
Secondo gli ultimi dati ISTAT, l’uso del dialetto nel nostro Paese sta lentamente scomparendo. In quasi quarant’anni è infatti aumentato nei contesti relazionali l’uso dell’italiano e delle lingue straniere, mentre quello esclusivo o prevalente del dialetto in famiglia si è ridotto di oltre due terzi: siamo passati infatti dal 32% del 1988 al 9,6% del 2024 (anno su cui è basato lo studio).
Il cambiamento più significativo è avvenuto proprio negli ultimi 10 anni: se nel 2015 era il 40,6% delle persone (il campione considerato va dai 6 anni in su) a parlare solo o prevalentemente italiano in tutti i contesti relazionali (cioè in famiglia, con gli amici e con gli estranei), nel 2024 la percentuale sale a 48,4%, quasi una persona su due. Ci sono differenze nette tra i contesti relazionali di prossimità e quelli sociali più ampi: il 53,6% parla prevalentemente italiano in famiglia, il 58,7% con gli amici e l’82,6% con gli estranei. Ma vediamo i numero del dettaglio
L’avanzata dell’italiano sul dialetto
In circa trent’anni (tra il 1987/88 e il 2015) l’uso della lingua italiana nei contesti familiari e amicali è rimasto abbastanza stabile: è negli ultimi 10 anni che è cresciuto, a discapito del dialetto. Ecco che la quota di persone dai 6 anni in su che utilizzano principalmente l’italiano passa dal 45,9% nel 2015 al 53,6% nel 2024 nelle relazioni familiari e dal 49,6% al 58,7% in quelle amicali. E cogli estranei? Dal 2015, l’utilizzo è salito dal 79,5% all’82,6%.
Al contrario l’uso esclusivo o prevalente del dialetto, continua a ridursi, in linea con la tendenza degli ultimi decenni. Tra il 1988 e il 2024 la quota di persone di 6 anni e più che lo utilizzano in famiglia si è ridotta dal 32% al 9,6%. Una dinamica analoga si riscontra nel contesto amicale (dal 26,6% all’8%) e nella comunicazione con gli estranei (dal 13,9% al 2,6%). Nell’ultimo decennio si riscontra, inoltre, una calo anche dell’uso misto di italiano e dialetto nei contesti relazionali più intimi (familiare e amicale): questo mostra che l’italiano si sta consolidando come lingua di riferimento quotidiano.

Dove scompare e dove sopravvive il dialetto
Il dialetto è sempre meno diffuso, ma ancora resiste: infatti oltre 4 persone su 10 (42%) lo utilizzano ancora in almeno un ambito relazionale, in forma esclusiva o in forma alternata all’italiano. Questo succede all’interno delle relazioni più strette come quelle familiari (38%) e quelle tra amici (35,5%).
Con gli estranei, invece, il dialetto viene utilizzato solo dal 13% delle persone. In particolare, solo una persona su 10 (11,2%) usa il dialetto in esclusiva o in prevalenza in almeno un ambito relazionale (il 9,6% in famiglia, l’8% con gli amici e il 2,6% con gli estranei), mentre solo nel 2,3% dei casi, cioè pochissimo, si parla in tutti e tre questi ambiti.
L’uso del dialetto dipende molto dall’età: se tra i più giovani (tra i 6 e i 24 anni) la quota di persone che si esprime principalmente in italiano è di 67,3%. scende al 45,8% tra gli over 65 e, nello stesso modo, l’uso quasi esclusivo del dialetto passa dal 2,7% dei più giovani (6-24 anni) al 19% delle persone over 65. Tra i più giovani, usano il dialetto coloro che sono stati abituati in famiglia: se entrambi i genitori in casa parlano italiano, infatti, la quasi totalità (95,9%) dei bambini e dei giovani fa lo stesso. Se invece entrambi i genitori usano il dialetto, sia in modo esclusivo, sia in modo alternato all’italiano, così fa il 60,8% dei figli. E per i giovani i cui genitori parlano prevalentemente in italiano, l’uso del dialetto scende al 3,5%!

L’uso del dialetto dipende anche dal genere e da fattori socioeconomici
Ci sono differenze che dipendono dal genere, e anche da fattori socioeconomici. Per quanto riguarda il genere, le donne tendono a esprimersi più spesso in italiano, sia in famiglia (55,3%) che con gli amici (62,6%). Negli uomini invece la percentuale è di 51,9% in famiglia e di 54,7% con gli amici.
Tra le persone dai 25 anni in su, l’uso prevalente del dialetto è più diffuso tra chi possiede un titolo di studio basso: per esempio, lo usa in via quasi esclusiva il 20% di coloro che ha licenza media o un titolo inferiore in contesto familiare, e il 16,8% in contesto amicale. Nei laureati la percentuale di utilizzo del dialetto in via quasi esclusiva scende a 2,7% in famiglia e al 2% con gli amici. Tra gli over 65 con un basso livello di istruzione, l’uso del dialetto è molto esteso: il 26,1% parla prevalentemente dialetto in famiglia, il 21,9% con gli amici e il 9,6% con gli estranei.
Un altro fattore che determina le scelte linguistiche è anche la condizione lavorativa. Gli studenti (65,3%) e gli occupati (55,8%,) sono più inclini a utilizzare l’italiano. In maniera speculare, usano meno il dialetto: solo il 3,2% degli studenti lo usa, e il 6,4% degli occupati. Tra questi ultimi, c’è una differenza che dipende dal ruolo: il 67,9% di dirigenti, imprenditori e liberi professionisti parla prevalentemente italiano in famiglia, mentre la percentuale scende al 43% per gli operai.

Il dettaglio delle regioni italiane
L’italiano come lingua prevalente in tutti i contesti relazionali viene impiegato soprattutto nella zona del Nord-ovest e del Centro, rispetto a Sud e Isole. Negli ultimi 10 anni, come abbiamo detto, l’uso prevalente dell’italiano in famiglia, rispetto al dialetto, è cresciuto: gli aumenti più consistenti sono stati rilevati nel Sud (+11,8%) e in particolare in Basilicata (+14,9%) e Campania (+14%). L’uso esclusivo del dialetto, invece, è diminuito ovunque.
In particolare, in ambito familiare, parla quasi esclusivamente italiano il 68,8% delle persone residenti nel Nord-ovest e il 64,8% di quelle del Centro, mentre le percentuali scendono al 39,1% nel Sud e al 39,9% nelle Isole. Le regione in cui si parla di più l’italiano rispetto al dialetto sono in particolare la Toscana (75,6%) e la Liguria (75,5%). Quelle in cui invece di parla meno sono la Calabria (31,1%) e il Trentino-Alto Adige (31,5%). Nei rapporti con gli estranei ci sono differenze ancora più marcate: l’italiano viene usato dal 0691,1% delle persone che abitano nel Nord-ovest e dall’l’87,4% di coloro che vivono nel Centro, mentre non raggiunge il 79% nelle altre aree del Paese.
Nel Mezzogiorno (escludendo solo Sardegna e Abruzzo) oltre la metà della popolazione dai 6 anni in su, usa il dialetto in famiglia – in forma esclusiva o alternata all’italiano – contro quote molto più basse nel Nord-ovest (22,2%) e nel Centro (26%). A parlarlo di più sono le persone residenti in Calabria (64%), Sicilia (61,5%) e Campania (61%). Nel Centro, solo nelle Marche si usa il dialetto in misura superiore alla media nazionale (49,9% contro 38%), mentre nel Nord-est cresce la percentuale nella provincia di Trento (54,5%) e nel Veneto (55,3%).