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8 Ottobre 2026
12:34

Chi era Margaret Hamilton, la scienziata che scrisse il software dell’Apollo 11 e portò l’uomo sulla Luna

Addio a Margaret Hamilton, scomparsa a 90 anni. Ripercorriamo la storia della scienziata che scrisse il software dell'Apollo 11 e diede un nome alla disciplina che oggi conosciamo come ingegneria del software.

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Chi era Margaret Hamilton, la scienziata che scrisse il software dell’Apollo 11 e portò l’uomo sulla Luna
margaret hamilton
Margaret Hamilton in piedi accanto all'elenco del codice sorgente dell'Apollo Guidance Computer (AGC). Credit: NASA.

È stata da poco annunciata la morte di Margaret Hamilton, 90 anni, pioniera dell’ingegneria del software e scienziata informatica: contribuì a portare l’uomo sulla Luna, guidando a soli 32 anni il team che sviluppò il software di bordo della missione Apollo 11, che nel luglio 1969 portò Armstrong e Aldrin a calcare per primi la superficie della Luna. La sua morte è in realtà avvenuta il 30 settembre in un ospedale di Cambridge, in Massachusetts, ma la notizia è stata diffusa soltanto ora. Ripercorriamo la sua vita e l'importanza del suo lavoro, proprio in occasione della settimana mondiale dello spazio 2026.

Dalla matematica al programma Apollo

Nata il 17 agosto 1936 a Paoli, nello stato dell'Indiana, Hamilton si laureò in matematica all'Earlham College nel 1958. Il primo incontro con la programmazione avvenne grazie a un impiego temporaneo al dipartimento di meteorologia del MIT dove sviluppò software per le previsioni del tempo. Nel 1961 passò al Lincoln Laboratory, dove scrisse software per il progetto SAGE (Semi-Automatic Ground Environment), il primo sistema computerizzato di difesa aerea degli Stati Uniti, pensato per individuare velivoli potenzialmente ostili.

Nel 1965 entrò nel programma Apollo: l’Instrumentation Laboratory del MIT, incaricato dalla NASA di realizzare il software di bordo del programma spaziale, cercava persone capaci di scrivere il codice che avrebbe portato l'uomo sulla Luna. Così Hamilton divenne la prima donna programmatrice del progetto Apollo al MIT, per poi guidare i team che svilupparono il software di bordo sia del modulo di comando sia del modulo lunare.

Fu durante l'allunaggio dell'Apollo 11 che il lavoro di Hamilton affrontò la sua prova più celebre. Infatti, quel 20 luglio del 1969, a pochi minuti dall'atterraggio del lander sulla superficie lunare, il computer di bordo fece scattare l'allarme 1202, segnalando un sovraccarico: il radar di rendezvous, lasciato acceso secondo la procedura prevista in caso di abort, stava inviando al computer dati non necessari all'atterraggio, saturandone la capacità di calcolo.

In questa fase delicata si rivelò fondamentale proprio il software sviluppato da Hamilton e dal suo team, che evitò che la missione venisse compromessa e interrotta proprio durante la discesa, riuscendo a gestire questo sovraccarico proprio perché ragionava per priorità.

Il software scritto dal team di Hamilton riuscì infatti a riconoscere i compiti di priorità minore e li accantonò per dare priorità maggiore alle attività vitali finalizzate all’atterraggio. Quell'approccio, fondato sull'affidabilità e sulla prevenzione degli errori, contribuì a porre le basi di quella che oggi conosciamo come ingegneria del software, mentre il principio di assegnare priorità ai compiti resta tuttora centrale nei sistemi informatici.

L'ingegneria del software

La nomenclatura di questa disciplina fu resa popolare da Hamilton per rivendicare il rigore e la complessità di un lavoro ancora privo del riconoscimento dovuto. «Ho lottato affinché al software venisse riconosciuta la legittimità che meritava e affinché a coloro che lo sviluppavano fosse accordato il giusto rispetto. Per questo ho iniziato a utilizzare il termine “ingegneria del software”, per distinguerla dall’hardware e dagli altri tipi di ingegneria, pur considerando ogni disciplina ingegneristica parte integrante del processo complessivo di ingegneria dei sistemi», ha spiegato Hamilton.

Dopo il programma Apollo, Hamilton proseguì la sua strada nel software e nel 1986 fondò la Hamilton Technologies Inc. Qui lavorò a USL (Universal Systems Language), un linguaggio formale di modellazione dei sistemi progettato per prevenire gli errori fin dalla fase di progettazione.

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