
Che stiano rovistando in un bidone della spazzatura o che vestano i panni di Rocket in Guardiani della Galassia, i procioni (Procyon lotor) sono da sempre una presenza fissa nel folklore nordamericano. Dietro all'apparenza tanto buffa quanto opportunista, però, questi mammiferi nascondono abilità cognitive sorprendenti. Un recente studio pubblicato sulla rivista Animal Behaviour dai ricercatori della University of British Columbia ha dimostrato come i procioni non solo risolvano enigmi meccanici, ma siano in grado di valutare la difficoltà del compito e adattare di conseguenza la propria strategia, esattamente come faremmo noi umani di fronte a una scelta rischiosa.
Caratteristiche, habitat e carattere: chi è il procione
Il procione (Procyon lotor) è un mammifero onnivoro di medie dimensioni appartenente alla famiglia dei Procionidi, originaria del Nord America. Raggiunge un peso tra i 4 e i 10/12 kg e una lunghezza di 60-90 cm. È inconfondibile per la mascherina nera attorno agli occhi, che ricorda quella di un bandito, e per gli anelli neri sulla coda alternati al bianco. Il mantello è grigio con sfumature marroni, le orecchie arrotondate e coperte di pelo chiaro.

È un animale a vita prevalentemente notturna, che vive in nuclei familiari e sceglie come tana i buchi degli alberi o i tronchi cavi – e nelle aree urbane anche i sottotetti. La sua dieta è varia e comprende pesce e gamberi pescati direttamente nell'acqua, piccoli roditori, uova, frutta, vegetali, e gli avanzi che riesce a recuperare frugando nei bidoni della spazzatura. Questa adattabilità alimentare è uno dei segreti del suo successo ecologico. La caratteristica anatomica più rilevante sono le zampe anteriori, ricche di terminazioni nervose sensoriali, che usano per manipolare, ispezionare e aprire oggetti.
Arrivati in Europa a partire dalla prima metà del ‘900 tramite l'importazione per l'industria delle pellicce o rilasciati per arricchire la fauna locale da cacciare, i procioni si sono adattati bene al nuovo continente. In Germania, in particolare, la loro eccezionale proliferazione si è trasformata in un serio problema: oggi nel Paese si stimano oltre 2 milioni di esemplari.
In Italia, dove il procione è una specie invasiva inserita nell'elenco europeo delle specie di rilevanza per gli effetti negativi sull'ambiente e la biodiversità ai sensi del Regolamento 1143/2014, la presenza si concentra principalmente in Lombardia (lungo il fiume Adda) e nell'Appennino Tosco-Emiliano, compresi alcuni nuclei riproduttivi segnalati nelle Foreste Casentinesi. Fino al 2006, il procione era liberamente commerciabile in Italia come animale da compagnia o da pelliccia. Dopo il divieto, molti esemplari vennero abbandonati e, data la loro eccezionale capacità adattativa, si sono riprodotti in natura. Sono da considerarsi pericolosi? Non direttamente per l'uomo, a meno che non vengano messi alle strette, ma rappresentano una minaccia concreta per la biodiversità autoctona dato che predano invertebrati, anfibi, pesci, uova di uccelli e piccoli mammiferi e sono vettori di malattie come la rabbia e la leptospirosi.

Non solo astuti, abilità nel risolvere rompicapo
Diversi studi hanno documentato che i procioni sono capaci di aprire diversi tipi di chiavistelli e di generalizzare una tecnica appresa su un tipo di meccanismo a meccanismi diversi. Come riporta uno studio pubblicato su Animal Behaviour nel 2024, procioni testati in parchi naturali canadesi con puzzle box a più soluzioni hanno mostrato una flessibilità comportamentale notevole. Gli esemplari non hanno aperto i meccanismi sempre nella stessa sequenza, ma hanno variato l'approccio in modo individuale. Lo stesso studio ha evidenziato che i procioni con meno esperienza riuscivano a imparare grazie all'introduzione di meccanismi più semplici che funzionavano da "trampolino" per affrontare quelli più difficili.
Un altro studio del 2022, pubblicato sul Journal of Experimental Biology, ha messo alla prova questi animali con due pulsanti all'interno di una cabina, fornendo una ricompensa in cibo solo alla pressione di uno specifico interruttore. Quando i ricercatori hanno invertito a tradimento il tasto funzionante per testare la loro flessibilità cognitiva, i procioni hanno compreso il cambiamento, rivelando che gli esemplari con un temperamento più docile erano i più veloci ad adattarsi e a risolvere il rompicapo.
Intelligenza dei procioni: strategia e problem solving
Il nuovo studio di Hannah Griebling e Sarah Benson-Amram della University of British Columbia, pubblicato su Animal Behaviour nel febbraio 2026, ha portato nuove informazioni sull'apprendimento dei procioni. I ricercatori hanno costruito una puzzle box ad accesso multiplo con nove punti di ingresso, suddivisi in tre livelli di difficoltà (facile, medio e difficile), con meccanismi come chiavistelli, porte scorrevoli e manopole. In ogni sessione di 20 minuti, nella scatola era nascosto un solo marshmallow.
Ciò che ha sorpreso gli stessi ricercatori è stato che i procioni continuavano ad aprire nuovi meccanismi anche dopo aver già mangiato il marshmallow, senza ricevere nessun'altra ricompensa alimentare. Questo comportamento, che i ricercatori definiscono "information foraging", indica una motivazione intrinseca separata dalla fame per la quale i procioni esplorano per il piacere di esplorare, o forse, per acquisire conoscenza utile in futuro.
Tutto questo seguiva anche una strategia adattativa. Quando i meccanismi erano facili, i procioni esploravano liberamente, provando più aperture e variando l'ordine. All'aumentare della difficoltà, tendevano a convergere su una soluzione affidabile già nota, pur continuando a esplorare anche al livello più difficile.
Questi meccanismi cognitivi in un mammifero selvatico come il procione aprono domande su come e perché questa capacità si sia evoluta. Sebbene i procioni testati in questo specifico studio fossero in cattività, i ricercatori sottolineano che questi dati, uniti alle osservazioni di ricerche precedenti, fanno pensare che tali abilità siano valide in tutta la specie, compresi gli esemplari liberi in natura. La risposta più plausibile, secondo i ricercatori, sta nell'ambiente in cui vivono. Adattati a vivere in luoghi urbani, essere in grado di raggiungere luoghi e cibo inaccessibili ad altre specie rappresenta un vantaggio evolutivo non indifferente. Le città sembrano premiare la loro flessibilità cognitiva, il loro opportunismo e le loro abilità di problem-solving.