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7 Aprile 2026
7:00

La biochimica della sconfitta: cos’è la “crisi di fame” che ha colpito anche Pogacar

Nel ciclismo, la “crisi di fame” non è un semplice calo di energia ma un vero collasso fisiologico che avviene quando muscoli e cervello non ricevono più carburante. Il risultato è un crollo improvviso della prestazione, da cui non sono esenti nemmeno i grandi campioni, come Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel.

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La biochimica della sconfitta: cos’è la “crisi di fame” che ha colpito anche Pogacar
Con il contributo di Riccardo De Marco
Chimico e divulgatore scientifico
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Nel ciclismo esiste un momento preciso in cui la prestazione non dipende più dalla tattica, né dalla forza di volontà, ma esclusivamente dalla biochimica. È il momento della cosiddetta “crisi di fame”, cioè quando il corpo, letteralmente, esaurisce anche l’ultima goccia di carburante disponibile per sostenere lo sforzo. Si tratta di un evento fisiologico ben definito, che coinvolge metabolismo energetico, sistema nervoso e regolazione ormonale. Oggi, grazie ai nutrizionisti e all'alimentazione ferrea, le squadre cercano di prevenire queste crisi. Eppure, in uno sport di resistenza estrema come il ciclismo, il confine tra la vittoria e il collasso fisico resta sottilissimo, al punto che persino fuoriclasse del calibro di Tadej Pogacar o Mathieu Van Der Poel ne sono stati vittime in passato.

Il carburante del nostro corpo: il glicogeno

Il glucosio che alimenta il nostro organismo deriva principalmente dai carboidrati assunti con la dieta. Poiché solo una minima parte circola liberamente nel sangue, l'eccesso viene "compattato" e immagazzinato sotto forma di glicogeno, una preziosa riserva energetica custodita nel fegato e nei muscoli (circa due terzi). Quando un ciclista pedala a ritmi elevati, il suo organismo per mantenere le regolari funzioni del utilizza principalmente il glicogeno, il carburante più rapido da convertire in energia ed è indispensabile per sostenere sforzi di lunga durata, come quelli di una gara ciclistica.

Un atleta allenato può accumulare circa 400-600 grammi di glicogeno totale, pari a circa 1600-2400 kcal realmente utilizzabili. Il problema è che, in una gara di alto livello, il consumo energetico può superare facilmente le 800-1000 kcal all’ora e di conseguenza, senza un apporto costante di carboidrati, le riserve si esaurirebbero in appena due o tre ore di sforzo intenso.

A quel punto, il corpo reagisce con una sequenza di eventi critici, il cui più evidente è un crollo immediato della potenza disponibile dei muscoli. La mancanza di glicogeno riduce drasticamente la capacità di produrre ATP attraverso la glicolisi, l'organismo di conseguenza viene costretto a ricavare energia dall’ossidazione dei grassi, un processo molto più lento e che richiede più ossigeno a parità di energia prodotta. Il ciclista percepisce una sensazione di "gambe vuote", perché le fibre muscolari non riescono più a contrarsi con efficacia. Inoltre, il livello di glucosio nel sangue crolla, colpendo l'organo che ne necessita maggiormente: il cervello.

Il cervello infatti utilizza quasi esclusivamente glucosio e non possiede riserve. Quando la glicemia scende sotto una soglia critica, si verifica la neuroglicopenia, con sintomi pericolosi come la perdita di coordinazione motoria e il rallentamento dei riflessi. È questo il motivo per cui alcuni corridori iniziano a zigzagare sulla strada o non riescono più a mantenere una traiettoria pulita. Non è solo stanchezza muscolare: è il nostro corpo che prova a difendere se stesso entrando in una modalità estrema di risparmio energetico.

La tecnologia contro la crisi

La crisi di fame al giorno d’oggi è più rara rispetto al passato grazie, anche, a una pianificazione maniacale da parte di atleti e staff. I ciclisti seguono protocolli di alimentazione ferrei, molti attaccano sul manubrio o sul tubo orizzontale della bici degli appunti su cui è scritto esattamente come nutrirsi (gel, barrette, borracce) e a quale chilometro farlo, in modo da assicurarsi di avere sempre carburante in corpo. Inoltre, i direttori sportivi ricordano costantemente via radio ai propri atleti di bere e mangiare, basandosi sui dati di consumo energetico stimati in tempo reale dai misuratori di potenza montati sui pedali di ogni bicicletta.

Nemmeno i grandi campioni ne sono immuni

Nonostante i progressi della scienza e della medicina sportiva, la crisi di fame resta un incubo anche per i grandi campioni del ciclismo. Ne sanno qualcosa Tadej Pogacar e Mathieu Van Der Poel, i due corridori più vincenti degli ultimi anni. Durante il Tour de France 2023, sulla salita del Col de la Loze, il fuoriclasse sloveno ha vissuto una delle giornate peggiori della sua carriera, con quel «I'm gone I'm dead» urlato in radio che resterà a lungo nei ricordi degli appassionati. Pogacar in quella tappa perderà 6 minuti dal suo principale avversario per la vittoria del Tour, Jonas Vingegaard, apparendo totalmente svuotato di energie, a causa probabilmente di un blocco digestivo che non gli ha permesso di assimilare correttamente le migliaia di calorie necessarie per dare il giusto apporto energetico ai propri muscoli.

Van Der Poel si ricorderà a lungo quella giornata fredda e piovosa del 2019, durante il Mondiale nello Yorkshire. Non tra i favoriti, lancia l’attacco decisivo a poco più di 30km dal traguardo, riuscendo ad avvantaggiarsi con un gruppo ristretto di atleti, per poi “spegnersi” di colpo a poco più di 10km dall’arrivo. Una crisi causata probabilmente dal freddo, che ha accelerato il consumo energetico e ha esaurito in anticipo le riserve disponibili nelle gambe dell’olandese, che perderà oltre 10 minuti dai migliori in una manciata di chilometri.

Fonti
British Journal of Sports Medicine McGill University
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