0 risultati
video suggerito
video suggerito
24 Febbraio 2026
7:00

I laureati hanno più possibilità di trovare un lavoro rispetto ai diplomati: i dati Istat

La laurea aumenta del 10% la probabilità di trovare lavoro rispetto a un diploma di scuola superiore, e di quasi il 30% rispetto a chi ha un titolo inferiore. Ma l’Italia resta indietro rispetto all’Europa in numero di laureati.

Ti piace questo contenuto?
I laureati hanno più possibilità di trovare un lavoro rispetto ai diplomati: i dati Istat
lavoro laurea

I laureati hanno davvero più possibilità di trovare lavoro in Italia e il vantaggio non è piccolo: in base agli ultimi dati Istat, il tasso di occupazione dei laureati tra i 25 e 64 anni è dell’84,7%. Chi ha solo il diploma di scuola superiore si ferma invece al 74%, mentre chi possiede un titolo ancora inferiore arriva appena al 55%. Ma non tutti gli indirizzi di studio garantiscono lo stesso vantaggio, e neanche tutti gli atenei.

Se la quota di diplomati italiani è in linea con la media europea (44% dei 25-64enni), quella dei laureati è decisamente più bassa (22% degli italiani contro il 36% degli europei). Questi dati ci dicono che anche se la laurea aumenta le probabilità di essere occupati,in Italia i laureati sono ancora pochi. Inoltre, la quota di laureati italiani tra i 25-34enni è solo del 32%, ben al di sotto dall’obiettivo europeo fissato per il 2030 al 45%, e questo dato colloca l’Italia al penultimo posto in Europa (davanti solo alla Romania).

A questo problema quantitativo, se ne aggiunge poi uno occupazionale: nonostante la laurea aumenta le probabilità di essere occupati, l’Italia resta sotto la media UE: nell’Unione Europea il tasso di occupazione dei laureati raggiunge l’88%, circa 3 punti in più rispetto all’Italia. Questo significa che, anche se la laurea in Italia aiuta, l’inserimento lavorativo dei laureati italiani è ancora leggermente meno favorevole rispetto alla media europea.

Tuttavia, il tasso di disoccupazione per i laureati italiani è significativamente più basso (3%), rispetto a quello dei di diplomati (5%) e di chi ha titoli ancora inferiori (9%). Inoltre, tra i giovani 20-34enni cha hanno conseguito il titolo da almeno 1 anno e da non più di 3 anni, oltre il 77% dei neolaureati italiani è già occupato, mentre tra i neodiplomati si scende al 61%. Anche all’inizio della carriera, la laurea sembra quindi dare un vantaggio importante rispetto al diploma, riduce il rischio di disoccupazione e accorcia i tempi di ingresso nel mercato del lavoro. Non conta infatti solo se si trova lavoro, ma anche quanto velocemente.

Il vantaggio della laurea non è però uguale per tutti gli indirizzi di studio: alcuni facilitano maggiormente l’ingresso nel mondo del lavoro.

Nel 2024, il tasso di occupazione tra i laureati 30-34 nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) ha superato supera l’88%: quasi 10 punti percentuali in più rispetto a chi ha scelto un percorso umanistico (78%) e 2 in più rispetto ai laureati nelle aree socio-economiche e giuridiche (86%). Questo non significa che le lauree umanistiche non avvantaggino nel trovare lavoro rispetto al diploma, ma che in Italia il mercato del lavoro assorbe con maggiore rapidità i profili tecnico-scientifici.

Il vantaggio della laurea risente anche del gap di genere. Le donne in Italia sono mediamente più istruite degli uomini (il 26% sono laureate rispetto al 19% degli uomini), eppure il tasso di occupazione femminile resta inferiore. La buona notizia che arriva dai dati è che il divario di genere si riduce con l’aumentare del titolo di studio: tra i laureati è molto più contenuto rispetto a chi ha solo il diploma o licenza media.

Anche se la laurea aumenta le probabilità di lavorare in tutta Italia, il territorio fa ancora la differenza. Nel Mezzogiorno, il 40% della popolazione di 25-64 anni ha un titolo secondario superiore e il 19% un titolo terziario (47% e 23% le rispettive quote nel Nord; 46% e 26% quelle del Centro). Questi dati ci dicono che il Sud parte da livelli più bassi, ma il vantaggio della laurea resta evidente ovunque. Tuttavia, la quantificazione del vantaggio cambia tra Nord (88%) e Mezzogiorno (77%). Tuttavia, anche se la distanza è ancora ampia, si sta riducendo: tra i 25-64enni nel 2018 la distanza era di 16 punti percentuali, mentre nel 2024 si è ridotta a 11 punti.

Secondo la classifica Censis 2025/2026, tra i mega atenei statali (oltre 40 mila iscritti), quello con il punteggio più alto per occupabilità è l’Università di Milano a parimerito con Pisa, seguono Padova, Firenze e Bologna: insomma, nella top cinque dell’occupabilità l’ateneo più a sud è ben al di sopra del Tevere, a conferma che il contesto economico e produttivo incide molto sulle opportunità. Questa tendenza si ritrova anche negli atenei medio-grandi e medi: le università del Centro-Nord dominano le classifiche di occupabilità sia tra i 20mila ed i 40mila studenti (dove in testa c’è l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, seguito da Milano Bicocca, Ferrara, Verona e Genova) sia tra 10mila e 20mila iscritti (il primo posto va all’Università Politecnica delle Marche, seguito da Brescia, Insubria, Bergamo e Piemonte Orientale).

La laurea non è quindi una garanzia assoluta di occupazione, ma i dati dimostrano che aumenta significativamente la probabilità di lavorare, riduce il rischio di disoccupazione, accelera l’ingresso nel mercato del lavoro e attenua (in parte) il divario di genere.

Fonti principali
Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views