
Dopo il cessate il fuoco di 14 giorni accettato da Stati Uniti e Iran, si è parlato della riapertura dello Stretto di Hormuz, anche se Teheran ha deciso di richiudere il passaggio alle navi a seguito dei raid israeliani sul Libano. La situazione nel chocke point marittimo rimane dunque critica e l'attenzione sul traffico nello Stretto è più alta che mai. Il principale strumento per il monitoraggio del passaggio di navi è il portale di geolocalizzazione navale Marine Traffic, che offre il database marittimo più completo al mondo e fornisce aggiornamenti pressoché quotidiani sugli attraversamenti dello Stretto di Hormuz.
Il passaggio di navi al momento può ancora avvenire solo previa autorizzazione della marina iraniana, quindi – come riporta la stessa Marine Traffic – sono ancora centinaia le imbarcazioni ferme nei pressi dello Stretto in attesa di attraversarlo. Al momento in cui scriviamo, stando ai dati marittimi, solo quattro navi adibite al trasporto di carichi secchi sarebbero riuscite ad attraversare lo Stretto, di cui l'ultima alle 10:45 di mercoledì 8 aprile (ora locale, le 09:15 in Italia).
Nel frattempo, i media ufficiali iraniani hanno dichiarato che, a causa della presenza di mine, le imbarcazioni devono coordinarsi con la marina iraniana e utilizzare delle rotte designate per attraversare lo Stretto di Hormuz.
Cos'è e come funziona il tracker
Accedendo al sito marinetraffic.com si ha, in tempo pressoché reale, la panoramica dei traffici marittimi in tutto il mondo: la compagnia di fatto possiede un database di centinaia di milioni di imbarcazioni, complete di dati statici (nome e caratteristiche della nave) e dinamici (posizione, rotta, destinazione). Marine Traffic, come altri servizi analoghi (per esempio Vessel Finder), raccoglie questa enorme mole di dati in un unico database e offre un'interfaccia utile per il monitoraggio del traffico marittimo globale.
Ma da dove vengono tutti questi dati, in particolare quelli dinamici relativi alla localizzazione delle imbarcazioni? Sono forniti direttamente dalle singole imbarcazioni tramite il sistema di tracciamento AIS (Automatic Identification System), il cui obiettivo principale è evitare le collisioni tra imbarcazioni presenti nella stessa area. Ogni nave è dotata di un dispositivo AIS che invia a intervalli regolari segnali radio ad alta frequenza che raggiungono le altre navi vicine ma anche le stazioni a terra. Lo stesso dispositivo riceve anche i segnali radio provenienti dalle altre imbarcazioni, con una portata media del segnale di circa 40 miglia nautiche (74 km). In particolare, la posizione dell'imbarcazione viene individuata tramite GPS o da un sensore analogo interno al dispositivo AIS.
I dati sui passaggi nello stretto di Hormuz nell'ultimo mese
Prima dell'inizio del conflitto e della chiusura di Hormuz, lo Stretto era attraversato da circa 130 navi al giorno. Nell'ultimo mese, invece, la media è stata ben sotto i 10, come riporta questo istogramma pubblicato da Marine Traffic:

Si nota una certa ripresa a partire dai primi giorni di aprile, anche se siamo ben sotto al valore del 1° marzo, che già era molto basso in confronto alla media di attraversamenti pre-conflitto. La direzione degli attraversamenti nell'arco dell'ultimo mese è principalmente in uscita dallo Stretto, ma da fine marzo si è registrato un leggero aumento anche dei passaggi in entrata, come mostrato da questo grafico di Marine Traffic:
