crisi container

A causa della pandemia di Covid-19, il commercio marittimo ha subito notevoli restrizioni che hanno reso più difficoltosi i collegamenti tra i vari Paesi del mondo. Questo ha danneggiato economicamente le compagnie del settore e, alla fine, anche noi consumatori, visto il conseguente aumento dei prezzi dei prodotti. La cosiddetta "crisi dei container", d'altro canto, ha anche dei riflessi geopolitici. In questo articolo vi spieghiamo in sintesi cosa si intende per crisi dei container, cosa l'ha provocata e quali conseguenze sta avendo.

L'importanza dei container

Partiamo da un dato di fatto: circa il 90% degli scambi commerciali avviene via mare. Vivendo nell’epoca di internet e delle comunicazioni aeree, questo potrebbe sembrarci strano, ma il commercio tra Paesi funziona ancora così: le merci viaggiano per mare, in parte stipate in enormi contenitori di dimensioni standard: i container, appunto. Per fare un esempio: il 12% delle merci mondiali viaggia solo nei container che passano per il Canale di Suez!

Ovviamente le navi vengono riempite di container ma, dato che sono enormi, è necessario un grande lavoro umano sia per caricare le merci dentro i container sia per spostare questi ultimi sulle navi attraverso l’uso di macchinari e gru. Insomma: senza i container e senza qualcuno che li carica non esisterebbe il mondo globalizzato che conosciamo.

Nave container crisi

Perché c’è la crisi dei container

La crisi dei container si è innescata a causa del Covid-19. La pandemia, infatti, ha determinato numerosi blocchi alla circolazione delle persone e delle merci e maggiori controlli alle frontiere, rallentando nel complesso il commercio mondiale. Il fatto che i prodotti abbiano iniziato a circolare più lentamente ha fatto lievitare del 500% i costi di affitto dei container (che devono essere affittati per più tempo) e ha rallentato i processi di consegna. Inoltre, a causa della crisi economica più generale scatenata dalla pandemia e delle norme anticontagio, le compagnie hanno ridotto il numero di lavoratori attivi presso i porti commerciali, che ha ulteriormente rallentato il processo di stoccaggio e di spedizione della merce. Insomma: il costo della tratta Shangai-Genova è passato 1680 a 2740 dollari, mentre far arrivare un container da Rotterdam alla Cina costa più di 10.000 dollari. Ma l'aumento più forte lo si incontra nella tratta Los Angeles-Shangai: prima della pandemia, il prezzo di trasporto era di 2500 dollari, mentre ora supera i 15-000$, con effetti devastanti.

La crisi dei container, infatti, impatta su tutta la catena del valore: se i tempi di consegna si allungano e il costo di trasporto della merce aumenta, la merce costerà di più. Il quadro è grave perché l’aumento dei prezzi dovuto alla crisi dei container avviene in una fase di inflazione più generale, dovuta anche ad altri fattori. In buona sostanza, i prezzi crescono e i soldi che possediamo valgono sempre di meno (hanno cioè un potere di acquisto più basso).

Inflazione e crisi dei trasporti

La crisi della globalizzazione

Fenomeni del genere creano sempre reazioni geopolitiche. Gli USA basano la loro supremazia sul controllo del mare e sulla tenuta delle rotte commerciali. Quella che chiamiamo “globalizzazione”, cioè l'integrazione economica dei mercati dei Paesi di tutto il mondo, è proprio permessa dal presidio americano sulle rotte marittime. È anche grazie a questo dominio che gli Stati Uniti riescono a mantenere vive le loro alleanze, perché è grazie alla loro supervisione che i prodotti arrivano sui mercati – ad esempio – europei.

Il Covid-19 e la conseguente crisi dei container (per non parlare della successiva e attuale Guerra in Ucraina) hanno portato alcune potenze – in particolare Russia e Cina – a parlare di “deglobalizzazione”. Secondo loro, infatti, siamo all'alba della fine della supremazia americana sul mondo e quindi della globalizzazione, per come la intendiamo.

crisi economica guerra ucraina

Del resto, la Guerra d’Ucraina è stata innescata dai russi anche con la finalità di ridurre o distruggere l'influenza americana nel mondo, modificando gli equilibri mondiali. Si tratta dello stesso proposito in base a cui la Cina sta promuovendo le cosiddette nuove vie della seta (Belt and Road InitiativeOne Belt One Road), una rete di vie commerciali e finanziarie che, a partire dalla Cina, ambiscono a estendersi nel resto dell'Asia fino a raggiungere l'Europa e l'Africa, dando vita a un nuovo tipo di globalizzazione.

Insomma, anche dietro un evento neutro e casuale – dovuto alla pandemia – come la crisi dei container, possiamo vedere che gli interessi delle varie potenze in ballo sono enormi e che ognuna cerca di usarla come arma geopolitica.

Geopolitica crisi container
Articolo a cura di
Giuseppe De Ruvo