
Che il famoso blu egizio fosse un pigmento pregiato nell'antichità, è un fatto stabilito da tempo: questo vivido colore era comunemente associato a ricchezza, status sociale elevato e persino a attributi divini. Quanto prezioso, però, lo scopriamo solo adesso: dipingere una stanza in blu egizio costava tra il 50% e il 90% del salario di un legionario. A rivelare gli alti costi di questo pregiato pigmento è uno studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista npj Heritage Science, dentro il gruppo Nature: un gruppo di studiosi del MIT – Massachusetts Institute of Technology ha infatti analizzato, con la collaborazione del Parco Archeologico di Pompei e dell’Università degli Studi del Sannio, il pigmento blu che riveste le pareti del famoso “Sacrario Blu” della regio IX di Pompei stabilendo l'effettivo valore del colore utilizzato in relazione agli stipendi del tempo.
Cos'è il blu egizio
Questo pigmento, prodotto già tra il 3200 e il 3300 a.C. in Egitto come alternativa al più costoso lapislazzuli semiprezioso, si otteneva cuocendo insieme sabbia silicea, carbonato di calcio, minerali contenenti rame e fondente alcalino a circa 850-950 °C. Il prodotto finale era una pasta vetrosa intervallata da grani blu intenso di tetrasilicato di calcio e rame, che veniva trasportata in pellet e poi sbriciolata per farne pigmento.
Il blu egizio divenne presto il pigmento blu più utilizzato nell'antico Mediterraneo e nell'Asia Minore per oltre tre millenni, nonostante la relativa rarità dei pigmenti blu rispetto ad altri colori. Anche per questo quantificarne l'effettivo pregio non è cosa facile: ma quale luogo migliore per capirlo del "Sacrario Blu" di Pompei, cioè quel santuario che ne è completamento ricoperto?

Gli studi sul blu egizio a Pompei
Sono stati raccolti dei campioni dal Sacrario, in aggiunta a quelli della collezione ufficiale del Parco archeologico di Pompei (da precedenti scavi della Casa dei pittori al Lavoro), ed è stata fatta un'indagine chimica iniziale dei principali pigmenti presenti sulle pareti.
Utilizzando una combinazione di luminescenza indotta da luce visibile (luce bianca), SEM-EDS e spettroscopia Raman, gli studiosi sono stati in grado di mappare spazialmente la distribuzione su larga scala del colore nello spazio, identificando il metodo di applicazione e calcolando gli esatti quantitativi di colore impiegati nell’affresco. Stimando la quantità di colore si è potuto procedere alla stima dei costi dei pigmenti utilizzati per la decorazione.
La quantità è importante: sono stati applicati tra i 2,7 e i 4,9 kg di colore. Ma il costo?
Per stimarlo, gli scienziati hanno recuperato una fonte dell'epoca, un brano di Plinio che discute dei diversi tipi di pigmenti blu disponibili al tempo: armenium (armeno), indicum (indaco), caeruleum (ceruleo), lomentum (azzurro) e cylon (un altro nome del ceruleo di Pozzuoli). Per il caeruluem, il colore che interessa a noi, ci sono delle ulteriori distinzioni che fanno riferimento alla provenienza, dall'Egitto, da Pozzuoli o da Cipro e così via. Quello del Sacrario Blu, il Caeruleum Vestorianum, di provenienza egizia costava 11 denari per libbra (una libbra sono circa 453 grammi): per contestualizzare, l'ocra di qualità più elevata stava a 2 denari per libbra, l'orpimento fino a 4 denari per libbra, la crisocolla per 3-7 denari per libbra.
Per stimare l'investimento economico richiesto per la decorazione gli studiosi hanno moltiplicato gli 11 denari per libbra per il peso totale del pigmento tra 2767 e 4984 grammi: un costo che va dai 93 ai 168 denari.
Per capire quanti soldi siano, basta vedere quanto costava la vita quotidiana romana: una pagnotta durante il I e il II secolo d.C. costava circa 0,0625-0,125 denari (da 1/16 a 1/8 di denari), con un incremento in città fino a 0,125 denari. Anche guardando il prezzo cittadino più elevato, quindi, il costo del pigmento di questa stanza era equivalente a qualcosa come 744-1344 pagnotte.
E quanto prendeva un normale fante dell'esercito romano? Al momento dell'eruzione del Vesuvio, avrebbe ricevuto circa 187 denari all'anno: ecco che il costo del pigmento oscilla tra il 50% e il 90% del suo reddito annuo.

E pensate che questo è uno degli ambienti più piccoli dell'intera domus ed era usato come deposito prima dell'eruzione!
I proprietari di questa villa potevano quindi permettersi un investimento incredibile: un'agiatezza confermata anche dal tipo di decorazioni presenti sulle pareti della sala, che fanno riferimento a una vita agricola idealizzata e alla prosperità della terra. La spesa che queste famiglie potevano permettersi fa capire molto bene il distacco dell'aristocrazia dalle altre classi sociali.