
I valdesi sono i seguaci del valdismo, una confessione religiosa cristiana nata nel XII secolo per opera di Pietro Valdo (noto anche come Valdo di Lione) aderente ai principi del protestantesimo dal Cinquecento. I valdesi non riconoscono l’autorità del papa e il clero cattolico, ma negli ultimi anni hanno intrapreso un dialogo con la Santa Sede. La loro dottrina si caratterizza per l’atteggiamento liberale sulle questioni etiche e per il riconoscimento della piena laicità dello Stato. Il numero dei valdesi non è noto con esattezza: in Italia sono circa 20.000, concentrati soprattutto nelle “valli valdesi” in provincia di Torino; altri 13.000 circa, discendenti di emigrati italiani, vivono in Argentina e Uruguay.
Chi sono i valdesi: principi etici e dottrinali
I valdesi costituiscono una Chiesa evangelica cristiana, presente in Italia e in alcuni Paesi sudamericani. Devono il loro nome a Valdo di Lione, noto anche come Pietro Valdo, che nel XII fondò la nuova confessione. Il movimento è noto come valdismo. I valdesi credono in Gesù e seguono i principi del protestantesimo (sebbene, come vedremo, siano nati prima della Riforma protestante). Non hanno perciò un clero che funge da mediatore tra l’uomo e Dio, come nel caso cattolico, ma solo pastori e altre figure incaricate di guidare la comunità dei fedeli. A differenza dei preti cattolici, i pastori valdesi non devono essere celibi e anche le donne possono diventare pastore.

I valdesi professano idee diverse da quella della Chiesa cattolica su molti temi etico-politici. Anzitutto, sono favorevoli alla piena separazione tra Stato e Chiesa e in tempi recenti si sono schierati a favore dell’abolizione del crocifisso nelle scuole. Inoltre, hanno un atteggiamento molto più liberale sui temi etici, come l’aborto e l’eutanasia, rispettando la libertà di scelta degli individui. In merito all’omosessualità, le chiese valdesi accettano di benedire le coppie formate da persone dello stesso sesso e si impegnano nel contrastare l’omofobia. I valdesi sono inoltre favorevoli al testamento biologico, cioè il documento nel quale si dichiara quali trattamenti medici intraprendere in caso di propria incapacità a comunicare. Sostengono inoltre senza indugio la ricerca scientifica e medica.
Nonostante le divergenze, i valdesi dialogano con la Chiesa cattolica e sono riconosciuti dallo Stato italiano, al punto che la Chiesa valdese (più precisamente, l’Unione delle Chiese metodiste e valdesi) è una delle confessioni religiose alle quali i cittadini possono destinare l’8 x 1000 dell’Irpef.
Quanti sono i valdesi e dove vivono
I valdesi nel mondo sono circa 35.000 (sebbene esistano anche stime differenti). Approssimativamente 20.000 vivono in Italia e i restanti in due Paesi sudamericani, Argentina e Uruguay. In Italia i valdesi sono presenti soprattutto nella loro area di diffusione storica, le valli valdesi, in provincia di Torino: Val Pellice, Val Chisone e Valle Germanasca. La “capitale” dal valdismo è considerata è il paese di Torre Pellice. In totale, nella Penisola italiana si contano 120 chiese valdesi, delle quali 41 si trovano in Piemonte. I seguaci del movimento sono riuniti nella Chiesa evangelica valdese, che nel 1975 si è unita alla Chiesa metodista dando vita all’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

Molti valdesi sono attivi nel mondo intellettuale e in politica. Di recente, due seguaci del movimento hanno assunto la carica di ministro: Valdo Spini, ministro dell’ambiente tra il 1993 e il 1994 nei governi Amato I e Ciampi; Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale tra il 2006 e il 2008 nel governo Prodi II.
I valdesi sono presenti anche in Argentina e in Uruguay, in numero di circa 13.000, e si tratta di discendenti di emigranti italiani. Sono riuniti nella Iglesia Evangélica Valdense del Río de la Plata.

I valdesi erano presenti anche in altri Paesi meta dell’emigrazione italiana, come gli Stati Uniti, ma con il passare degli anni si sono fusi con altre confessioni religiose, in primis quella presbiteriana, perdendo la loro identità.
La storia del valdismo
Il valdismo nacque nel XII secolo, quando fiorirono diversi movimenti pauperistici, che predicavano la povertà della Chiesa e il ritorno ai valori del cristianesimo delle origini. Era lo stesso contesto nel quale, per opera di Francesco d’Assisi, si sviluppò il movimento francescano. Fondatore del movimento valdese fu Pietro Valdo, un mercante di Lione, che era rimasto impressionato dal Vangelo, in particolare da una frase di Gesù riferita da Matteo: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi”.

Valdo decise di adottare questo modello di vita e si circondò di un gruppo di seguaci, che divennero noti come i Poveri di Lione. La fondazione del movimento si fa risalire al 1174. I Poveri di Lione si dichiararono fedeli al papa e cercarono di ottenere il riconoscimento della Chiesa. Una delegazione si recò a Roma per incontrare il pontefice Alessandro III, che però non riconobbe il movimento, perché i valdesi pretendevano di poter predicare le Sacre Scritture, cosa che, per i cattolici, è riservata al clero secolare. Nel 1184, perciò, furono scomunicati insieme ad altri movimenti ereticali da papa Lucio III. Subirono anche una scissione e, all’inizio del XIII secolo, restarono privi del loro fondatore, Valdo, che morì nel 1206 o 1207 (la data esatta non è nota). Ciò nonostante, il valdismo si diffuse in varie regioni europee. I seguaci del movimento subirono una dura repressione ma, a differenza di altri movimenti pauperistici come i catari, la Santa Sede non riuscì a sradicarli completamente.
Nel Cinquecento i valdesi aderirono alla riforma luterana, accettando i principi del protestantesimo. Nei secoli successivi, quando la loro presenza era ormai limitata al solo Piemonte, subirono varie persecuzioni e massacri per mano dei duchi di Savoia. ma riuscirono a resistere.

Solo nel 1848 il re Carlo Alberto concesse loro i diritti civili e politici, riconoscendo la legittimità del movimento. Nel Novecento i valdesi hanno intrapreso un dialogo con i cattolici e raggiunto alcuni accordi, tra i quali il riconoscimento dei matrimoni misti. Un ulteriore passaggio sulla strada del dialogo ebbe luogo nel 2015, quando Papa Francesco visitò un tempio valdese a Torino (è stato il primo papa nella storia a farlo) e chiese perdono per le persecuzioni che, nel corso dei secoli, la Chiesa cattolica ha inflitto ai seguaci del movimento.