
La frana avvenuta ieri a Niscemi, in provincia di Caltanissetta in Sicilia, è ancora in corso. Secondo Salvo Cocina, dirigente della Protezione Civile siciliana, si tratta di una frana «senza precedenti» per la Sicilia. La situazione è peggiorata a partire dal tardo pomeriggio di ieri, con altri cedimenti che hanno provocato un allargamento del fronte di frana e a un aumento del taglio verticale che è arrivato fino a 50-55 metri, come confermato dal sindaco Massimiliano Conti. La fascia di sicurezza è stata allargata fino a a 150 metri dal fronte, portando il numero di evacuati a 1500 (oltre 300 famiglie). Due delle quattro vie di accesso alla cittadina, le provinciali SP10 e SP12, sono state chiuse, lasciando il paese quasi isolato.

L'allerta rimane massima: come ha dichiarato il presidente della Società Geologica Italiana Rodolfo Carosi l'arretramento della corona di frana sta gradualmente proseguendo, pertanto gli edifici sul ciglio della scarpata sono ad alto rischio. Secondo Cocina, le abitazioni entro una distanza di 50-70 metri dal fronte sarebbero destinate a crollare per il progressivo cedimento dei terreni sabbiosi esposti a seguito della frana.

Il motivo geologico per cui la frana non si ferma risiede nella stratigrafia della zona interessata alla frana. Una relazione geologica presentata alla Regione Sicilia nel 2019 conferma che sotto il suolo si trova infatti un primo strato di depositi alluvionali dovuti ai corsi d'acqua lì presenti, fatti di ciottoli immersi in una matrice scarsamente cementata. Al di sotto troviamo uno strato di sabbie e uno di limi prima di arrivare a un substrato di argille marnose. Gli stati superiori sono porosi, mentre le argille sono molto meno permeabili.
Con le intense precipitazioni cadute di recente con la tempesta Harry, i materiali porosi hanno permesso all'acqua meteorica di infiltrarsi fino al substrato argilloso. A questo punto le argille si sono imbevute d'acqua, e questo hanno fatto loro perdere resistenza provocandone uno scivolamento verso valle. Gi strati sovrastanti, poco cementati e appesantiti dall'acqua assorbita, sono a quel punto ceduti anche per via della formazione di una superficie interstiziale d'acqua accumulatasi sul bordo superiore dello strato argilloso, che ha ridotto l'attrito tra le due masse. Di conseguenza la corona di frana ha cominciato ad arretrare, perché gli strati sabbiosi e limosi non hanno abbastanza consistenza per sostenersi nel tempo senza supporto. Questo processo, una volta partito, non si arresta con la fine delle precipitazioni.
Non dobbiamo però “dare la colpa” alla temperata Harry. Anche se può avere avuto un ruolo come innesco di questo evento franoso, il processo era già in atto. Ricordiamo infatti che questa è una delle zone con più elevato rischio frana in Italia, già classificata dall'ISPRA come P4 (pericolosità molto elevata) e il rischio per gli edifici in prossimità della corona era indicato come R3-R4 (elevato-molto elevato). La stessa zona era stata colpita da una frana di grandi dimensioni nel 1997, che è stata parzialmente riattivata dall'evento di ieri, oltre che da una frana appena una decina di giorni fa. Insomma, non si è trattato di un evento improvviso e inaspettato: la zona era fragile, già parzialmente compromessa da cedimenti precedenti ed era considerata ad alto rischio.