
Due italiani su tre hanno bevuto almeno una bevanda alcolica (vino, birra o altri alcolici) nell'ultimo anno e oltre 8 milioni hanno avuto almeno un comportamento di consumo a rischio. A bere alcolici sono più uomini (78%) che donne (53,5%). Pur restando stabile nelle quantità, il consumo di alcol in Italia sta però cambiando: si beve meno ogni giorno, ma più spesso fuori pasto e in modo concentrato, soprattutto tra i giovani.
Quanti italiani bevono alcol e quanto ne bevono?
Secondo i dati WHO e OECD, in Italia il consumo medio di alcol puro pro capite, dai 15 anni in su, è di 7,8 litri all’anno. Un valore inferiore a quello di molti Paesi europei, ma che nasconde forti differenze nei comportamenti di consumo.
A bere alcolici sono più uomini (78%) che donne (53,5%) e negli ultimi 25 anni c’è stata una sostanziale stabilità del consumo complessivo di alcol (vino, birra, altri alcolici almeno una volta nell’anno), pari al 71% nel 1999 e al 69% nel 2023. Tuttavia, il modo di bere è cambiato nel tempo:
- Consumo quotidiano: dal 33% al 19%
- Consumo occasionale: dal 37% al 49%
- Consumo fuori pasto: dal 24% al 33%
Questo significa che si è passati da un consumo moderato e quotidiano di vino (il classico bicchiere di vino ai pasti) a modelli più simili a quelli del Paesi del Nord Europa, che non riguardano più solo il vino, ma anche birra e superalcolici, spesso consumati fuori dai pasti e concentrati in occasioni specifiche come nel fine settimana.
Il consumo giornaliero di bevande alcoliche interessa più gli uomini che le donne, ma la riduzione viene osservata per entrambi. Quello fuori pasto mostra, invece, andamenti molto simili per genere, ma su livelli superiori per gli uomini.
Qual è il limite del consumo moderato di alcol?
Nel nostro Paese, l’esposizione all’alcol è causa di circa 39 mila accessi al Pronto soccorso all'anno, con diagnosi principale di abuso di alcol episodico. Il consumo di alcol crea, infatti, nell’immediato alterazioni psicomotorie che espongono a un aumentato rischio non solo chi lo assume ma anche il contesto sociale di riferimento. Bere alcolici, infatti, aumenta il rischio di restare coinvolti in incidenti stradali, ma anche indurre comportamenti sessuali a rischio, infortuni sul lavoro, episodi di violenza, abbandoni e incapacità di costruire legami affettivi stabili. Inoltre, a lungo termine, è associato allo sviluppo di numerose malattie croniche e può creare dipendenza.
Gli effetti nocivi dell'alcol (immediati e cronici) dipendono da diversi fattori:
- la quantità di alcol bevuta abitualmente (consumo medio giornaliero)
- la quantità assunta in una singola occasione
- le modalità e il contesto di consumo
- caratteristiche individuali (come età, sesso, condizioni patologiche).
Se i rischi per la salute possono essere annullati completamente solo astenendosi totalmente dal consumo di bevande alcoliche, per definire il consumo moderato, le istituzioni sanitarie si basano su delle soglie che comportano rischi per la salute modesti, tali da poter essere considerati accettabili.
Per definire queste soglie, si utilizza come riferimento l’unità alcolica (UA), corrispondente a 12 grammi di alcol puro. Per capire concretamente a quanto corrisponde, la formula è
(ml di bevanda alcolica* %alcolica * 0,8)/100
Utilizzando questa formula possiamo scoprire che un'unità alcolica corrisponde a circa:
- 1 bicchiere di vino (125 ml a 12°)
- 1 lattina di birra (330 ml a 4,5°)
- 1 bicchierino di liquore (40 ml a 40°)
Le soglie di consumo moderato sono:
- Uomini tra i 18 e 65 anni: max 2 UA in media al giorno, corrispondenti a 60 UA nell’ultimo mese
- Donne e Over 65: max 1 UA in media al giorno, corrispondenti a 30 UA nell’ultimo mese
Superare queste soglie significa entrare nel consumo a maggior rischio, ove i rischi per la salute aumentano considerevolmente.
Chi è più a rischio?
L'abitudine alle ubriacature raggiunge il picco massimo a 20-24 anni, dove oscilla intorno al 15% in tutte le generazioni di nati tra 1984 e 2004, per poi abbassarsi nelle età successive e ad assumere comportamenti a rischio sono più uomini (21%) che donne (9%).
Complessivamente, sono più di 8 milioni di italiani (18%) hanno una modalità di bere considerata a maggior rischio. Il consumo a maggior rischio riguarda il 9% degli adulti fa binge drinking (cioè beve 5 o più UA in una unica occasione per gli uomini e 4 o più UA per le donne), il 10% invece consuma alcol esclusivamente o prevalentemente fuori pasto e il 2% ne fa un consumo abituale elevato (3 o più UA medie giornaliere per gli uomini e 2 o più UA per le donne). Le differenze territoriali sono marcate, con il Nord Est che risulta l'area con la concentrazione più alta (19%), mentre il Mezzogiorno quella più bassa (12%).
Il dato più allarmante riguarda però i minori: tra gli 11–17 anni, il 15,7% ha bevuto almeno una volta, anche se la vendita e somministrazione di bevande alcoliche sono vietate fino ai 18 anni di età.
Dati preoccupanti sono anche quelli che arrivano dal 48% delle persone con malattie del fegato, che hanno dichiarato di aver bevuto negli ultimi 30 giorni, così come il 10% delle donne in gravidanza e quasi un quarto (22%) delle donne che allattano. Eppure, solo il 7% dei consumatori a rischio riferisce di aver ricevuto il consiglio di bere meno da un operatore sanitario.