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6 Febbraio 2026
12:00

Il Giovane “Principe” delle Arene Candide, sepolto in Liguria, fu ucciso da un orso: lo svela uno studio

Svelati in un nuovo studio maggiori dettagli sulla morte del “Principe” delle Arene Candide, un adolescente della Preistoria morto a 14-16 anni. Le nuove analisi dei traumi ossei indicano una morte causata da un attacco di grande carnivoro, probabilmente un orso, e un rito funerario straordinario legato all’evento.

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Il Giovane “Principe” delle Arene Candide, sepolto in Liguria, fu ucciso da un orso: lo svela uno studio
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I resti della sepoltura del Giovane "Principe" delle Arene Candide, col suo corredo, in esposizione al Museo Archeologico di Genova. Credit: Lorenzo Donzelli.

Un nuovo studio ha svelato che la morte del Giovane "Principe" delle Arene Candide, una delle più note sepolture dell'Italia preistorica, possa essere stata causata dall'attacco di un orso bruno. La ricerca, pubblicata sul Journal of Anthropological Science, si è concentrata sullo studio dei traumi sulle ossa, suggerendo la plausibile correlazione: si tratta dei resti di un individuo adolescente (non è possibile stabilirne con certezza il sesso), morto tra i 14 e i 16 anni di età e sepolto dai suoi cari in una grotta in provincia di Savona (Liguria) con un corredo eccezionale, fra i più stupefacenti nel panorama del Paleolitico Superiore (50.000-10.000 anni fa) in Italia.

La sepoltura del "Principe" delle Arene Candide venne scoperta nel corso della campagna di scavi nella grotta svolta nel 1942 da Luigi Cardini e Luigi Bernabò Brea, padri dell'archeologia preistorica e protostorica in Italia. Venne soprannominato il "Principe" per via dell'eccezionalità del suo corredo, composto da un copricapo realizzato con centinaia di conchiglie perforate e canini di cervo, pendenti in avorio, ocra, quattro propulsori in palco di cervo forato (attrezzo utilizzato nella preistoria per imprimere più forza nello scagliare una lancia) e una grossa lama di selce, stretta nella mano destra. La sepoltura risalirebbe a circa 28.000 anni fa. Già nel 1942 ci si rese conto che le ossa presentavano una serie di traumi, ma questi non furono oggetto di studi successivi, sebbene si ipotizzasse che fossero stati provocati da un incidente di caccia.

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Modello della sepoltura del "Principe" delle Arene Candide. Credit: Sparacello et al.

Un gruppo di ricerca che ha come capofila il prof. Vitale Sparacello dell'Università di Cagliari, si è occupato per la prima volta di una analisi approfondita dei traumi scheletrici presenti sui resti del "Principe".  Le lesioni sono state analizzate con tecniche moderne, che hanno permesso anche di individuarne di nuove, cercando di ricostruire la possibile dinamica della morte. Particolarmente evidenti (notate già nel 1942) sono le lesioni alle vertebre cervicali, alla mandibola (una parte di essa è addirittura mancante) e all'omero, alla scapola e alla clavicola sinistri. Oltre a queste, le nuove analisi hanno messo in evidenza la presenza di un graffio sull'osso parietale sinistro del cranio e una profonda puntura sulla fibula destra. Tutti questi gravi traumi sono risultati essere perimortali, ovvero occorsi nelle circostanze della morte.

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A sinistra l’attuale musealizzazione dei resti a Genova, a destra la foto del ritrovamento nel 1942, prima del restauto del copricapo. Si nota l’ocra gialla nei pressi della grave ferita alla mandibola. Credit: Sparacello et al.

Confrontando il pattern delle ferite mortali presenti sui resti del "Principe", queste risultano essere compatibili con l'attacco da parte di un grande carnivoro, come un orso bruno (Ursus arctos), un orso delle caverne (Ursus spelaeus), un leopardo (Panthera pardus), o un leone delle caverne (Panthera spelaea). La lesione sul parietale sinistro sembrerebbe essere stata causata da un artiglio, mentre la ferita sulla fibula destra da un morso. Gli attacchi degli orsi in particolare sono ben noti nella letteratura medica, e la concentrazione delle ferite nella parte alta del corpo (omero, scapola, clavicola e mascella), tipica di questo genere di attacchi, causate da morsi o artigliate, sembra vedere proprio in un orso il principale indiziato per la morte dell'adolescente.

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Particolare della clavicola sinistra dell’individuo, tranciata di netto e con segni di rigenerazione ossea. Credit: Sparacello et al.

Dopo l'attacco, sorprendentemente, l'individuo sopravvisse ancora per due o tre giorni prima di morire. Le ferite infatti presentano tracce di rigenerazione del tessuto osseo, un indizio che ci segnala come il "Principe" non morì subito. La morte occorse successivamente, probabilmente a causa di emorragia interna, danni cerebrali secondari o insufficienza multiorgano. Forse è da ricercarsi proprio nelle traumatiche ed eccezionali circostanze della morte dell'individuo la ragione per cui l'adolescente è stato sepolto con un corredo così particolare.

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La grave ferita alla mandibola. Credit: Sparacello et al.

La ricchezza della sepoltura, come accadeva spesso nel Paleolitico Superiore, non era legata a una gerarchizzazione della società, con individui meno o più importanti di altri, ancora inesistente,  bensì all'eccezionalità dell'individuo o delle circostanze della morte e all'effetto che questa ha avuto nel gruppo sociale di riferimento. Si potrebbe facilmente postulare che la morte così cruenta e dolorosa di un individuo così giovane possa aver richiesto al suo gruppo di appartenenza un rituale funerario particolare ed eccezionale. A rafforzare questa teoria, vi è anche il fatto che l'ocra gialla, utilizzata a scopo simbolico in moltissime sepolture paleolitiche, sia stata ritrovata in associazione alla grave ferita alla mascella, che sicuramente sfigurò pesantemente l'adolescente. Il corredo e il rituale funerario in sé potrebbero essere stati la maniera del gruppo a cui apparteneva il "Principe" di esorcizzare il dolore e il lutto.

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