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4 Aprile 2026
6:00

Chi sono i Rom e perché il termine “zingaro” è problematico

I Rom, popolo europeo di origine indiana, hanno una cultura vivace e complessa. La loro mobilità storica non è "innata" ma nasce da espulsioni, conflitti e marginalizzazione. Il termine "zingaro" porta stereotipi e stigma, oscurando identità e storia.

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Chi sono i Rom e perché il termine “zingaro” è problematico
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"The Roma Journeys" – Photographs by Joakim Eskildsen.

I Rom costituiscono una delle minoranze etniche più numerose e al tempo stesso più stigmatizzate d'Europa. Nonostante secoli di presenza sul continente, la loro storia, le loro pratiche sociali e la loro eterogeneità interna restano ampiamente fraintese.

Ma perchè li chiamiamo Rom? Chi sono e da dove vengono?

Il linguaggio utilizzato per nominarli, in particolare l'uso del termine "zingaro", non è neutro: riflette rapporti di potere, processi di esclusione e una lunga tradizione di rappresentazioni esterne che hanno contribuito alla loro marginalizzazione.

Chi sono i Rom: eterogeneità storica e culturale

Le ricerche lingustiche, genetiche e storiche concordano nel collocare l'origine dei Rom nell'India nord-occidentale, da cui partirono tra il X e il XI secolo.  Studi linguistici comparativi infatti mostrano come la lingua romanì presenti affinità strutturali e lessicali con lingue indoarie come l'hindi e il punjabi.

Le ragioni della loro migrazione non sono riconducibili a una "vocazione" al movimento, come spesso si pensa, ma a processi storici complessi: conflitti, pressioni politiche e trasformazioni del territorio. Nel loro lungo attraversamento di Asia e Europa, i Rom si sono inseriti in contesti differenti, adattando saperi artigianali, musicali e commerciali alle economie locali.

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"The Roma Journeys" – Photographs by Joakim Eskildsen.

Tuttavia, anche parlare di "Rom" al singolare è riduttivo: esistono numerosi gruppi (Rom, Sinti, Kalé, Manouches, Caminanti) differenziati per storia migratoria, pratiche economiche, religione e grado di sedentarizzazione. L'idea di un popolo omogeneo è infatti una vera e propria costruzione esterna, spesso funzionale a politiche di controllo e categorizzazione.

Da dove nasce la parola "zingaro" e perchè è altamente discriminatoria

Il termine "zingaro" deriva probabilmente dal greco athinganoi, usato in epoca bizantina per indicare una setta considerata eretica e "intoccabile".

Nel tempo, il termine ha perso il riferimento religioso per assumere una connotazione etnica negativa. Dal punto di vista morfologico e semantico, "zingaro" è diventato un eteronimo imposto, carico di significati stigmatizzanti: vagabondaggio, devianza, sporcizia, criminalità.

In linguistica e antropologia, l'uso di un termine imposto dall'esterno, soprattutto quando è storicamente associato a discriminazione, è considerato problematico proprio perchè contribuisce a naturalizzare lo stigma e riprodurre gerarchie di potere.

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"The Roma Journeys" – Photographs by Joakim Eskildsen.

Tutto questo si può spiegare attraverso il diffuso uso di stereotipi che circonda la nomea delle popolazioni Rom. Gli stereotipi sui Rom, infatti, non sono semplici pregiudizi individuali, ma prodotti sociali sedimentati nel tempo.

La figura dello "zingaro" riflette nella mente di alcuni caratteristiche del tipo: nomade per natura, refrattario alle regole della società, incapace di regolarsi, controllarsi o di integrarsi alla cultura della nazione in cui si stanzia. Inoltre, contrariamente all'immaginario diffuso, la stragrande maggioranza dei Rom oggi non vive in caravan.

Le roulotte e i camper sono diventati un simbolo mediatico del "nomadismo rom", ma rappresentano solo una realtà molto minoritaria. Storicamente infatti, i caravan sono stati utilizzati soprattutto in contesti in cui ai Rom, per il solo fatto di provenire da quell'etnia, era negato l'accesso alla casa o alla proprietà della terra.

Dove si trovano le più grandi comunità di Rom e in che rapporti sono tra loro?

Dal punto di vista culturale e sociale, i Rom si caratterizzano per una forte centralità delle relazioni familiari e parentali, ma questo non implica un riconoscimento automatico tra tutti i Rom come "parenti".

L'identità rom è plurale e situata: i legami di appartenenza sono spesso basati sul gruppo specifico (ad esempio Rom Vlax, che si differenziano dai Sinti o dai Lovara), sulla lingua parlata, sulla storia locale e sulle reti di parentale effettive.

Oggi le più grandi comunità rom si trovano in Europa centro-orientale e balcanica, in particolare Romania, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Serbia e Macedonia del Nord, ma sono presenti da secoli anche in Spagna, Francia, Italia e Germania. In molti di questi Paesi, i Rom rappresentano una minoranza storica, spesso insediata stabilmente da generazioni in quartieri urbani, villaggi rurali o periferie informali.

Legislazione e riconoscimenti dell'UE sui Rom

A livello dell'Unione Europea, i Rom sono riconosciuti nei documenti politici come la più grande minoranza etnica del continente (stimata tra 10 e 12 milioni in Europa) e sono oggetto di politiche comunitarie per promuovere uguaglianza, inclusione e partecipazione sociale.

L'UE ha un quadro strategico per l'uguaglianza dei Rom fino al 2030, che mira a ridurre disuguaglianze in aree come istruzione, salute, inclusione economica e discriminazione (diritto alla casa, al lavoro etc.).

Esistono poi anche iniziative multilaterali come l'European Alliance of Cities and Regions for Roma Inclusion, che favorisce politiche locali e reti tra autorità pubbliche per contrastare l'antiziganismo e promuovere diritti civili.

Guardando poi al caso specifico italiano, nel nostro sistema giuridico benché i Rom non siano riconosciuti ufficialmente come minoranza nazionale o etnica, esiste una Strategia nazionale per la loro l'inlcusione (2021-2030) promossa dal Governo e monitorata dalla Commissione europea, che include obiettivi come accesso all'istruzione, al lavoro e ai pari diritti.

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