
Negli ultimi giorni è capitato di vedere sui social e sulle testate giornalistiche il video in cui un agente federale dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement), spara tre colpi diretti a Renée Nicole Good, cittadina americana incensurata, a Minneapolis (7 gennaio 2026).
Quello di Good non è un caso isolato, e nemmeno l'ultimo: proprio nell'ambito delle proteste sulla sua morte, nella stessa città un agente ha sparato a un'immigrato ferendolo gravemente.
Ma che cos'è esattamente quest'ICE, ora al centro di una nuova tempesta politica e mediatica?
Di cosa si occupa l’ICE e chi sono gli agenti
L'ICE è un'agenzia federale americana istituita nel lontano marzo 2003 come forza antiterrorismo dopo l'attacco alle Torri Gemelle, il cui budget si aggira intorno agli otto miliardi di dollari. L'agenzia conterebbe al suo interno almeno 21.800 persone, suddivise in due sezioni:
- l'Ero (Enforcement and Removal Operations, ossia "Operazioni di applicazione e rimozione"), che è la parte operativa, con gli agenti armati che si occupano di immigrazione, arresto, detenzione ed espulsione di immigrati privi di permesso di soggiorno e in attesa dell'espulsione.
- L'Hsi (Homeland Security Investigations, cioè "Indagini di sicurezza nazionale"), ossia la sezione investigativa che si occupa di traffico di droga, armi ed esseri umani, criminalità informatica, reati doganali, frodi finanziarie, contrabbando e terrorismo.
L'ICE è arrivata agli "onori" della cronaca soprattutto sotto la presidenza Trump a causa del livello di violenza di chi opera al suo interno: da quando il presidente è entrato in carica, l'ICE ha registrato più di 32.800 arresti solo nei primi 50 giorni di mandato (sotto Joe Biden, in un anno intero l'ICE aveva compiuto poco più di 33.000 arresti).
Le violenze commesse dagli agenti sono numerose, e le tattiche decisamente forti: includono raid all'alba, l'uso di agenti mascherati senza identificativi visibili e veicoli civili per arresti a sorpresa, senza contare l'uso della forza letale in situazioni non necessarie, contro cittadini inermi. Sotto l'amministrazione Trump l'agenzia ha esteso le operazioni a luoghi sensibili (scuole e ospedali), e impiegato tecnologie di riconoscimento facciale e droni per la sorveglianza urbana. Per tutte queste ragioni l'ICE ha iniziato ad essere chiamata dagli avversari del presidente americano la "Gestapo di Trump" (la Gestapo era la polizia segreta di Stato della Germania nazista), e molti utenti del web sono d'accordo, visti i metodi feroci.
Cosa sta succedendo a Minneapolis: la ricostruzione
La mattina dello scorso 7 gennaio 2026, in un quartiere residenziale di South Minneapolis alcuni agenti federali erano impegnati in un’operazione di enforcement, ossia un’azione operativa delle forze dell’ordine "per far rispettare una legge".
La vittima, Renée Nicole Good, aveva appena accompagnato a scuola il loro figlio e, secondo le ricostruzioni riportate, sarebbe scesa dal SUV per osservare quello che stava succedendo in strada, quando gli agenti dell'ICE l'hanno circondata. La donna è risalita sul proprio mezzo, probabilmente spaventata, cercando di andarsene. Un agente ha cercato di forzare la portiera, e così Good ha messo in moto il veicolo. Proprio in quegli istanti, la donna è stata colpita da tre colpi d'arma da fuoco sparati a bruciapelo da un altro agente.
Kristi Noem, segretaria del dipartimento per la sicurezza interna degli USA (che coordina anche l'ICE), ha affermato che la donna era "un pericolo per i suoi agenti" e che "era salita sull'auto per investire uno di loro". La versione, poi ripresa da Donald Trump e altri esponenti politici della destra statunitense, è stata prontamente smentita dai video girati dalle persone presenti in strada in quel momento che protestavano contro le operazioni dell'ICE. Le testimonianze circolate sul web attestano anche che gli agenti hanno impedito persino a un medico di prestare soccorso alla donna (non potendosi avvicinare, non potevano sapere che la donna era già morta).
Nei giorni successivi all'omicidio di Good – che è stato paragonato al noto omicidio di George Floyd perché, benché operato dalla polizia in quel caso, ancora una volta, ha reso Minneapolis il simbolo di una morte che riaccende lo scontro sull'abuso di potere – si è intensificato in molte città d'America il movimento "ICE Out For Good" (un gioco di parole che si può tradurre come "ICE addio per sempre"), con manifestazioni in tutti gli Stati Uniti che chiedono l'eliminazione di questa agenzia federale, spesso molto violenta nei modi.
Jacob Frey, sindaco di Minneapolis, ha condannato pubblicamente l’operazione, dicendo all'ICE di “andarsene” e accusando gli agenti federali di “creare caos”. I democratici del Congresso hanno chiesto indagini approfondite,
arrivando a minacciare di condizionare i fondi (o addirittura di bloccarli) al Department of Homeland Security dopo la sparatoria.
Il dibattito politico e sociale
La questione ha sollevato degli interrogativi urgenti: qual è il limite del potere federale, se esiste?
In teoria Washington può far applicare le leggi federali con i propri agenti, e gli Stati non possono “bloccarlo” direttamente, ma gli Stati possono rifiutare di collaborare, cioè non impiegare la polizia o lasciare strutture e risorse locali al servizio delle operazioni federali. Dopo l'accaduto sono ben presto emerse anche delle proposte legislative a livello statale pensate per limitare o condizionare come agiscono le agenzie federali (come ad esempio l’uso di agenti mascherati o interventi in luoghi sensibili).
Ma il caso di Good ha anche acceso i riflettori su che cosa stia diventando l’ICE, che agli occhi di molte persone non è più solo un’agenzia “tecnica” sull’immigrazione, ma un attore di sicurezza nazionale e ordine pubblico interno con un modo di fare sempre più spietato e militarizzato.
Il risultato? Un clima di crescente tensione soprattutto nelle periferie delle città, dove l’ICE viene percepita dai cittadini come un ente ogni giorno più paramilitare, e un'ondata di proteste da Washington a New York che non accennano a placarsi.