
La terza guerra del Golfo, tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, sta avendo delle conseguenze dirette sull’economia mondiale e anche sulle tasche dei cittadini: secondo un’analisi di Facile.it le bollette per le famiglie italiane potrebbero aumentare in media 121 euro per il gas e 45 euro per l’energia elettrica quest’anno. Il conto complessivo medio annuo arriverebbe così a sfiorare i 2.600 euro. L’impatto non sarà uniforme per tutti. Le famiglie con contratti a prezzo variabile sono le più esposte perché le condizioni economiche sono infatti legate direttamente all’andamento delle quotazioni all’ingrosso. Ma anche chi ha scelto un prezzo fisso non è completamente al riparo nel lungo periodo: se la fase di tensione dovesse protrarsi, i nuovi rinnovi contrattuali potrebbero avvenire a condizioni meno vantaggiose. Ma da cosa sono dovuti questi aumenti?
Da cosa dipende l’aumento delle bollette in Italia e del petrolio
Tra le giornate di sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo Teheran ha deciso di interrompere il traffico navale nello stretto di Hormuz – quella porzione di mare tra Iran e Oman. Questo ha avuto delle conseguenze disastrose sul mercato dell’energia: dallo stretto passa quasi il 30% del traffico di petrolio mondiale e il 20 % del Gnl (Gas naturale liquefatto). L’interruzione ha portato a uno shock dei prezzi: solo il gas è aumentato del 72% nell’ultima settimana al mercato di Amsterdam – quello di riferimento per stabilire il prezzo a cui viene acquistato dai Paesi Europei. E anche il petrolio non è stato da meno: il Brent – l’indice che stabilisce il prezzo al quale il petrolio viene acquistato dai Paesi Europei – è salito del 17%. Questi aumenti generalizzati hanno delle conseguenze sul costo della materia prima e a cascata – applicando oneri di sistema e tasse – sul prezzo finale delle nostre bollette.
Come si stabilisce il prezzo finale in bolletta di gas e elettricità
Nel caso del gas, il prezzo di acquisto dipende principalmente dalle quotazioni della borsa del gas di Amsterdam, che pesa per circa il 75%, mentre il restante 25% è legato al prezzo del petrolio Brent. Per l’elettricità, invece, il prezzo all’ingrosso è influenzato soprattutto dal costo delle energie rinnovabili (circa 52% delle ore) e dal gas (circa 48%), che resta una delle fonti principali per produrre energia.
Una volta che il prezzo dell’energia si forma sui mercati all’ingrosso — come abbiamo scritto il gas sul mercato di Amsterdam o l’elettricità sulla borsa elettrica — quel costo diventa la materia prima energetica, che rappresenta in media circa il 50% della bolletta. A questo si aggiungono i costi per trasporto e gestione della rete (circa 20%), gli oneri di sistema destinati a finanziare alcune politiche energetiche (circa 15-20%) e infine tasse e IVA, che incidono per circa 10-15%. La somma di queste componenti determina il prezzo finale pagato da famiglie e imprese.
Cosa fare per difendersi dall’aumento dei prezzi in bolletta
Per difendersi dagli aumenti dei prezzi dell’energia, Arera – l’ente che regola e monitora i mercati di elettricità, gas, acqua e rifiuti – invita prima di tutto i consumatori a monitorare le offerte e confrontare i contratti disponibili, valutando se il proprio piano tariffario è ancora conveniente rispetto al mercato. In caso di forte volatilità dei prezzi, può essere utile scegliere offerte più stabili o con condizioni chiare sui meccanismi di aggiornamento.
Intanto l’Autorità sta seguendo con attenzione l’andamento del mercato del gas: come spiegato dal presidente Nicola Dell’Acqua, Arera sta svolgendo riunioni quotidiane di monitoraggio sui prezzi del gas e, se la tensione su essi dovesse continuare o peggiorare, è pronta a segnalare con urgenza al governo la necessità di misure straordinarie per contenere l’impatto sulle bollette.