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3 Aprile 2026
12:00

Il vulcano sottomarino Kikai, in Giappone, si ricarica dopo 7300 anni: il serbatoio si sta riempiendo di magma

I ricercatori hanno individuato una grande quantità di nuovo magma sotto la caldera del vulcano sottomarino Kikai, in Giappone. Questo vulcano può originare eruzioni violentissime, come quella di 7300 anni fa e comprendere i meccanismi con cui si ricarica di magma è indispensabile anche per migliorare le previsioni di possibili eruzioni future.

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Il vulcano sottomarino Kikai, in Giappone, si ricarica dopo 7300 anni: il serbatoio si sta riempiendo di magma
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Il vulcano sottomarino Kikai, in Giappone. Credit: Seama Nobukazu

Sotto la caldera del vulcano sottomarino Kikai, al largo del Giappone meridionale, la camera magmatica sta ricominciando a riempirsi, 7300 anni dopo quella che è stata l’eruzione più violenta degli ultimi 11.000 anni. A rilevare una grande quantità di magma sotto la caldera sono stati i ricercatori dell’Università di Kobe, in Giappone, che hanno pubblicato i risultati delle loro analisi in uno studio sulla rivista Communications Earth and Environment. L’obiettivo della ricerca è riuscire a comprendere meglio i meccanismi dell’accumulo di magma sotto le caldere di vaste dimensioni e di conseguenza a migliorare le previsioni di questo tipo di eruzioni.

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La caldera del vulcano Kikai e la sua collocazione geografica. Credit: Nature

La scoperta del magma sotto la caldera del vulcano Kikai

Situata a sud delle isole Ryukyu, in Giappone, la caldera del Kikai è in gran parte sommersa. Emerge dall’oceano soltanto parte del suo bordo, sotto forma di tre piccole isole. La caldera, che ha un diametro di ben 19 km, è il risultato di violente eruzioni che nel passato hanno svuotato la camera magmatica portando al collasso del vulcano. L’ultima grande eruzione, la più violenta dell’epoca geologica in cui viviamo, l’Olocene, è avvenuta 7300 anni fa ed è stata di VEI (Indice di Esplosività Vulcanica) pari a 7 (per confronto, l’eruzione del 2022 del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, nel Pacifico meridionale, ha raggiunto un VEI 6). Durante questo evento i flussi piroclastici hanno raggiunto una distanza di 100 km e i 150 km3 di cenere emessi sono ricaduti su tutto il Giappone. Il fatto che il vulcano si trovi sul fondale oceanico offre le condizioni ideali per indagare in modo esteso la struttura della crosta tramite indagini geofisiche. I ricercatori hanno così generato artificialmente onde sismiche, per poi intercettarle con una rete di sismometri posizionati sul fondale. Le indagini hanno rivelato la presenza di una vasta zona ricca di magma sotto il vulcano, in corrispondenza dello stesso serbatoio responsabile dell’ultima grande eruzione.

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L’andamento delle onde sismiche sotto la caldera. Credit: Nature

La cupola di lava del vulcano

In passato i ricercatori avevano scoperto che al centro della caldera si stava formando una cupola di lava. Analizzandone i materiali hanno rilevato che la loro composizione è diversa rispetto a quella dei prodotti espulsi durante l’eruzione di 7300 anni fa. Ciò significa che il magma attualmente presente nella camera magmatica sotto la cupola di lava è probabilmente recente. L’obiettivo è comprendere meglio il meccanismo con cui le camere magmatiche sotto le grandi caldere si riempiono nel tempo dopo le grandi eruzioni, le cui conoscenze sono ancora limitate. Riuscire a farlo è indispensabile per monitorare i fenomeni precursori di eventuali eruzioni. In questo modo in futuro si potrebbe addirittura riuscire a migliorare le previsioni relative a eruzioni di caldere come quelle di Yellowstone, negli Stati Uniti, o di Toba, in Indonesia.

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La ricostruzione dei meccanismi che hanno interessato la caldera dopo l’eruzione di 7300 anni fa. Credit: Nature
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