
Qual è la qualità dell'aria che respiriamo in Italia? Se lo chiede ogni anno Legambiente, stilando il rapporto Mal'Aria di città 2026. Secondo il report di quest'anno, in cima alla classifica delle città maggiormente inquinate abbiamo Palermo, seguita da Milano, Napoli e Ragusa. I dati del 2025 sono comunque rassicuranti, con il rapporto di Legambiente che mostra un miglioramento generale della qualità dell'aria italiana. Tuttavia, preoccupano le proiezioni del 2030: molte città italiane sono ancora sopra lo standard stabilito dall'Unione Europea.
Ma come viene stabilita questa classifica? Lo vediamo in questo articolo.
Palermo, Milano e Napoli: la classifica secondo Legambiente
Ogni anno Legambiente ci racconta come siamo messi nelle principali città per quanto riguarda la qualità dell'aria nel suo report Mal'Aria di città. Le informazioni riportate nel report provengono direttamente dai dati raccolti nelle diverse regioni italiane dall'ARPA, cioè l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente.
Come ogni anno, viene stilata una classifica delle "città più inquinate". Prima di vederla, vediamo cosa significa. I tre parametri che vengono principalmente controllati sono la concentrazione nell'aria di Azoto, PM10 e PM2.5. Quando si parla di PM, si sta parlando di particolato, cioè polvere fina con diametro pari o inferiore a 10 µm (micro, cioè 10-6 m) nel caso del PM10, con diametro inferiore a 2,5 µm nel caso del PM2.5.
Secondo le normative attualmente vigenti, il limite giornaliero da rispettare in città è non superare i 35 giorni in un anno con livelli di PM10 superiore a 50 microgrammi per metro cubo (per il PM2,5 invece non è previsto un limite giornaliero), mentre per quanto riguarda il limite annuale si parla di una media di 40 microgrammi per metro cubo per il PM10, di 25 microgrammi per metro cubo per il PM2,5.
La classifica stilata da Legambiente nel suo report annuale si basa proprio su questo, cioè sulla quantità di giorni in cui vengono superati i limiti giornalieri di PM10. La prima cosa da dire è che i dati sono in miglioramento: nel 2025 sono stati "solo" 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite di 35 giorni, mentre nel 2024 erano 24, 28 nel 2023 e 29 ne 2022.
Vediamo quindi quali sono le 13 città ad aver superato il limite giornaliero di PM10 per più di 35 giorni:
- al primo posto c'è Palermo con 89 giorni
- al secondo si trova Milano con 66 giorni
- sul terzo gradino del podio abbiamo Napoli con 54 giorni
seguono nella classifica Ragusa (61 giorni), Frosinone (55 giorni), Lodi e Monza (48 giorni), Cremona e Verona (44 giorni), Modena (40 giorni), Torino (39 giorni), Rovigo (37 giorni) e Venezia (36 giorni).
Oltre alla diminuzione del numero di città che hanno superato il limite giornaliero, un altro dato positivo è che nessun capoluogo ha superato i limiti annuali di PM10, PM2.5 e Azoto.
Limiti per il 2030 saranno superati da molte città italiane: un dato preoccupante
Nonostante questi segnali positivi, però, rimane una grande preoccupazione per l'Italia. Il nostro paese è infatti uno dei territori più colpiti dall'inquinamento in Europa, e anche se i dati riguardanti l'inquinamento indicano un trend positivo per la nostra salute, le proiezioni non sono così rassicuranti.
Secondo gli standard stabiliti dall'Unione Europea per il 2030, infatti, il limite giornaliero da rispettare per le PM10 scende a 20 microgrammi al metro cubo e per le PM2.5 a 20 microgrammi per metro cubo. Secondo le proiezioni basate sui dati degli ultimi 15 anni, 33 città italiane potrebbero non raggiungere l'obiettivo. Parlando di percentuali, il 53% dei capoluoghi italiani sembrerebbe non arrivare nel 2030 a rispettare il limite di PM10, la percentuale sale a 73% per quanto riguarda i limiti sul PM2.5, mentre il 38% quello riguardante il valore di Azoto. Insomma, nonostante i miglioramenti, il dato che preoccupa è la lentezza con cui le città italiane stanno riducendo i propri valori di inquinamento di anno in anno.
Per risolvere questo problema, il Piano d'Azione per il Miglioramento della Quantità dell'Aria 2025-2027 prevede regole più stringenti per quanto riguarda gli apparecchi di riscaldamento e l'utilizzo di biocombustibili fossili, oltre a maggiori controlli e sanzioni e una maggiore sensibilizzazione dei cittadini. Secondo Legambiente, però, risulta preoccupante l'azione del Governo attuale, che ha ridotto le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria.