
"Biotecnologie" è una parola che tutti abbiamo sentito almeno una volta nella vita: all’università, al telegiornale, in qualche campagna pubblicitaria, nei discorsi sulla scienza del futuro… Eppure, se qualcuno ci chiedesse di spiegare con precisione di cosa si tratta, la maggior parte di noi non lo saprebbe dire.
Come dice il nome (“bio” significa “vita”), le biotecnologie studiano gli organismi viventi, le cellule o le loro parti per prendere ispirazione dalla natura e sviluppare prodotti e tecnologie utili all'uomo. Trovano applicazione in tanti campi: dai materiali che accompagnano la nostra quotidianità alla medicina per curare malattie, dall’agricoltura per migliorare i raccolti, fino a cibi, bevande ma anche carburanti più sostenibili.
Ma per quanto il nome sembri altisonante e futuristico, le biotecnologie non sono il futuro: sono già qui. Sono nel detersivo che usiamo per lavare i panni, dove enzimi prodotti da microrganismi eliminano le macchie a basse temperature, così come mitigano la nostra intolleranza al lattosio. Sono nella plastica biodegradabile della borsa della spesa, ottenuta da batteri ingegnerizzati. Sono nell'insulina che milioni di persone diabetiche usano ogni giorno, prodotta non più da pancreas animali ma da lieviti e batteri geneticamente modificati. E tutto questo grazie a dei professionisti in particolare, i biotecnologi industriali.
La giornata tipo di un biotecnologo industriale
Proviamo a rispondere a una domanda concreta: cosa fa, ogni giorno, un biotecnologo industriale? La risposta dipende principalmente da dove lavora, e la varietà è una delle cose più interessanti di questa professione.
Ecco qualche esempio concreto:
- Scenario uno: il laboratorio di ricerca farmaceutica. È mattina, e un biotecnologo sta coordinando un progetto dedicato alla produzione di un anticorpo monoclonale in cellula. Il suo lavoro non si limita all'attività sperimentale: partecipa alla progettazione dell'intero processo produttivo, definisce le strategie di sviluppo della linea cellulare e coordina le attività del team tecnico. Analizzando dati e risultati sperimentali, stabilisce le condizioni ottimali di coltura – temperatura, pH, concentrazione dei nutrienti – per massimizzare la resa e garantire la qualità del prodotto finale. In pratica, quindi, stiamo parlando di una figura che unisce competenze scientifiche, capacità decisionali e visione industriale, trasformando la conoscenza biologica in un processo produttivo affidabile e sostenibile.
- Scenario due: un impianto di biomanifattura. È mattina in uno stabilimento di biomanifattura, e una biotecnologa – responsabile nella gestione della produzione di biopolimeri biodegradabili ottenuti mediante fermentazione microbica – sta supervisionando le diverse fasi del processo, interpretando i dati provenienti dagli impianti, e prendendo decisioni per ottimizzare efficienza e qualità. Questa professionista collabora con ingegneri, tecnici e responsabili della qualità per garantire il rispetto degli standard produttivi, e contribuisce allo sviluppo di nuove strategie e all'innovazione dei processi industriali. Ma non solo: progetta come migliorare i microrganismi sia selezionando varianti naturali con caratteristiche più adatte al processo, sia ridisegnando il loro metabolismo perché possano utilizzare fonti rinnovabili (perfino la CO2!) e resistere agli stress industriali. Una figura professionale che si muove tra ricerca, produzione e management tecnologico.
- Scenario tre: un computer, tanti dati. In una startup biotech, un team di biotecnologi lavora all'analisi di enormi quantità di dati genomici provenienti da migliaia di pazienti. Il loro strumento principale è il computer e linguaggi di programmazione (Python, ad esempio). Il loro valore, però, non risiede soltanto nell'analisi dei dati: infatti, in collaborazione con altri specialisti progettano gli studi, definiscono le domande biologiche da affrontare, sviluppano modelli predittivi e interpretano i risultati per orientare le decisioni scientifiche e cliniche. Grazie alle loro competenze interdisciplinari sono in grado di trasformare dati complessi in conoscenza utile per migliorare la diagnosi delle malattie rare e guidare lo sviluppo della medicina del futuro.
