
Negli ultimi giorni l’Iran è tornato al centro dell’attenzione internazionale per l’ondata di proteste esplose da fine dicembre e per la forte repressione del regime (blackout di Internet, almeno 10.000 arresti e più di 600 vittime e diversi feriti). Nel mezzo del tumulto, Donald Trump non ha perso l'occasione di far sapere che l’opzione militare da parte degli Stati Uniti resta possibile, e ha annunciato che chi commercerà con l'Iran subirà dazi del 25%. Il fatto che le ambasciate estere presenti in Iran stiano invitando i loro cittadini a lasciare il Paese, inoltre, non sembra essere un buon segno. Ma quanto è probabile che gli Stati Uniti attacchino l'Iran, visto che l'attenzione dell'amministrazione americana è molto impegnata nel continente americano tra Venezuela, Cuba e Groenlandia?
La Groenlandia è il tema più caldo per l'amministrazione Trump, che desidera acquistarla per una questione di "sicurezza nazionale e posizione strategica nel contesto Russia-Cina", anche se il vero obiettivo sarebbe accaparrarsi questo territorio per la sua posizione strategica per il controllo della Rotta Artica e per le terre rare di cui è ricca. Negli ultimi giorni l'amministrazione americana ha persino proposto di pagare dai 10 ai 100 mila dollari ad abitante pur di comprare la terra artica. Il governo groenlandese, però, ha ribadito nelle scorse ore che non accetterà in alcun modo di passare sotto il controllo USA, e che l'isola resta con il Regno di Danimarca.
Diverso il discorso per il Venezuela: dopo l’operazione statunitense dello scorso 3 gennaio che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, l’amministrazione Trump ha consolidato il suo controllo su Caracas, e affermato il dominio americano sul petrolio venezuelano.
Dopo l'incursione militare in Venezuela, Trump ha poi intensificato anche la sua retorica contro Cuba, togliendo il petrolio venezuelano all'isola e chiedendo al governo dell’Avana "un accordo" con la Casa Bianca “prima che sia troppo tardi”, implicando che Cuba potrebbe essere la prossima vittima della politica neo-imperialista statunitense.
Con l'amministrazione Trump concentrata su questi tre fronti, un’escalation su Teheran sembra improbabile, al momento: avrebbe costi e rischi troppo alti anche per gli USA. Tuttavia, secondo alcune agenzie di stampa sembrerebbe che il Pentagono abbia già presentato a Trump una serie di opzioni di attacco verso l'Iran, con i siti missilistici e il programma nucleare iraniano (già danneggiato durante la guerra dei 12 giorni dello scorso giugno 2025) ancora una volta al centro dei piani. Il quotidiano si affretta comunque a dire che è molto più probabile che Washington – che secondo Reuters potrebbe incontrare presto i funzionari iraniani e che sono in corso contatti anche con l’opposizione – probabilmente opterà per un attacco informatico o contro l'apparato di sicurezza iraniano interno, che sta causando diversi morti e feriti in tutto l'Iran, evitando in ogni modo di impiegare forza e risorse sul campo.