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29 Gennaio 2026
11:16

Chi è il “pinguino nichilista” che cammina solo verso le montagne: la scienza dietro al comportamento

Il caso del pinguino nichilista che è diventato virale non è un animale che sceglie di isolarsi, ma il risultato di limiti biologici reali. Studi scientifici mostrano che i pinguini si orientano usando il Sole e un orologio interno. In condizioni estreme, come scarsa visibilità, può portarli lontano dalla colonia.

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Chi è il “pinguino nichilista” che cammina solo verso le montagne: la scienza dietro al comportamento
pinguino nichilista
Generata con AI

Un pinguino che cammina da solo verso l’interno dell’Antartide, lontano dal mare e dalla colonia, è diventato negli ultimi giorni il protagonista di una storia sorprendente, tanto da essere ribattezzato “pinguino nichilista”, come se avesse scelto consapevolmente l’isolamento e la fine. Questo pinguino filmato nel 2007 in un documentario di Werner Herzog mostrava un comportamento che a noi può sembrare unico e bizzarro. Ma la ricerca sul campo spiega che in realtà rientra nella normale variabilità individuale osservata nelle popolazioni animali. Col passare del tempo, quella scena è diventata una metafora del rifiuto delle convenzioni sociali, e ha trasformato quel pinguino solitario in una potente icona culturale virale sui social.

Per esempio, già negli anni Sessanta, esperimenti condotti sui pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae) mostrarono che questi animali possiedono un sistema di orientamento estremamente sofisticato, basato sulla posizione del Sole e su un preciso orologio biologico interno. Gli individui spostati e rilasciati su superfici di ghiaccio prive di punti di riferimento iniziavano a muoversi seguendo direzioni ben definite anche quando quella direzione non coincideva con il ritorno diretto alla colonia. Accanto a questi risultati sperimentali, osservazioni più recenti documentano come visibilità ridotta, nebbia, stress fisiologico e condizioni ambientali estreme possano alterare ulteriormente le traiettorie individuali, producendo casi di animali che si allontanano dal gruppo e finiscono fuori contesto.

Il pinguino è un animale che vive orientandosi

I pinguini passano gran parte della loro vita muovendosi tra ambienti estremamente vasti e visivamente poveri di punti di riferimento. Tornano alla colonia dopo lunghi periodi in mare, attraversano distese di ghiaccio e spesso lo fanno in condizioni atmosferiche difficili. Per riuscirci, utilizzano diversi meccanismi di orientamento. In termini semplici, significa che combinano più “indizi”: la posizione del Sole, il contrasto visivo del paesaggio, la memoria dei percorsi già compiuti e probabilmente il campo magnetico terrestre (ma è un'ipotesi che richiede ulteriori conferme). Nessuno di questi sistemi è infallibile da solo. Funzionano bene insieme, ma possono entrare in crisi quando uno o più segnali vengono meno.

Questa capacità di orientarsi, però, non è un’astrazione teorica: è stata messa alla prova sul campo in una serie di esperimenti estremi, condotti proprio nelle condizioni ambientali più dure che un animale possa affrontare e che hanno permesso di analizzare la direzione iniziale di movimento dell'animale dopo il rilascio. In condizioni di cielo coperto o visibilità ridotta, alcuni individui imboccano traiettorie sbagliate o inefficienti. Non perché “decidano” di perdersi, ma perché il loro sistema di orientamento, semplicemente, non riceve informazioni sufficienti.

Orientarsi non significa sempre tornare a casa

Una parte fondamentale per capire perché un pinguino possa allontanarsi “nella direzione sbagliata” viene da una serie di studi sperimentali condotti sui pinguini di Adelia, che hanno reso questa specie un vero modello per lo studio dell’orientamento animale. In questi esperimenti, descritti in dettaglio da R. L. Penney, gli animali venivano spostati artificialmente dalla colonia di Cape Crozier e rilasciati in aree lontane e completamente prive di punti di riferimento evidenti: superfici piatte di ghiaccio, senza rilievi, senza costa visibile, spesso a centinaia di chilometri dal sito di origine, a distanze sufficienti da rendere inefficace l’uso di segnali familiari.

pinguini di adelia
I pinguini di Adelia sono molto fedeli al territorio riproduttivo e preferiscono spostarsi via terra: ecco perché sono stati scelti per le ricerche degli anni Sessanta.

Il vantaggio di lavorare con i pinguini di Adelia era duplice: da un lato la loro fedeltà estrema al territorio riproduttivo, dall’altro il fatto che si muovono esclusivamente a terra, permettendo agli scienziati di seguirli e registrarne con precisione la direzione di marcia nei minuti e nelle ore successive al rilascio. I risultati mostrarono che i pinguini possiedono un sistema di orientamento molto sofisticato, basato principalmente sulla posizione del Sole e su un orologio biologico interno che consente di interpretare correttamente l’angolo solare anche durante il giorno polare, quando la luce è continua.

