
Il 1° gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe dei pedaggi autostradali, che hanno subito un aumento medio dell’1,5% in base all'inflazione stimata per quest'anno. Ma, nella pratica, come si calcola il costo del pedaggio autostradale in Italia? Oggi la cifra, calcolata dall'Autorità di regolazione dei trasporti, si ottiene moltiplicando una tariffa unitaria (che dipende da classe del veicolo, tipologia di tratto e società concessionaria) per i chilometri percorsi dal veicolo sul tratto autostradale. A questo, poi, si aggiunge anche l'IVA al 22% e un arrotondamento per eccesso e difetto.
Secondo una recente indagine di Altroconsumo, le nuove tariffe implicano un rincaro di 10 o 20 centesimi di euro solo per alcune tratte: l'aumento dei costi, comunque, non è uniforme e colpisce in modo diverso a seconda delle aree considerate.
Cos'è la tariffa unitaria e quanto costa l'autostrada in Italia
Il pedaggio autostradale non è altro che l'importo che i conducenti sono tenuti a pagare per l'utilizzo dell'autostrada: i proventi di questi pedaggi sono poi destinati al recupero degli investimenti (già effettuati o da effettuare), ma anche alle spese di ammodernamento, di gestione e di manutenzione della rete autostradale.
Come riportato da Autostrade per l'Italia, il costo del pedaggio viene stabilito dall'Autorità di regolazione dei trasporti in base alle normative statali e alle delibere del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica): per calcolare l'ammontare finale del pedaggio si deve moltiplicare la cosiddetta “tariffa unitaria” per i chilometri effettivamente percorsi sulle autostrade.
Questa tariffa unitaria, quindi, è un coefficiente variabile applicato al pedaggio autostradale e che dipende da:
- Classe del veicolo (A, B, 3, 4, 5), che dipende dalla sagoma (cioè l'altezza del veicolo sulla perpendicolare dell'asse anteriore) e dal numero degli assi per i veicoli con più di due assi. Per intenderci, un'automobile classica è di classe A, mentre un camion con rimorchio può essere di classe 4 o 5. In generale, più è alta la classe del veicolo e maggiore sarà il costo della tariffa unitaria.
- Caratteristiche dei percorsi autostradali, sulla quale influiscono i costi di costruzione, gestione e manutenzione delle tratte. È per questo che i tratti autostradali di montagna costano di più, avendo un numero maggiore di gallerie e viadotti rispetto a quelli pianeggianti.
- Società concessionaria della tratta: nel caso in cui i percorsi autostradali siano gestiti da più società, è necessario calcolare separatamente i chilometri e le tariffe unitarie di ciascuna di queste.
Nello specifico, nei tratti di pianura la tariffa unitaria varia dai 7 (classe A) ai 18 centesimi (classe 5), mentre nei tratti di montagna parte da 8 fino a 21 centesimi di euro.
Per avere un'idea prendiamo in considerazione la tratta autostradale Milano-Bologna e quella Milano-Aosta, entrambe di circa 200 km: nel primo caso, il costo del pedaggio per un veicolo di classe A è di circa 16 euro, nel secondo si arriva invece a 35 euro circa (più di 40 euro se si percorre il tunnel del Monte Bianco).
A questo calcolo, poi, vanno aggiunti l'IVA al 22% e l'arrotondamento, per eccesso o per difetto, ai 10 centesimi di euro. Un importo aggiuntivo viene anche destinato ad ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade), come previsto dalle Leggi 102/2009 e 122/2010. È importante sottolineare che nel conteggio finale dei chilometri vengono inclusi anche gli svincoli, le bretelle di adduzione e i tratti autostradali a percorrenza libera, sia prima che dopo il casello.
Secondo uno studio condotto dalla società Tollwayr, l'Italia è, insieme alla Francia, tra gli Stati europei con i pedaggi autostradali più cari: c'è da dire, però, che il costo elevato dipende anche dalla morfologia del territorio. In Paesi come il nostro, prevalentemente montuoso o collinare, sono infatti necessari maggiori investimenti per la costruzione delle autostrade (che deve includere numerose gallerie o viadotti), con ricadute inevitabili sul costo a carico dei conducenti.
Cosa è cambiato da gennaio 2026
Come riportato anche dall'ANSA, l'aumento medio rilevato è pari all'1,1%: va tenuto conto, però, che i costi dell'autostrada in Italia sono già elevati, soprattutto per gli automobilisti che viaggiano di frequente. Tra i collegamenti interessati dai rincari ci sono anche alcune delle tratte più trafficate del Nord Italia, come Dalmine-Milano Est, Bergamo-Milano Est o Trento Nord-Bolzano Sud, dove i rincari percentuali superano addirittura il 2%.
Ciononostante, circa un terzo dei tratti autostradali presi in considerazione dall'indagine di Altroconsumo – soprattutto nel Centro e Sud Italia – non registra alcun aumento nel 2026: la conseguenza, quindi, è quella di un sistema di pedaggi autostradali disomogenei lungo tutto lo Stivale, con forti differenze di prezzo in parte legate ai costi delle infrastrutture.