
Nella prima conferenza stampa del 2026, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di vietare l'utilizzo di candeline scintillanti all'interno di locali e discoteche, causa dell'incendio di Crans-Montana. Nel suo discorso, la premier ha sottolineato la necessità di:
Ragionare sulla possibilità di vietare nei locali al chiuso l’uso di scintillii sulle bottiglie per festeggiare, che è comunque un elemento di pericolosità. Avendo noi imprenditori abilissimi io immagino si posano trovare mille altri modi per festeggiare e evitare che un locale possa andare a fuoco.
La Presidente del Consiglio ha inoltre evidenziato come non siano subito state attivate le procedure di emergenza per evacuare i ragazzi dal locale in fiamme:
«Quando sono usciti i primi video sono rimasta molto colpita che alcuni di questi ragazzi rimanessero dentro quando c’erano già le fiamme e non capivo perché. La cosa più intelligente l’ha detta una delle mamme, la musica continuava ad andare e avendo dei ragazzi molto giovani una soglia del pericolo più bassa della nostra non ha aiutato: perché non è stata fermata la musica? Perché non è stato detto ai ragazzi di uscire? Perché il sindaco non faceva controlli…? Ci sono troppi perché che hanno prodotto».
Ma qual è la normativa attuale che regola l'utilizzo delle candeline a fontana? Le candele sono considerate a tutti gli effetti articoli pirotecnici, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 29 luglio 2015, n. 123 (che recepisce la Direttiva UE 2013/29). Di conseguenza, possono essere commercializzate solo se rispettano precisi requisiti di sicurezza e devono riportare le istruzioni d’uso e le distanze di sicurezza.
Quelle che vengono autorizzate per uso interno, sono considerate a rischio estremamente basso, proprio perché hanno un comportamento fisico e chimico prevedibile e una bassa quantità di miscela presente. Il loro rischio, però, dipende soprattutto dal rispetto rigoroso delle istruzioni, delle distanze di sicurezza e del contesto d’uso.