
Cosa hanno in comune la tavola periodica, la canzone Yesterday e il romanzo Frankenstein? Tutte queste opere, stando a quanto raccontato dai rispettivi autori, sarebbero nate grazie a intuizioni creative comparse in sogno. Ma i sogni possono davvero generare idee originali utili per uno scopo preciso o si tratta solo di un’affascinante suggestione? Un nuovo studio condotto dalla Northwestern University e pubblicato sulla rivista Neuroscience of Consciousness potrebbe aver trovato un modo per affrontare questa domanda. Utilizzando una tecnica chiamata TMR (Targeted Memory Reactivation), che consente di riattivare durante il sonno tracce di memoria apprese da svegli, i ricercatori hanno osservato che quando un rompicapo rimasto irrisolto durante la veglia veniva “richiamato” durante la fase REM (quella in cui avvengono i sogni), aumentava la probabilità che i partecipanti riuscissero a risolverlo al risveglio. Insomma, nonostante diversi limiti che gli stessi autori fanno notare, questo studio è un primo passo che potrebbe dimostrare che quando un problema ci tormenta, forse non c’è strategia migliore che… dormirci su!
Come si “entra in un sogno” in laboratorio: l'esperimento
Siamo onesti: uno degli aspetti che rende i sogni così affascinanti è la loro dimensione inaccessibile, su cui (salvo casi eccezionali) non possiamo avere alcun controllo. Eppure, i ricercatori statunitensi sembrano aver trovato uno stratagemma per “aprire una breccia” nel mondo onirico, usando una tecnica chiamata TMR (Targeted Memory Reactivation), che consente di riattivare in modo specifico una traccia di memoria formata durante la veglia, orientando parzialmente il contenuto dei sogni.
A tal fine, venti partecipanti invitati nei laboratori della Northwestern University sono stati messi alla prova con una serie di rompicapi di difficile soluzione (simili a quelli che vi proponiamo su Geopop), associando ciascun enigma all’ascolto di una specifica melodia. Una volta consolidata l’associazione, i partecipanti venivano invitati ad addormentarsi, mentre un polisonnigrafo (uno strumento che registra l’attività cerebrale e altri parametri fisiologici) monitorava costantemente lo stato del sonno.

CC BY–NC 4.0
Una volta entrati in fase REM (in cui l’attività cerebrale è più simile alla veglia e i sogni diventano più vividi e narrativi) i ricercatori applicavano la TMR riproducendo una delle melodie associate a un enigma rimasto irrisolto, con l’obiettivo di favorirne la comparsa nel sogno. Il risultato? Al risveglio, i partecipanti sottoposti a TMR riportavano con maggiore probabilità di aver sognato di lavorare su quel rompicapo e, la mattina successiva, mostravano una probabilità più alta di riuscire a risolverlo, spesso attraverso soluzioni nuove e creative.
Perché (nonostante i limiti) questo studio potrebbe essere importante
Per quanto interessante, questo studio presenta diversi limiti, come giustamente fanno notare gli stessi autori. Innanzitutto lo scarso numero di partecipanti: solo venti! Inoltre, la TMR è stata applicata solo alla fase REM: non si conosce quindi il contributo delle altre fasi del sonno a questa capacità di risolvere gli enigmi una volta risvegliati.
Quale sia il vero ruolo dei sogni è una domanda che la scienza si pone da sempre, trovando tuttavia solo risposte basate su ipotesi speculative, spesso prive di prove sperimentali solide e ripetibili. Nonostante le difficoltà metodologiche nello studio del mondo onirico, oggi molti studiosi dei sogni sostengono che i sogni, soprattutto quelli che si verificano durante la fase REM, potrebbero facilitare la comparsa di intuizioni creative. D’altronde, diversi studi hanno mostrato che durante la fase REM il cervello riorganizza i circuiti legati alla memoria, "smontando e ricomponendo" i nostri ricordi, aprendo la strada a nuove idee e associazioni inesplorabili durante la veglia, sotto il controllo cosciente.
Questo studio, pur con limiti evidenti, resta comunque il primo a fornire una possibile indicazione sperimentale che i sogni nella fase REM potrebbero effettivamente stimolare il pensiero creativo, spingendoci a esplorare ragionamenti e connessioni che nello stato cosciente ci sfuggono.