Il corso di Bicocca: struttura e percorsi
Il corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie Industriali dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca prevede tre percorsi di specializzazione, che rappresentano tre risposte diverse alla stessa domanda: come sfruttare al meglio le nostre conoscenze in fatto di biologia?
I tre percorsi:
- Biotecnologie per processi e prodotti è il percorso per chi vuole occuparsi della dimensione produttiva e di innovazione: progettare e ottimizzare processi bio-based, gestire la filiera dalla cellula all'impianto. È il profilo più vicino all'industria manifatturiera nel senso stretto del termine.
- Molecolari per la salute è il percorso adatto a chi è orientato verso la ricerca farmaceutica e biomedica e vuole stare in laboratorio. Qui si lavora su farmaci biologici, terapie innovative e diagnostica molecolare.
- Informatiche e sistemiche è il percorso più ibrido: integra biologia e strumenti computazionali per analizzare grandi quantità di dati omici (le informazioni biologiche estratte da una cellula, un tessuto o un intero organismo), costruire modelli predittivi e lavorare su sistemi biologici complessi. Potremmo dire che è un mix tra un esperto di scienze della vita e un informatico, e che quindi è richiestissimo nell'industria digitale, nelle startup biotech e nei centri di ricerca più avanzati.
Una delle caratteristiche più interessanti di questi percorsi è la flessibilità: per ognuno ci sono quattro materie obbligatorie, oltre alle quali si può attingere da 30 insegnamenti a scelta. Ciò significa che ogni studente può costruire un percorso personalizzato in base ai propri interessi, alle competenze che vuole sviluppare e al mercato in cui intende inserirsi.
Non meno importante è il legame con il mondo del lavoro: oltre il 70% dei tirocini per la Tesi viene svolto in aziende e centri di ricerca esterni all’Università. Le biotecnologie industriali infatti si imparano soprattutto “sporcandosi le mani” e lavorando su problemi reali.

L’importanza delle tecnologie abilitanti e gli sbocchi lavorativi
Al termine di questo corso magistrale gli studenti diventano figure strategiche anche grazie a un concetto: quello di Key Enabling Technologies, ossia le tecnologie abilitanti. Sono quelle tecnologie trasversali — come la biotecnologia, appunto, ma anche la nanotecnologia, la fotonica, la microelettronica — che non producono solo un prodotto o un servizio specifico, ma abilitano l’innovazione in settori diversissimi tra loro.
Anche le biotecnologie industriali rientrano in questa categoria: infatti, non servono solo alla farmaceutica o all'alimentare, ma anche alla chimica verde, ai materiali avanzati, all'energia, all'ambiente. Sono una piattaforma di innovazione — e chi le padroneggia ha un valore trasversale che attraversa interi settori economici.
Proprio perché sono così trasversali, gli sbocchi lavorativi sono davvero ampi: si può lavorare nella ricerca farmaceutica e biomedica, nella biomanifattura, nella consulenza tecnico-scientifica, nei ruoli tecnico-commerciali di aziende che sviluppano e distribuiscono prodotti biotecnologici.
Inoltre, per gli studenti del corso alla ricerca di un'opportunità concreta per costruire un profilo internazionale esiste anche la possibilità di ottenere un doppio titolo in collaborazione con l'Université de Paris Cité (Laurea Magistrale in Biotecnologie Industriali e Master de Génétique).
Chi studia biotecnologie industriali, quindi, non si specializza in un settore, ma in un approccio: quello di usare la biologia come strumento per risolvere problemi reali. Dalla salute alla sostenibilità, dall'industria chimica all'alimentare: le sfide più grandi del nostro tempo hanno quasi tutte una risposta biologica, e i biotecnologi industriali sono tra le figure che dovranno progettarla.
Se siete interessati a scoprire di più riguardo a questo corso di Laurea Magistrale, potete consultare la pagina dedicata sul sito di UniMiB.