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8 Aprile 2026
16:00

Dove si vive più a lungo in Italia: la classifica regione per regione del report ISTAT

Marche, Umbria e Molise sono le regioni più longeve d'Italia, con una aspettativa di vita media di circa 86; chiude la classifica la Campania con 81,9 anni. L'Italia si conferma uno dei Paesi più longevi al mondo, anche grazie a una bassissima mortalità infantile.

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Dove si vive più a lungo in Italia: la classifica regione per regione del report ISTAT
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Le regioni più longeve d’Italia sono Marche, Umbria e Molise. Immagine creata con AI.

Il nuovo report ISTAT «La salute: una conquista da difendere» traccia una fotografia dell'aspettativa di vita oggi in Italia e di com'è cambiata nel tempo. Oggi l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita alla nascita che tocca gli 83,4 anni. Dal 1990 al 2024 gli uomini hanno guadagnato circa 8 anni di vita media, mentre per le donne l’aumento è stato di circa 6 anni e mezzo. Si è così arrivati rispettivamente a 81,5 anni per i maschi e 85,6 per le femmine. Se invece guardiamo all’età mediana alla morte – cioè quel valore che divide la popolazione in due metà uguali, tra chi muore prima e chi dopo – nel 2023 si attesta a 81,6 anni per gli uomini e 86,3 per le donne. Guardando ai territori, le Marche, l’Umbria, il Molise e la Toscana guidano la classifica per la “mediana nazionale alla morte”, mentre la Campania chiude la graduatoria.

La classifica delle regioni: in cima al podio le Marche

Il report ISTAT mette in luce le differenze nell'aspettativa di vita media tra le regione italiane, evidenziando una forbice di circa 4 anni tra le regioni più e meno longeve. Si passa infatti da meno di 82 anni in Campania a oltre 86 nelle Marche, con un chiaro svantaggio per molte delle regioni più popolose del Sud.

Al 2023, la mediana nazionale alla morte nell'intera popolazione italiana (contando quindi sia uomini che donne) è di 84,4 anni. Al di sotto di questo valore troviamo Valle d’Aosta (84,3 anni), Puglia (84,1), Lazio (83,9), Calabria (83,8), Sardegna (83,5) e Sicilia (83,3) e infine Campania (81,9 anni). Dall’altra parte della classifica troviamo in testa le Marche (86,1 anni), seguita da Umbria (85,9), Molise e Toscana (85,7), Emilia-Romagna (85,5), Abruzzo e Liguria (85,4), Basilicata (85,3) e la Provincia autonoma di Trento (85), PiemonteVeneto (84,8), Friuli-Venezia Giulia (84,7), Lombardia (84,6) e la Provincia autonoma di Bolzano (84,5).

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Età mediana alla morte per regione nel 2023. Credit: Istat

Quando genere e territorialità si incrociano

C'è sempre stata una differenza significativa, in Italia e non solo, tra l'aspettativa di vita di uomini e donne. Ma è interessante guardare come anche la provenienza geografica influenza la mortalità di genere. Per esempio, il report ISTAT mostra come la mortalità è cambiata dal 1990 al 2023. La riduzione è netta, pari a circa il 43% tra gli uomini e al 40% tra le donne. Il Centro-Nord fa da capolista con cali superiori al 50%, mentre nel Mezzogiorno la riduzione si ferma intorno al 35%. Qui sotto possiamo vedere i dati di mortalità al 2023 (decessi per 100.000 abitanti) nelle varie regioni italiane, suddivisi per maschi e femmine.

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Tassi standardizzati di mortalità, per regione di residenza e sesso, anno 2023. Valori per 100.000 abitanti. Credit: Istat
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Tassi standardizzati di mortalità, per regione di residenza e sesso, anno 2023. Valori per 100.000 abitanti. Credit: Istat

Le nuove sfide della longevità

In Italia si vive sempre più a lungo, ma questa longevità porta con sé nuove sfide sanitarie e sociali. Le malattie tipiche dell’età avanzata – tumori, problemi cardiovascolari e multimorbilità – colpiscono ormai 13 milioni di persone. Gran parte dei progressi nella longevità deriva da un salto storico: la mortalità infantile è crollata. Nel 1870, oltre 230 bambini su 1000 non arrivavano al primo anno; nel 2023, sono appena 2,7 su 1000 nati vivi, tra i valori più bassi al mondo.

Ma vivere più a lungo significa anche convivere con più malattie croniche. I tumori oggi rappresentano oltre un quarto dei decessi (26,3%), mentre le malattie cardiovascolari toccano il 30%, diventando il killer principale dalla metà del Novecento. Anche diabete e ipertensione sono in crescita: non solo per l’invecchiamento della popolazione, ma anche grazie a diagnosi più precoci, controlli tempestivi e stili di vita poco salutari.

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Popolazione con multimorbilità e alcune patologie croniche. Anni 1995, 2010 e 2025. Credit: Istat
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