0 risultati
video suggerito
video suggerito
7 Marzo 2026
8:00

Come gli atleti non vedenti riescono a colpire il bersaglio nel biathlon paralimpico: mirare con l’udito

Nel biathlon paralimpico gli atleti non vedenti colpiscono il bersaglio “ascoltandolo”: un sistema elettronico trasforma la mira in suono, sfruttando la plasticità neurale. Ecco come funzionano classi, guida e tiro acustico alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026.

Ti piace questo contenuto?
Come gli atleti non vedenti riescono a colpire il bersaglio nel biathlon paralimpico: mirare con l’udito
Para-Biathlon
Un atleta di parabiathlon durante una gara. Credit: Paralympics New Zeland

Alle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 le gare di biathlon si disputeranno a Tesero, in Val di Fiemme, e vedranno protagonisti atleti suddivisi in diverse classi funzionali. Nel biathlon paralimpico si alternano lo sci di fondo e sessioni di tiro a segno: apparentemente nulla di diverso rispetto alla versione olimpica. Ma quando a gareggiare sono atleti con disabilità visiva, il momento del tiro al poligono diventa un caso straordinario di tecnologia applicata allo sport. Come si fa a colpire un bersaglio senza poterlo vedere? La risposta sta in un sistema che trasforma la mira in suono e sfrutta la straordinaria capacità del cervello di adattarsi. L'Italia gareggia ai Giochi Olimpici in casa con Marco Pisani per la categoria sitting e Cristian Toninelli per la categoria standing.

Regole e curiosità del biathlon paralimpico: le tre categorie

Nel biathlon paralimpico gli atleti non vengono classificati semplicemente in base al tipo di disabilità, ma secondo classi funzionali, cioè in base a quanto quella condizione influisce sulla performance sportiva.

Le tre macro-categorie sono:

  • Standing (in piedi): atleti con disabilità agli arti inferiori o superiori che sciano in posizione eretta.
  • Sitting (seduti): atleti con paraplegia o importanti limitazioni agli arti inferiori che utilizzano un sit-ski.
  • Vision Impaired (VI): atleti con disabilità visiva.

Nel caso della categoria Vision Impaired esistono tre sottoclassi:

  • B1: nessuna percezione della luce o incapacità di riconoscere la forma di una mano.
  • B2: capacità visiva molto ridotta o campo visivo inferiore a 5 gradi.
  • B3: residuo visivo maggiore rispetto a B2 ma con campo visivo inferiore a 20 gradi.

Gli atleti delle tre macro-categorie gareggiano insieme tra loro, ma per garantire equità tra le diverse sottoclassi, i tempi finali vengono corretti con un coefficiente di compensazione, che tiene conto del livello di disabilità e delle funzionalità residue.

Come funziona il tiro per un atleta non vedente

Nel biathlon per atleti con disabilità visiva è prevista la presenza di una guida, che ha un ruolo fondamentale: anticipa l’atleta di qualche metro segnalando curve, salite, discese, gestendo il ritmo di gara e comunicando costantemente con lui. Per l’atleta la guida è anche l’unico punto di riferimento sulla direzione da seguire: un ipovedente avrebbe davanti a sé un’unica distesa bianca se non ci fosse una persone dagli abiti colorati da poter seguire.

Quando però si arriva al poligono, l’atleta spara in autonomia, ed è qui che entra in gioco la tecnologia. Il bersaglio è posto a una distanza di 10 metri, contro i 50 del biathlon olimpico, ma il sistema è completamente diverso da quello tradizionale. Il bersaglio infatti non si “vede”: si ascolta. Il fucile è collegato a un dispositivo elettronico che traduce l’allineamento della mira in un segnale sonoro, trasmesso all’atleta tramite delle cuffie.

Quando l’atleta orienta l’arma verso il bersaglio, il sistema emette un suono, che aumenta di frequenza o intensità man mano che ci si avvicina al centro del bersaglio. Quando il suono raggiunge la massima intensità, significa che la mira è centrata, ed è quello il momento in cui l'atleta decide di sparare. Il dispositivo però non corregge la mira, fornisce solo un feedback proporzionale alla precisione dell’allineamento. Stabilità, controllo e tempismo restano interamente responsabilità dell’atleta.

La neuroscienza dietro il tiro: la sostituzione sensoriale

Il sistema sfrutta un principio noto come sostituzione sensoriale: nei soggetti con disabilità visiva, infatti, le aree cerebrali normalmente dedicate alla vista vengono coinvolte nell’elaborazione di stimoli uditivi. Con l’allenamento, l’atleta impara a distinguere variazioni minime di frequenza e associare l’intensità del suono alla posizione spaziale, in modo da creare una rappresentazione “acustica” dello spazio. Il tutto, come nel biathlon olimpico, si svolge in pochi attimi dopo uno sforzo intenso sugli sci, con frequenza cardiaca elevata e respirazione accelerata. Fermarsi, rallentare il battito e interpretare un segnale sonoro richiede un livello di concentrazione altissimo, unendo il controllo del proprio corpo alla percezione sensoriale.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views