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16 Aprile 2026
9:26

La differenza tra acque bianche e acque nere dipende dall’origine del refluo e dalla contaminazione

La distinzione tra acque bianche e acque nere sta nel loro carico organico: sono bianche, per esempio, le acque meteoriche, mentre quelle nere provengono dai servizi igienici. La differenza è cruciale per gestione idrica urbana e nella progettazione di sistemi di trattamento adeguati.

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La differenza tra acque bianche e acque nere dipende dall’origine del refluo e dalla contaminazione
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Sia nel linguaggio quotidiano sia nell'ingegneria sanitaria, la distinzione tra acque bianche e acque nere rappresenta il pilastro fondamentale della gestione idrica urbana. Questa classificazione non si riferisce al colore visibile dell'acqua ma si basa sull'origine del refluo e sul suo carico inquinante: le acque bianche provengono dalla pioggia o da scarichi non molto inquinati, mentre quelle nere hanno un alto grado di contaminazione da residui organici o industriali. Una corretta separazione alla fonte è essenziale per ottimizzare i processi di depurazione, contenere i costi energetici e proteggere l'ambiente.

Acque bianche e acque nere: la distinzione

La differenziazione tra acque bianche e nere risponde a una necessità logistica ed economica: evitare il sovradimensionamento degli impianti di depurazione e prevenire lo spreco di risorse nel trattamento di acque poco contaminate. In ambito tecnico la distinzione si effettua in funzione del carico inquinante. Come è possibile intuire dal nome, le acque nere sono la tipologia di acqua reflua più inquinata. Di contro, le acque bianche presentano invece un livello di contaminazione molto più basso e ciò incide direttamente sulle modalità di trattamento e sui costi di gestione dei sistemi fognari e degli impianti di trattamento.

Le acque bianche

Sono costituite principalmente dalle acque meteoriche e di drenaggio che non sono entrate in contatto con scarichi domestici o industriali. Ad esempio, sono considerate acque bianche le acque piovane da tetti, terrazzi, piazzali e strade, acque di drenaggio superficiale o di fontane pubbliche. Presentano un basso carico organico, ma possono trasportare inquinanti raccolti durante il dilavamento (sabbie, oli, residui di pneumatici). In particolare, le acque di prima pioggia – che risultano essere quelle inizialmente più inquinate della categoria – richiedono spesso trattamenti di disoleazione prima dello scarico nei corpi idrici recettori.

Queste acque vengono convogliate in reti dedicate o canali. Se la rete raccoglie solo queste acque, si parla di sistema fognario separato. Se invece il sistema di ricezione comprende anche l'allontanamento delle acque nere, si parla di fognatura unitaria o mista.

Le acque nere

Rappresentano la tipologia di refluo a più alto impatto ambientale. Queste sono caratterizzate da un elevato contenuto di sostanze organiche, microrganismi patogeni e composti chimici. Una ulteriore ramificazione di questa tipologia consente di distinguere tra:

  • Acque nere/brune, cioè quelle provenienti esclusivamente dai servizi igienici (WC);
  • Acque grigie, cioè quelle derivanti da cucine, lavabi, docce e lavatrici (cariche di grassi e tensioattivi);
  • Acque da scarichi industriali, cioè reflui derivanti da processi produttivi. È fondamentale sottolineare che questi richiedono obbligatoriamente un pre-trattamento specifico (chimico-fisico o biologico interno) prima di poter essere immessi nella rete fognaria pubblica, al fine di rispettare i limiti previsti dal Decreto Legislativo 152/2006.

Le acque nere richiedono un passaggio obbligatorio in impianti di depurazione biologica per l'abbattimento del carico di BOD5, COD e nutrienti, che rappresentano una misura indiretta del carico organico biodegradabile (BOD5) e della totalità delle sostanze ossidabili (COD) presenti nell'acqua.

La separazione delle acque

La separazione in reti separate (obbligatoria secondo il D.Lgs 152/2006) consente di ridurre i volumi da trattare negli impianti di depurazione, limitando contestualmente i consumi energetici e migliorando la resilienza dei sistemi fognari in caso di eventi meteorici intensi. Inoltre, questa separazione favorisce il riuso delle acque meno contaminate. Nel contesto della transizione ecologica e dell’adattamento climatico, questa distinzione assume un ruolo sempre più strategico, specialmente nei sistemi urbani complessi.

Cosa si intende per "acque reflue" e quali sono i processi di trattamento

Con il termine acque reflue (o acque di scarico) si intendono tutte quelle acque la cui qualità è stata alterata dall'azione umana, rendendole inidonee all'uso diretto o, nei casi più gravi, potenzialmente nocive per l'ecosistema. Secondo la normativa vigente, possiamo distinguere diverse tipologie di acque "contaminate":

  • Acque reflue domestiche, derivanti da attività residenziali e attività del singolo essere umano.
  • Acque reflue industriali, provenienti da attività commerciali o produttive (diverse dalle domestiche e dalle meteoriche).
  • Acque meteoriche di dilavamento, derivanti dalle precipitazioni atmosferiche.

La finalità del loro trattamento è duplice: garantire la salute pubblica e preservare lo stato chimico-fisico dei corpi idrici recettori (ovvero fiumi, laghi, mari), in linea con i principi di sviluppo sostenibile, nazionali ed europei.

Fonti
Decreto Legislativo 152/2006
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