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7 Marzo 2026
6:00

Il quadro “La visione di Zaccaria” è un Rembrandt autentico: la scoperta al Rijksmuseum dopo 65 anni

Dopo essere rimasto nascosto per 65 anni, i ricercatori del Rijksmuseum hanno scoperto che la Visione di Zaccaria nel Tempio (1633) è un autentico Rembrandt. L'analisi ha dimostrato che tutti i pigmenti utilizzati sono presenti anche in altri dipinti di Rembrandt dello stesso periodo.

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Il quadro “La visione di Zaccaria” è un Rembrandt autentico: la scoperta al Rijksmuseum dopo 65 anni
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Un nuovo quadro entra ufficialmente nella produzione di uno dei più importanti pittori della storia dell'arte. Parliamo del grande artista olandese Rembrandt Harmenszoon van Rijn, più comunemente noto come Rembrandt: i ricercatori del grande museo d'arte di Amsterdam, il Rijksmuseum, hanno scoperto dopo nuove analisi che la Visione di Zaccaria nel Tempio (1633) è davvero un'opera giovanile del pittore, dopo che dal 1960 era stata esclusa l'autenticità del dipinto.

La Visione di Zaccaria nel Tempio di Rembrandt

Il dipinto, ora esposto al museo, raffigura una scena biblica: vediamo il sommo sacerdote Zaccaria nel tempio con un'espressione incredula. Davanti a lui è appena suggerita la presenza dell'arcangelo Gabriele, che gli annuncia che lui e la moglie, nonostante l'età avanzata, avranno un figlio: Giovanni Battista.

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Dipinto intero della Visione di Zaccaria nel Tempio di Rembrandt, 1633

L'opera era stata potenzialmente ascrivibile a Rembrandt già nell'Ottocento, motivo per cui era stata esposta nella grande mostra di Rembrandt allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1898. Nel 1960, però, era stata esclusa l'ipotesi di autenticità.

L'anno seguente un collezionista privato comprò il dipinto, che così scomparve dalla circolazione. L'attuale proprietario, però, ha contattato il Rijksmuseum, consentendo una nuova analisi del dipinto.

La riscoperta di un'opera di Rembrandt

Il grande quadro del pittore, incisore e disegnatore olandese del Secolo d'oro è stato quindi sottoposto alle più recenti tecniche di ricerca, utilizzate anche per il restauro del celebre dipinto La Ronda di Notte.

Ma cosa è emerso da questa nuova indagine, durata due anni? L'analisi ha dimostrato che tutti i pigmenti utilizzati sono presenti anche in altri dipinti di Rembrandt dello stesso periodo. Anche la stesura degli strati pittorici e la tecnica di esecuzione sono coerenti con le sue opere giovanili.

Per analizzare i pigmenti sono state utilizzate tecniche avanzate a raggi X (MA-XRF), con le quali si è appurata la presenza degli stessi materiali usati da Rembrandt nelle sue altre opere, come il bianco di piombo, l'ocra, il nero d'osso e il giallo piombo-stagno. Sono state esaminate anche la firma e la data: l'iscrizione "Rembrandt f. 1633" presenta la stessa forma delle lettere e la stessa tecnica pittorica di altre opere riconosciute di questo periodo, e le ricerche microscopiche e a infrarossi mostrano che la firma è stata applicata su vernice fresca e parzialmente integrata nello sfondo, dimostrandone l'originalità.

Anche il supporto dell'opera è stato oggetto di studio: il dipinto è stato eseguito su due pannelli di quercia provenienti da alberi cresciuti nel sud-est della Lituania, una fonte di legno piuttosto comune nel XVII secolo. Anche le dimensioni e la costruzione corrispondono ai pannelli utilizzati frequentemente da Rembrandt, mentre la datazione basata sugli anelli degli alberi (detta dendrocronologia) conferma la plausibilità della data incisa, quel "1633".

Dal punto di vista autoriale, poi, sono state osservate le modifiche apportate durante il processo di verniciatura. Per esempio, il turibolo (detto anche incensiere, ossia il vaso dove viene bruciato l'incenso) posto sull'altare era originariamente più grande. Come ricordano dal Rijksmuseum, questo tipo di modifiche è proprio di un artista che perfeziona la propria opera, e non di un copista, che avrebbe semplicemente riprodotto il modello senza alterarlo.

È stata anche fatta un'analisi delle espressioni dei soggetti e dell'uso della luce all'interno dell'opera: c'è una forte somiglianza con il Geremia che lamenta la distruzione di Gerusalemme (1630). Anche la stesura del colore, comprese le piccole lumeggiature in giallo piombo e la pennellata sciolta sui tessuti, corrisponde alla maniera giovanile di Rembrandt.

E il tema? È uno dei pochi dipinti storici realizzati da Rembrandt in questo periodo. All'epoca, realizzava principalmente ritratti, che erano molto redditizi. A rivelarci un ultimo indizio è la scelta specifica del momento rappresentato, quello subito precedente alla rivelazione dell'identità di Gabriele. Una svolta drammatica, e un improvviso ribaltamento della situazione e dell'umore: la scelta di rappresentare questo momento era un espediente comune dei suoi tempi — noto come staetveranderinge — che Rembrandt utilizzò spesso nei suoi primi dipinti. Il risultato? Opere più toccanti e coinvolgenti.

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