di acqua calda sanitaria, allora dovrà restare spenta solo la parte relativa al riscaldamento. Molto spesso le caldaie moderne sono già dotate di selettori manuali che permettono di impostare la modalità “inverno” o quella “estate”.
A questo punto, le principali attività da svolgere sono tre, di cui due opzionali – ma comunque consigliate per garantire la massima efficienza dell'impianto nella stagione successiva – e una obbligatoria per legge.
Posizionare le valvole termostatiche sul valore più alto
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, una volta che l'impianto di riscaldamento è spento, è consigliabile posizionare le valvole termostatiche sul valore massimo (solitamente il livello 5): si tratta delle manopole situate sui termosifoni – dal 2017 obbligatorie in tutti i condomini con riscaldamento centralizzato – che permettono di regolare manualmente la temperatura negli ambienti sulla base delle esigenze.
Aprire al massimo le valvole termostatiche, infatti, evita la sedimentazione del calcare, che potrebbe danneggiare l’impianto: in particolare, evita che durante il periodo di inattività dei termosifoni, il calcare si depositi all'interno del pistoncino che regola la valvola termostatica. In caso contrario, il blocco di questo pistoncino al momento della riaccensione dell’impianto impedirebbe il passaggio dell’acqua calda e, di conseguenza, impedirebbe al radiatore di scaldarsi.
Chiaramente, essendo spento l'impianto, la posizione delle valvole sul valore più alto non equivale a un consumo energetico.
Pulire la superficie dei termosifoni
La seconda attività consigliata è la pulizia della superficie dei termosifoni, sia esternamente che internamente, dove è probabile che si sia accumulata polvere durante la stagione invernale: questa procedura serve per migliorare l’efficienza energetica degli impianti, dato che la polvere potrebbe formare uno strato isolante che impedirebbe al calore di diffondersi correttamente, riducendo la potenza termica del termosifone.
Al tempo stesso, nel momento in cui i termosifoni verranno riaccesi, è possibile che la polvere accumulata nel radiatore finisca per essere diffusa nell'ambiente, peggiorando la qualità dell'aria. In questo caso, le linee guida consigliano di realizzare sia una pulizia esterna del calorifero, tramite un panno umido, che all'interno delle fessure del radiatore, cercando di spingere la polvere verso il basso attraverso una spazzola sottile.
Effettuare la manutenzione obbligatoria dell’impianto di riscaldamento
La manutenzione dell'impianto di riscaldamento (generalmente annuale o biennale) è invece l'unica attività obbligatoria da svolgere, secondo quanto previsto dal DPR 74/2013: per chi non la effettua, tra l'altro, è prevista una sanzione a partire da 500 euro. La legge, però, non impone esplicitamente di svolgere questo controllo durante i mesi più caldi: tuttavia, è consigliato richiedere l'intervento dei tecnici professionisti mentre l'impianto di riscaldamento è spento e le aziende, essendo bassa stagione, hanno maggiori disponibilità.
La procedura di manutenzione, oltre a un controllo generale della caldaia, può includere anche un controllo dei termosifoni, la verifica di eventuali perdite, l’eliminazione dell’aria presente nell'impianto e il controllo dei dispositivi delle valvole termostatiche. Questa manutenzione, che deve essere sempre svolta da professionisti del settore, serve anche per migliorare l'efficienza: un impianto, infatti, consuma e inquina meno quando è regolato correttamente, è pulito e senza incrostazioni di calcare.