
Una frana ha colpito la località di Silvi Paese, in provincia di Teramo (Abruzzo), causando il crollo di alcuni edifici e alberi, con danni stimati per circa 4 milioni di euro. Come anche confermato dal progetto Polaris del CNR, il fronte franoso era già da tempo monitorato e si era attivato lo scorso 25 gennaio 2026, con una prima evacuazione di alcuni edifici. Il movimento è poi continuato lentamente, fino ad accelerare nelle prime ore di sabato 28 marzo, con la frana in Contrada Santa Lucia che ha causato la distruzione di quattro abitazioni, di cui una completamente crollata.
I tecnici della Protezione Civile – il cui intervento tempestivo ha permesso di mettere in sicurezza 11 nuclei familiari, evitando così vittime – ora dovranno monitorare eventuali nuovi movimenti lungo la strada provinciale 29/b, interessata da profondi cedimenti e fratture essendo localizzata nell’area di alimentazione della frana.
Per motivi di precauzione, le scuole sono state chiuse fino al 1° aprile: nel frattempo, il paese si trova a rischio isolamento, dopo che un'altra frana in Contrada Valle Scura ha interrotto i collegamenti principali.
Maurizio Scelli, il direttore dell'Agenzia Regionale di Protezione Civile dell'Abruzzo, in un post sui canali social ha definito la situazione «molto difficile, ma sotto controllo» per la quale «sono state messe in campo tutte le forze: al momento si sta mettendo in sicurezza l'area e partiranno da subito i sondaggi per capire le cause di questo aggravarsi della situazione».
Cos’è successo con la frana a Silvi Paese in Abruzzo, in provincia di Teramo
Come accennato, la frana si era già attivata lo scorso 25 gennaio (quasi in concomitanza con la frana di Niscemi, con la quale però non esiste alcun tipo di collegamento), al punto che venerdì 27 marzo la Regione Abruzzo aveva già comunicato lo stanziamento di 244.000 euro per gli interventi urgenti. Nella mattina di sabato 28 marzo, tuttavia, il movimento franoso ha però accelerato, causando il crollo di vari edifici e di diversi alberi.
La frana, insomma, interessa un fronte da tempo sotto controllo e costantemente monitorato: l’accelerazione registrata ha però determinato un aggravamento del quadro, tanto che l’abitazione crollata non rientrava tra quelle considerate fino a quel momento tra le più esposte al rischio.

In queste ore, il fronte franoso si è ulteriormente allargato e ora è al centro del monitoraggio della Protezione Civile e dei tecnici specializzati, che hanno coinvolto anche l'Università Gabriele D'Annunzio per lo svolgimento delle indagini geologiche e idrogeologiche: il prossimo passo sarà quello di definire il quadro evolutivo del fenomeno e individuare il tipo di interventi da realizzare.
L'area è stata delimitata come “zona rossa”, mentre altre costruzioni sono attentamente monitorate: in totale, sono 11 i nuclei familiari evacuati. Gli abitanti evacuati sono stati assistiti dal Comune, che ha fornito loro delle strutture abitative alternative: l'obiettivo finale è quello di permettere una loro delocalizzazione.
L'analisi del territorio e il rischio frane: le relazioni geologiche
Da un punto di vista geologico, la vulnerabilità geomorfologica del rilievo collinare sul quale sorge Silvi Paese era già nota da tempo, come confermano le diverse relazioni geologiche realizzate nel corso degli anni.
Silvi Paese è situato a una quota di circa 230 metri, a solo 1 km in linea d'aria dalla costa: fa parte di un sistema di rilievi collinari che comprende Colle Pigno (250 m), Colle Finestre (283 m), Colle Terremoto (262 m) e Pianacce (230 m). Si tratta quindi di un centro abitato, collocato in posizione sommitale su un rilievo molto ripido e ravvicinato al mare.
Più nello specifico, dal punto di vista geomorfologico, il territorio è caratterizzato da dorsali sub-pianeggianti allungate in direzione ovest-est, separate da vallate fortemente incise, con uno sviluppo verticale che dal livello del mare raggiunge i 286 m a Colle La Montagnola. Silvi Paese sorge proprio su una di queste dorsali sommitali.
Il punto è che, come riportato nella relazione geologica del 2019, nelle zone collinari sono presenti depositi di frana appartenenti a corpi di frana di scorrimento rotazionale. Proprio queste zone in frana — con stato di attività attivo, quiescente o non attivo — rientrano tra le zone suscettibili di instabilità di versante sotto sollecitazione sismica.