Tuttavia, questo sistema non guidava sempre gli animali direttamente “verso casa”. In molti casi, i pinguini assumevano una direzione di fuga costante, spesso orientata grossomodo verso nord-nord-est rispetto al loro meridiano di origine, indipendentemente dal fatto che quella direzione coincidesse o meno con la colonia. Questo significa che un pinguino può iniziare a muoversi in modo coerente e deciso, seguendo regole biologiche ben definite, e tuttavia imboccare una traiettoria che lo porta lontano dal mare o dal gruppo. Non si tratta di una scelta irrazionale né di un comportamento anomalo: è l’espressione di un meccanismo di orientamento reale, efficace in molti contesti, ma non infallibile quando le condizioni ambientali sono estreme o i segnali disponibili sono limitati.

L’ambiente e le sue condizioni possono confondere

Se anche un sistema di orientamento così raffinato può produrre traiettorie coerenti ma sbagliate, diventa chiaro quanto fattori esterni, come visibilità, meteo e qualità dei segnali disponibili possano amplificare questi errori. Uno dei fattori più importanti emersi dagli studi è la visibilità. In alcune specie, come il little penguin australiano (Eudyptula minor), è stato osservato che eventi di nebbia intensa modificano drasticamente i tempi e le modalità di rientro alla colonia. La spiegazione è semplice: se un animale si affida molto ai segnali visivi, quando questi vengono cancellati dal meteo, l’orientamento diventa incerto.

little penguin australiano
Il disorientamento dato da condizioni estreme, come nebbia intensa, è stato osservato anche in altre specie di pinguini, come il little penguin australiano

In Antartide, dove luce, cielo e ghiaccio possono fondersi in un’unica superficie bianca, le condizioni per il disorientamento sono ancora più estreme. Un pinguino che cammina verso l’interno potrebbe trovarsi in una situazione in cui il mare non è più distinguibile, i contrasti spariscono e i riferimenti abituali non funzionano. Da fuori sembra una scelta assurda. Dal punto di vista dell’animale, è un errore di navigazione.

I “vaganti” sono quegli animali che finiscono fuori posto

In ecologia esiste un termine preciso per descrivere animali osservati lontano dalle aree in cui normalmente vivono: vagrants, cioè vaganti. Questa parola indica individui che, per vari motivi, finiscono fuori areale, fuori stagione e/o fuori contesto. Le registrazioni scientifiche di uccelli vaganti, incluse specie antartiche, mostrano che questi eventi non sono eccezioni miracolose né misteri esistenziali. Sono parte della variabilità naturale del comportamento animale. Errori di orientamento, condizioni ambientali anomale, età, esperienza o stato fisiologico possono portare un singolo individuo a fare qualcosa che la maggioranza non fa. Il “pinguino che se ne va da solo” rientra perfettamente in questo quadro.

Anche le condizioni di stress e salute influiscono sui comportamenti anomali

Un altro aspetto importante riguarda lo stato fisico dell’animale. Studi su eventi di mortalità insolita nei pinguini di Adelia hanno mostrato che individui adulti possono morire senza che venga identificata una causa infettiva chiara. In questi casi si parla di stress ambientale, condizioni energetiche sfavorevoli, o fattori fisiologici difficili da rilevare sul campo. Un animale debilitato, affaticato o malnutrito può comportarsi in modo diverso dal resto del gruppo. Può rallentare, isolarsi, prendere decisioni meno efficienti. Anche questo, visto da fuori, può sembrare una “scelta”. In realtà è il risultato di limiti biologici molto concreti.

Perché non è nichilismo (né suicidio)

Dal punto di vista scientifico, attribuire a un pinguino concetti come nichilismo o suicidio significa proiettare categorie umane su un comportamento animale. La ricerca sul comportamento e sulla cognizione animale è estremamente prudente su questi temi, perché richiederebbero la dimostrazione di un’intenzionalità consapevole rispetto alla propria morte. Nel caso dei pinguini, non esiste alcuna evidenza che un individuo che si allontana dalla colonia stia “scegliendo di morire”. Tutti i dati disponibili sono coerenti con spiegazioni molto più semplici: disorientamento, condizioni ambientali avverse, stress fisiologico o combinazioni di questi fattori. Il pinguino “nichilista”, quindi, non è un ribelle esistenziale. È un animale che vive in uno degli ambienti più difficili del pianeta, con sistemi di orientamento sofisticati ma non perfetti, e che ogni tanto sbaglia.

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